Scandalo rifiuti tossici in Lika, Plenković: «L’opposizione crea panico»

Nell’area si trovano circa 37mila tonnellate di rifiuti tecnologici misti. Tra i materiali individuati ci sono residui della lavorazione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti sanitari, plastica, materiali da costruzione e materiali minerali. Il terreno risulta fortemente contaminato da metalli e, su una superficie di quasi 18mila metri quadrati, sarebbe stata accertata la distruzione irreversibile dell’habitat. Ma è soprattutto l’acqua sotterranea a destare preoccupazione, ma il premier rassicura: «Non c’è alcun rischio per l’acqua potabile nella regione»

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Scandalo rifiuti tossici in Lika, Plenković: «L’opposizione crea panico»
La protesta degli abitanti della Lika nel giungo scorso. Foto: Zoran Oreskovic/PIXSELL

La vicenda dei rifiuti tossici abbandonati a Gospić, in Lika, irrompe al centro della politica croata. Di fronte alla crescente pressione dell’opinione pubblica e alle richieste di un intervento immediato per individuare i responsabili e mettere in sicurezza l’area contaminata, il premier e leader dell’HDZ Andrej Plenković ha convocato una riunione urgente dei vertici dei partiti della maggioranza.

Al termine della riunione, Plenković ha illustrato ai giornalisti la posizione del governo, distinguendo la vicenda in tre diversi livelli. “L’intero problema è stato affrontato su tre livelli diversi. Il primo è quello penale, quindi il procedimento condotto dalla Procura dello Stato e dall’USKOK, nell’ambito del quale il periodo preso in esame riguarda all’incirca gli ultimi cinque o sei anni”, ha spiegato il premier. Plenković ha precisato di non poter entrare nei dettagli dell’indagine. “Non posso né sono in grado di parlare dei dettagli di questo procedimento. Sarà la Procura dello Stato, cioè l’USKOK, a occuparsene secondo le proprie procedure”, ha detto.

Il secondo livello riguarda invece la bonifica dei rifiuti presenti a Gospić. “Il processo di bonifica, per il quale, dopo le modifiche al Piano di gestione dei rifiuti approvate lo scorso anno, è competente il Fondo per la protezione dell’ambiente, viene coordinato dal ministero della Protezione dell’ambiente”, ha affermato.

«L’opposizione diffonde disinformazione e panico»

Il terzo livello, secondo il premier, è quello politico. “Il terzo livello è quello politico, direi addirittura quello della politica più bassa degli ultimi giorni, guidato dall’opposizione e da alcuni altri attori che cercano di ottenere vantaggi politici da questa vicenda e di diffondere disinformazione e panico tra gli abitanti di Gospić e dell’intera Contea della Lika e di Segna”, ha accusato Plenković. Il premier ha, quindi, sostenuto che l’opposizione starebbe sfruttando la vicenda per tornare al centro dell’attenzione dei media.

“Capisco perfettamente l’opposizione. Nelle ultime settimane ha visto i sondaggi e le rilevazioni dell’opinione pubblica, dove le tendenze sono cambiate, e ora sfrutta questa situazione per ottenere nuovamente una certa attenzione mediatica», ha dichiarato.

Turismo, inflazione, carburanti: il bilancio del premier

Dopo l’attacco all’opposizione, Plenković ha allargato il discorso alla situazione economica del Paese, elencando una serie di indicatori che, a suo giudizio, confermerebbero la bontà dell’azione del governo. “È più che evidente che la stagione turistica di quest’anno sta andando molto bene e i dati di luglio sono migliori. Nel complesso, la stagione turistica sarà addirittura migliore di quella dello scorso anno”, ha affermato. Secondo il premier, a confermarlo sono i dati relativi agli arrivi, ai pernottamenti, alla fiscalizzazione e ai ricavi, tutti elementi che contribuiscono alla crescita economica.

“Per quattro mesi consecutivi vediamo un rallentamento delle pressioni inflazionistiche, il che è positivo. Il governo regola i prezzi dell’energia, della benzina Eurosuper, del gasolio, del diesel agricolo, del gas in bombole e nei serbatoi, che, come potete vedere, con la nuova metodologia sono scesi significativamente da oggi”, ha aggiunto.
Plenković ha poi citato le misure adottate a favore dei veterani della guerra d’indipendenza croata. “Abbiamo inoltre completato la correzione di un’ingiustizia che risale al governo Račan nei confronti dei veterani croati, ma in modo serio, sistematico e completo. Dopo le correzioni del 2017 e del 2022, la terza entrerà in vigore nel 2027 e in questo modo tutte le ingiustizie nei confronti dei veterani croati saranno corrette”, ha detto.

