Sepsi: conoscere i sintomi per una diagnosi precoce

Incontro al CCO di Fiume dedicato a questa sindrome clinica che colpisce ogni anno circa 50 milioni di persone

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Sepsi: conoscere i sintomi per una diagnosi precoce

FIUME

Ogni anno nel mondo circa 50 milioni di persone si ammalano di sepsi. Di questi 11 milioni muoiono. I numeri sono particolarmente severi anche in Croazia e ciò che è ancora più preoccupante, sono in aumento. “Negli ultimi dieci anni i casi in Croazia sono aumentati più velocemente rispetto che in altri Paesi simili al nostro. Abbiamo superato l’incidenza di 214 casi ogni 100mila abitanti e questo costituisce un grande problema”, ha spigato Tereza Šarić, dottoressa alla Promeritus, che si è rivolta al pubblico in occasione dell’evento SOS Sepsi, organizzato dall’Associazione dei datori di lavoro nella sanità in occasione della Giornata mondiale della sepsi.
Stando agli ultimi dati disponibili, riferiti al 2023, i casi di sepsi costituivano il 2 per cento di tutti i ricoveri ospedalieri in Croazia, questo senza contare i casi in cui la malattia è stata contratta in ospedale. “Si tratta di un problema molto grande sia per la salute delle persone che per i costi ospedalieri, in quanto la degenza è lunga e le terapie sono costose. Si stima che nel 2024 il costo totale per la cura dei casi di sepsi si aggiri attorno ai 17 milioni di euro. Una cifra che, se si riuscisse a ridurre l’incidenza di sepsi, potrebbe venir investita in altre attività mediche”, ha specificato Tereza Šarić.

Tereza Šarić

Prevenzione
L’incontro svoltosi al Centro clinico ospedaliero di Fiume ha visto un importante intervento del direttore della struttura, Alen Ružić, il quale ha spiegato come il 42 per cento dei casi totali in Croazia si verifichi in bambini di età inferiore ai cinque anni, mentre la quasi totalità degli altri casi si verifichi in soggetti anziani o già fortemente debilitati da altre malattie.
“A livello ospedaliero è importantissimo avere personale preparato e rispettare tutte le procedure. Il nuovo Ospedale per la mamma e il bambino aiuta molto in questo ambito e anche i nostri costanti investimenti nel cercare personale giovane e preparato, come pure i corsi di aggiornamento a cui partecipiamo costantemente. Anche grazie a questo lavoro la Regione litoraneo-montana ha dei numeri migliori rispetto al resto della Croazia. Per quel che riguarda i casi sviluppati fuori dal contesto ospedaliero, che sono comunque la stragrande maggioranza, bisogna invece lavorare sia sulla prevenzione che sulla diagnosi precoce. È importante lavorare in collaborazione con i media per sensibilizzare la popolazione, per insegnare a tutti a riconoscere i primi sintomi, affinché ci sia un ricovero immediato riducendo così l’invasività della terapia e i tempi di degenza”, ha spiegato Ružić.

Il direttore del CCO di Fiume Alen Ružić

La malattia
Ma in sostanza, cos’è la sepsi? Si tratta di una sindrome clinica molto seria che si verifica quando l’organismo reagisce in modo estremo a un’infezione. In pratica non è l’infezione in sé, ma la risposta disordinata del sistema immunitario che scatena una cascata infiammatoria capace di danneggiare organi e tessuti. Di solito comincia con un’infezione localizzata, ad esempio polmonite, infezione urinaria o cutanea, che poi sfugge al controllo. I segni iniziali possono sembrare generici: febbre, respiro accelerato, battito cardiaco elevato, stato confusionale o stanchezza estrema. Se non viene trattata in tempo, può evolvere in shock settico, cioè un crollo della pressione sanguigna con insufficienza multiorgano.
Stando alle parole di Višnja Ivančan, presidente dell’Associazione croata per l’anestesia, la rianimazione e la terapia intensiva, ci sono poi anche tutta una serie di problemi dovute alle conseguenze dell’infezione, che possono lasciare danni a medio e lungo termine nell’organismo, andando ad abbassare ulteriormente la qualità della vita delle persone colpite, la cui salute era già compromessa.

Višnja Ivančan

Il registro
Come si fa allora a migliorare la situazione? Tereza Šarić sostiene che il primo passo sia quello di creare un registro croato della sepsi, che permetta di avere dati affidabile sulla malattia. Si tratta di una banca dati strutturata in cui vengono raccolte in modo sistematico tutte le informazioni relative ai pazienti con sepsi.
“L’idea nasce dal fatto che la sepsi è una condizione complessa e spesso sottostimata: senza dati precisi non si riesce a capire davvero quante persone colpisce, come viene trattata e quali risultati danno le terapie. Con un registro, invece, ogni caso viene documentato con dati clinici, parametri diagnostici, tempi di somministrazione degli antibiotici, terapie di supporto, esiti finali. I registri hanno tre funzioni principali. La prima è epidemiologica, cioè stimare quanti casi ci sono, in quali reparti, con quali caratteristiche. La seconda è di qualità e sicurezza, perché consentono di monitorare se i protocolli vengono applicati in modo corretto e tempestivo, ad esempio verificando entro quanto tempo vengono iniziati gli antibiotici o i fluidi. La terza è di ricerca, perché grazie ai dati raccolti si possono individuare fattori di rischio, differenze regionali, efficacia delle terapie e sviluppare nuove strategie di cura”, ha affermato Tereza Šarić.
Dopodiché si torna alle basi, come spiegato da Ružić, con i nuovi dati che permetteranno protocolli più dettagliati, procedure più sicure, e un maggior coinvolgimento della popolazione generale per cercare tutti assieme di aiutare i più deboli.

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