Il premier croato Andrej Plenković ha respinto con fermezza le accuse provenienti da Budapest sul presunto aumento ingiustificato delle tariffe dello Janaf (Jadranski Naftovod – Oleodotto Adriatico) e sui limiti di capacità del sistema. Secondo il capo del governo, le critiche ungheresi nascondono una realtà ben diversa: l’accordo raggiunto da Budapest con Mosca per ottenere petrolio e gas a prezzi inferiori rispetto a quelli pagati dal resto dell’Unione europea.
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó aveva accusato più volte la Croazia di “profitti di guerra” e di non essere in grado di garantire forniture costanti di greggio. Janaf ha smentito tali affermazioni, sottolineando che il suo sistema è pronto a trasportare quantità anche superiori e che la struttura tariffaria è in linea con gli standard internazionali.
Plenković, parlando da Spalato, ha ribadito che “i test effettuati dimostrano che i nostri oleodotti possono senza problemi trasportare tutto il petrolio di cui hanno bisogno sia la raffineria ungherese di Százhalombatta sia quella slovacca di Bratislava”. Ha aggiunto che il vero nodo è la differenza di prezzo: “L’Ungheria paga meno a Mosca perché ha stretto un accordo diretto con la Russia, mentre gli altri Paesi dell’Ue e della Nato hanno scelto di non finanziare la macchina da guerra russa”.
Il premier ha ricordato che anche la raffineria serba di Pančevo, in Serbia, riceve il 95% delle forniture di petrolio attraverso lo Janaf e non ha mai contestato le tariffe, le stesse applicate da altri oleodotti in Europa.
Plenković ha quindi respinto l’idea che l’Ungheria possa restare senza approvvigionamenti: “Dopo aver soddisfatto il fabbisogno interno, la Croazia dispone di capacità sufficienti per contribuire alla sicurezza energetica europea, specialmente dei Paesi vicini”.
Dietro le critiche di Budapest, secondo il premier, si nasconde la difficoltà del governo ungherese a gestire l’aumento dei costi energetici in un contesto di alta inflazione e a pochi mesi dalle elezioni parlamentari. “Le loro sono solo scuse e falsità. In realtà temono che l’energia costi di più, mentre finora hanno goduto di prezzi agevolati dalla Russia”, ha affermato Plenković, definendo “tanto sfrontate” le parole di Szijjártó da meritare forse una risposta ancora più dura.
Infine, Plenković ha ricordato gli investimenti croati nelle infrastrutture energetiche: “Abbiamo destinato 560 milioni di euro ai nuovi gasdotti, che in futuro saranno in grado di trasportare anche idrogeno come nuovo vettore energetico”.
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