Il premier ha ricordato anche che Fitch ha confermato il rating di investimento della Croazia e ha sottolineato la situazione del mercato del lavoro. “Abbiamo soltanto 62mila persone attualmente senza lavoro, rispetto a 1,8 milioni di persone che lavorano, e ci aspettiamo che un mercato del lavoro così dinamico contribuisca alla crescita dell’economia croata”, ha dichiarato.

Per Plenković, è proprio questo il contesto più ampio che spiegherebbe le reazioni dell’opposizione alla vicenda dei rifiuti. “Questo contesto descrive chiaramente il motivo di questa isteria, di questa enorme energia dell’opposizione e di alcuni altri attori nel pieno dell’estate, nel tentativo di creare una sorta di situazione di emergenza artificiale”, ha affermato.

Alla riunione, ha aggiunto Plenković, non erano presenti soltanto i rappresentanti del Fondo per la protezione dell’ambiente, ma anche il direttore dell’Istituto croato di sanità pubblica, Krunoslav Capak. “Era con noi anche il signor Capak, il direttore dell’Istituto croato di sanità pubblica, che ci ha spiegato che tutte le analisi effettuate dall’Istituto…”.

«Non c’è alcun rischio per l’acqua potabile in Lika»

Il premier ha quindi assicurato che, sulla base dei dati dell’Istituto croato di sanità pubblica, non vi sarebbe alcun pericolo per l’acqua potabile nella regione. “Tutte le analisi effettuate dall’Istituto croato di sanità pubblica indicano chiaramente che non c’è alcun rischio per l’acqua potabile in Lika. L’acqua è buona, di qualità, adatta all’uso e al consumo”, ha affermato Plenković.

Il governo ha chiesto all’Istituto di informare regolarmente la popolazione sulla qualità dell’acqua. “Abbiamo chiesto all’Istituto croato di sanità pubblica di informare l’opinione pubblica sulla qualità dell’acqua ogni tre o quattro giorni circa. In questo modo tutti i cittadini saranno informati tempestivamente e in maniera completamente trasparente sulla situazione”, ha spiegato.

Parlando della bonifica, Plenković ha sostenuto che il ministero della Protezione dell’ambiente e il Fondo per la protezione dell’ambiente non avrebbero potuto avviare le procedure prima di aver ricevuto le informazioni necessarie dagli organi inquirenti. “Sapete che, quando è in corso un procedimento penale e vengono svolti determinati accertamenti, esistono procedure precise. Il ministero della Protezione dell’ambiente e il Fondo hanno potuto avviare gli inviti pubblici per la bonifica soltanto dopo aver avuto accesso a tutte le informazioni necessarie”, ha dichiarato.

Il premier ha spiegato che il primo bando per la bonifica, pubblicato alcuni mesi fa, è andato deserto. “Al primo invito pubblico, pubblicato alcuni mesi fa, purtroppo non hanno risposto istituzioni interessate. In questo momento viene ripetuto l’invito pubblico per i rifiuti che si trovano in superficie”, ha detto.

Secondo i dati forniti da Plenković, delle circa 37mila tonnellate complessive di rifiuti, circa 32mila sono interrate nell’area dell’ex PKK Velebit, mentre circa 5mila tonnellate si trovano in superficie. “Per queste 5mila tonnellate è attualmente aperto un invito pubblico. Ci auguriamo che questa volta le aziende interessate rispondano e che successivamente questi rifiuti, classificati come non pericolosi, vengano bonificati”, ha affermato.

«La Croazia non ha strutture per smaltire questo tipo di rifiuti»

Più complessa, secondo il premier, è la situazione dei rifiuti interrati. “Per quanto riguarda i rifiuti interrati, essendo sepolti e anche mescolati con il terreno, le loro caratteristiche, in relazione al contenuto, possono essere tali da includere anche una determinata quantità di rifiuti pericolosi”, ha spiegato.

La Croazia, ha aggiunto, non dispone né di un sito né di un impianto adeguato per lo smaltimento di questo tipo di materiale. “La procedura prevede che dobbiamo trovare aziende adeguate, in grado di smaltire questo tipo di rifiuti. La Croazia non dispone di un sito né di un impianto adeguato per farlo”, ha detto Plenković.

Il Fondo per la protezione dell’ambiente avrebbe quindi contattato circa 70 soggetti in diversi Paesi europei. “Il Fondo per la protezione dell’ambiente ha contattato addirittura 70 soggetti in tutta Europa che si occupano di queste attività, per cercare di convincere qualcuno di loro a farsi avanti e aiutarci, se non attraverso il bando pubblico, eventualmente in una successiva procedura negoziata, affinché anche questi rifiuti possano essere bonificati”, ha dichiarato.

