Scandalo Sanità, all’ex ministro Beroš tangente da 75.000 euro

Ecco come funzionava la rete della corruzione nella sanità croata

0
Scandalo Sanità, all’ex ministro Beroš tangente da 75.000 euro
Foto: Luka stanzl/PIXSELL

L’Ufficio croato per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata (Uskok) ha annunciato mercoledì di aver concluso le indagini e depositato presso il Tribunale regionale di Zagabria l’atto d’accusa contro l’ex ministro della Salute, Vili Beroš, e altre sette persone. L’accusa riguarda un vasto caso di corruzione legato all’acquisto di attrezzature mediche, che avrebbe arrecato un danno superiore a 740.000 euro al bilancio statale.
Secondo gli inquirenti, Beroš avrebbe ricevuto 75.000 euro di tangenti. Oltre all’ex ministro, l’inchiesta coinvolge il noto imprenditore Hrvoje Petrač, recentemente rientrato in Croazia dopo otto mesi di latitanza, i suoi figli Novica e Nikola, anch’essi già ricercati e poi consegnatisi spontaneamente, l’imprenditore Saša Pozder, l’ex direttore della Clinica di neurologia dell’ospedale Sestre Milosrdnice, Krešimir Rotim, il direttore dell’Ospedale pediatrico di Zagabria, Goran Roić, e Tomo Pavić, funzionario della sede dell’Ente nayionale per la l’assicurazione sanitaria (HZZO) di Krapina.
L’Uskok ha precisato che i reati contestati includono associazione per delinquere, corruzione attiva e passiva, abuso d’ufficio, favoritismi illeciti, traffico di influenze e riciclaggio di denaro. Oltre agli otto imputati, sono state incriminate anche tre società per reati collegati, tutti avvenuti nell’ambito di un’associazione criminale strutturata.
La vicenda è emersa pubblicamente nel novembre scorso, quando l’Uskok ha reso noto l’arresto di Beroš, Rotim e Pozder. Parallelamente, l’Ufficio del Procuratore europeo (EPPO) aveva avviato un’indagine indipendente, che però si concentrava principalmente sull’ipotesi di corruzione e non menzionava inizialmente la famiglia Petrač.
Conflitti di competenza hanno presto acceso uno scontro istituzionale: l’attuale procuratore generale Ivan Turudić ha stabilito che fosse Uskok a occuparsi dell’intera inchiesta, prendendo in carico i fascicoli dell’EPPO. Questa decisione ha provocato la reazione della procuratrice capo europea Laura Kovesi, che ha presentato formale denuncia alla Commissione europea contro Turudić.
Nel frattempo, la Procura penale municipale di Zagabria ha aperto un’indagine sul possibile filtraggio di informazioni riservate provenienti proprio dall’inchiesta dell’EPPO, che sono poi confluite nella documentazione gestita dalla magistratura croata.

I casi di corruzione

Dietro l’accusa di corruzione che ha travolto l’ex ministro della Salute, Vili Beroš e altri sette imputati, si nascondeva un sistema ben organizzato, descritto in dettaglio nell’atto d’accusa di Uskok. A capo della rete Hrvoje Petrač, imprenditore noto alle cronache giudiziarie, che avrebbe orchestrato un complesso meccanismo di frode a danno del sistema sanitario nazionale.

Secondo le indagini, Petrač ha messo insieme una rete composta da dirigenti ospedalieri, funzionari pubblici e collaboratori tecnici con un unico obiettivo: favorire l’azienda distributrice di attrezzature mediche a lui riconducibile. I macchinari venivano acquistati a prezzi di mercato, poi rivenduti agli ospedali pubblici con ricarichi anche tripli, attraverso gare d’appalto manipolate.

Le procedure di acquisto erano cucite su misura: la documentazione tecnica veniva preparata in anticipo da Saša Pozder, incaricato di definire specifiche che solo l’azienda favorita poteva soddisfare. Gli appalti, finanziati con fondi stanziati fuori dai normali piani ministeriali, venivano agevolati dal diretto intervento dell’allora ministro Beroš, che secondo l’accusa ha incassato almeno 75.000 euro in tangenti.

Uno degli episodi più eclatanti riguarda un microscopio acquistato per 135mila euro e rivenduto all’ospedale di Osijek per 464.000 euro. In quell’occasione, Beroš avrebbe ricevuto una tangente di 25.000 euro per garantire l’erogazione dei fondi. Roić, direttore dell’Ospedale pediatrico di Zagabria, avrebbe ricevuto la stessa cifra per favorire altre acquisizioni. Rotim, all’epoca dirigente del Centro clinico ospedaliero Sestre Milosrdnice, è accusato di aver partecipato alla negoziazione delle gare e di aver ottenuto in cambio un microscopio gratuito per una clinica privata a lui vicina.

Non tutte le operazioni sono andate a buon fine: a Spalato, al responsabile della Neurochirurgia sarebbero stati offerti 100.000 euro per facilitare un acquisto, ma l’offerta è stata rifiutata.

Il danno complessivo per il bilancio statale è stimato in oltre 740.000 euro. I profitti illeciti sarebbero stati spartiti tra i membri del gruppo, con ruoli ben distinti: Petrač come ideatore e finanziatore delle tangenti, i figli Novica e Nikola incaricati di occultare i flussi di denaro, Tomo Pavić come intermediario e distributore dei pagamenti. Le aziende coinvolte sono accusate di riciclaggio e concorso nella corruzione.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display