Il possibile stop alla crescita degli stipendi nel settore pubblico croato accende il confronto tra governo e sindacati. A lanciare l’allarme è Željko Stipić, leader del Sindicato scolastico “Preporod”, secondo cui le misure annunciate dall’esecutivo rischiano di tradursi in una significativa perdita di potere d’acquisto per insegnanti, infermieri, assistenti sociali e altri dipendenti pubblici.
Intervenendo alla trasmissione “Studio 4” dell Hrt, Stipić ha affermato di non essere sorpreso dalla prospettiva di un congelamento salariale, sostenendo che da almeno due anni il governo affronta il tema delle retribuzioni nel settore pubblico attraverso decisioni unilaterali, senza un reale confronto con le organizzazioni sindacali.
“Era solo questione di tempo”
Secondo il sindacalista, negli ultimi mesi si è progressivamente affermata nell’opinione pubblica l’idea che gli aumenti salariali nel settore pubblico siano una delle cause dell’inflazione. “Era solo una questione di tempo prima che si arrivasse a questo punto”, ha dichiarato, criticando quella che considera una narrazione fuorviante nei confronti di categorie come insegnanti, operatori sanitari e lavoratori dei servizi sociali.
Stipić respinge inoltre la definizione di “congelamento degli stipendi”, sostenendo che in realtà si tratti di una riduzione del valore reale delle retribuzioni. “Quest’anno il governo prevede un aumento salariale pari a circa l’1% su base annua. Se l’inflazione si attesta intorno al 6%, significa che il valore reale dei nostri stipendi diminuisce del 5%”, ha spiegato.
Il potere d’acquisto degli insegnanti
Il leader di Preporod riconosce che nel 2023 gli stipendi del personale scolastico siano aumentati in media del 15%, ma ritiene che gran parte di quel beneficio sia stato progressivamente eroso dall’aumento del costo della vita. Secondo Stipić, la situazione economica delle famiglie che dipendono dagli stipendi pubblici sta diventando sempre più difficile, soprattutto nelle grandi città. “Oggi un insegnante a Zagabria guadagna tra i 1.450 e i 1.500 euro al mese. Con queste cifre diventa sempre più complicato arrivare a fine mese”, ha affermato.
A suo giudizio, inoltre, gli aumenti concessi negli ultimi anni non sono stati il risultato di una vera trattativa sindacale, ma di decisioni autonome del governo. “Se ci fossero stati negoziati reali, probabilmente gli aumenti sarebbero stati superiori al 15%”, sostiene.
La proposta: indicizzare gli stipendi all’inflazione
Per evitare un’ulteriore perdita di potere d’acquisto, il sindacato propone l’introduzione di un meccanismo automatico di indicizzazione. L’idea sarebbe quella di mantenere invariata la struttura salariale, compensando però periodicamente gli effetti dell’inflazione attraverso un adeguamento automatico della base retributiva. In pratica, una volta certificato il tasso d’inflazione dall’Istituto nazionale di statistica, gli stipendi verrebbero aggiornati secondo una percentuale concordata. “Se non si introduce un sistema del genere, non si può parlare di congelamento. Si tratta semplicemente di una riduzione dei salari reali”, sostiene Stipić. “Il governo sta diminuendo il valore delle nostre retribuzioni e non lo dice apertamente”.
Le incognite dei prossimi mesi
Il leader sindacale ha anche criticato l’assenza di una strategia economica di lungo periodo, accusando la politica di affrontare le emergenze senza una visione complessiva. “Continuiamo a spegnere incendi. Si toglie qualcosa da una parte e si aggiunge qualcosa dall’altra”, ha osservato.
Quanto alle possibili iniziative sindacali, Stipić ritiene improbabili mobilitazioni immediate di ampia portata, ma avverte che molto dipenderà dall’andamento dell’economia e dalle entrate generate dalla stagione turistica. “La Croazia è in parte ostaggio della stagione turistica. Se i risultati saranno soddisfacenti, aumenteranno anche le nostre aspettative”, ha dichiarato. In quel caso, i sindacati potrebbero accelerare le proprie iniziative per chiedere misure correttive capaci di compensare gli effetti delle politiche anti-inflazione adottate dal governo.
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