Il premier ha sottolineato che la responsabilità principale resta di chi avrebbe commesso i reati e provocato l’inquinamento. “Ciò che è importante è che coloro che hanno commesso questi reati, cioè coloro che hanno provocato l’inquinamento…”.

«La coalizione è assolutamente stabile»

Plenković ha commentato anche le ipotesi avanzate dall’opposizione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del governo, assicurando che la maggioranza non corre alcun rischio.

“Per quanto riguarda la stabilità della coalizione, alla luce delle diverse iniziative dell’opposizione per sfiduciare il governo, la coalizione è assolutamente stabile. Non c’è alcun dubbio”, ha dichiarato.

Il premier ha aggiunto che tutti i partner di governo presenti alla riunione hanno confermato il proprio sostegno all’esecutivo e alla maggioranza parlamentare. “Tutti coloro che erano presenti oggi alla riunione, e c’erano davvero tutti, hanno espresso il loro sostegno al funzionamento del governo e della maggioranza parlamentare. Da questo punto di vista, come è già accaduto con numerose iniziative precedenti, anche questa eventuale iniziativa dell’opposizione finirà nel nulla”, ha affermato.

“La coalizione è stabile, il sostegno al lavoro del governo è più che evidente e tutti vogliono che coloro che hanno commesso questi reati siano sanzionati con la massima severità”, ha aggiunto.

«Introdurremo anche l’ecocidio nel Codice penale»

Il premier ha annunciato inoltre una revisione del Codice penale per rafforzare le norme relative ai reati contro l’ambiente.

“Stiamo modificando anche il Codice penale, indipendentemente da questa situazione di Gospić. Esiste un gruppo di lavoro che sta preparando una modifica della parte del Codice relativa ai reati contro l’ambiente”, ha spiegato. Attualmente, ha aggiunto Plenković, gli autori di reati di questo tipo vengono perseguiti per un grave reato contro l’ambiente previsto dall’articolo 214 del Codice penale. Le modifiche allo studio dovrebbero però introdurre un quadro sanzionatorio più severo.

“Il gruppo di lavoro proporrà una serie di ulteriori misure. Introdurremo anche reati particolarmente gravi contro l’ambiente. In altre parole, così come, parlando in termini semplici, abbiamo introdotto il femminicidio nel Codice penale, con queste modifiche coordinate dal ministero della Giustizia introdurremo anche l’ecocidio nel Codice penale”, ha dichiarato.

Parallelamente, il governo sta intervenendo anche sulla normativa relativa alla gestione dei rifiuti. “Stiamo migliorando sia il Codice penale sia la legge sulla gestione dei rifiuti. La legge sulla protezione dell’ambiente stabilisce chiaramente che chi inquina deve risponderne, non soltanto penalmente ma anche dal punto di vista finanziario”, ha detto Plenković.

«La bonifica sarà accelerata, il procedimento penale seguirà il suo corso»

Il premier ha quindi riassunto in tre punti quella che, secondo lui, deve essere la risposta del governo alla vicenda. “Ci sono tre messaggi importanti: il procedimento penale segue il suo corso, la bonifica viene accelerata e, sul piano politico, così come ci siamo confrontati finora con l’opposizione, continueremo a farlo anche su questa vicenda”, ha affermato.
Plenković ha respinto con decisione qualsiasi accusa secondo cui il governo starebbe proteggendo qualcuno. “Non c’è nessuno che, da parte del governo o di qualsiasi istituzione, venga in qualche modo risparmiato o protetto. Al contrario”, ha dichiarato.

La vicenda

Al centro della vicenda c’è l’area dell’ex silos della PPK Velebit, a Gospić, dove per anni sarebbero state trasportate e accumulate enormi quantità di rifiuti. Le segnalazioni dei cittadini e gli avvertimenti sulla presenza di numerosi camion impegnati nel trasporto del materiale, secondo quanto riferito dagli stessi residenti, non avrebbero prodotto per lungo tempo una risposta efficace da parte delle autorità competenti.

L’affare, come ricorda index.hr, è esploso pubblicamente nel febbraio 2025, quando la polizia croata, nell’ambito di un’operazione internazionale condotta con il sostegno di Europol, ha arrestato 13 persone. Tra gli arrestati figuravano l’imprenditore Josip Šincek e sua moglie Monika, proprietari della società Tipos Resurs, attiva nella gestione e nel riciclaggio dei rifiuti plastici.

Europol aveva precedentemente avviato un’indagine, mentre successivamente l’USKOK, l’Ufficio croato per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata, ha aperto un procedimento nei confronti di dieci persone e quattro società. L’inchiesta è stata poi ampliata.

Nel novembre 2025 la vicenda ha assunto anche una dimensione legata alla corruzione, quando l’USKOK ha arrestato l’allora ispettore generale dello Stato Andrija Mikulić, sospettato di condotte corruttive collegate al caso dello smaltimento illegale dei rifiuti nel quale erano stati arrestati i coniugi Šincek.

Trentasettemila tonnellate di rifiuti e un grave inquinamento

La situazione è precipitata negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione da parte dell’USKOK dei risultati di nuove perizie ambientali.

Secondo gli accertamenti, nell’area si trovano circa 37mila tonnellate di rifiuti tecnologici misti. Tra i materiali individuati ci sono residui della lavorazione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti sanitari, plastica, materiali da costruzione e materiali minerali.

Il terreno risulta fortemente contaminato da metalli e, su una superficie di quasi 18 mila metri quadrati, sarebbe stata accertata la distruzione irreversibile dell’habitat.

Ma è soprattutto l’acqua sotterranea a destare preoccupazione. Una perizia supplementare ha rilevato, a valle dell’area di stoccaggio, la presenza di composti PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”, particolarmente persistenti nell’ambiente.

Il quadro delineato dagli accertamenti è quello di un grave inquinamento ambientale che rende necessaria una bonifica urgente dell’area.

La domanda ora è: perché nessuno è intervenuto prima? È uno degli interrogativi più pesanti che emergono dalla vicenda. Le prime autorizzazioni per la gestione dei rifiuti alla società Tipos Resurs risalgono infatti al 2022, quando l’amministrazione della contea di Lika e Segna rilasciò all’azienda il primo permesso.

Secondo la ricostruzione della vicenda, i cittadini avevano però iniziato già nello stesso anno a segnalare movimenti sospetti e l’arrivo di camion carichi di rifiuti.

La stessa iniziativa civica “Gospić je naš dom” ha raccontato di avere documentato e segnalato ripetutamente la situazione a polizia, Ispettorato statale, Comune e Contea.

“Vedevamo grandi quantità di rifiuti arrivare nelle ore notturne, mentre una parte veniva portata anche nella discarica comunale”, hanno raccontato i rappresentanti dell’iniziativa. Le segnalazioni, spiegano, sarebbero proseguite anche nel 2023 e nel 2024.

Decine di camion quasi ogni giorno

Secondo i cittadini, il problema non era difficile da notare. “Si trattava di un gran numero di camion che portavano quasi quotidianamente i rifiuti. C’era un odore fortissimo”, raccontano.

Una situazione che, soprattutto durante i mesi estivi, sarebbe diventata particolarmente pesante per chi viveva nelle vicinanze.

La questione non riguardava però soltanto i cattivi odori. Secondo l’iniziativa civica, già nel 2024 l’Ispettorato statale aveva effettuato un’analisi dalla quale emergeva che parte dei rifiuti rientrava nella categoria dei rifiuti pericolosi, caratterizzati da proprietà ecotossiche, infiammabili o cancerogene.

“Lo Stato avrebbe potuto intervenire allora, perché sapeva senza ombra di dubbio che si trattava di rifiuti pericolosi”, sostengono i cittadini.

L’ispezione aveva chiesto di revocare l’autorizzazione

Una prima reazione concreta delle istituzioni sarebbe arrivata nel 2024, quando l’Ispettorato per la protezione ambientale effettuò controlli sull’area e chiese la revoca dell’autorizzazione.

Ma, secondo la ricostruzione, neppure questo fu sufficiente a fermare immediatamente l’attività. Il conferimento dei rifiuti sarebbe proseguito fino all’esplosione dell’inchiesta e agli arresti del febbraio 2025.

È proprio su questo punto che si concentra oggi una parte delle critiche rivolte alle istituzioni: perché, nonostante le segnalazioni e i controlli, non si è riusciti a impedire che altre migliaia di tonnellate di rifiuti arrivassero sul sito?

L’allarme lanciato nel marzo 2025

La questione della mancata prevenzione riguarda anche la fase successiva all’esplosione dell’inchiesta.

Nel marzo 2025 l’Iniziativa civica aveva chiesto che i rifiuti venissero coperti, per evitare che le sostanze contaminanti potessero penetrare nel terreno carsico. La richiesta, spiegano i rappresentanti dell’associazione, non sarebbe stata accolta.

“Si faceva riferimento all’indagine in corso, ma questo non avrebbe dovuto essere un motivo per non adottare misure di protezione”, sostengono.

Una successiva perizia del Dipartimento di geotecnica, realizzata nell’ambito del procedimento penale, avrebbe evidenziato il rischio che in alcune zone gli strati del terreno potessero permettere la penetrazione della parte contaminata dei rifiuti e il successivo raggiungimento delle acque sotterranee.

Il rischio è diventato realtà

Secondo quanto riferito dall’Iniziativa civica, le autorità erano state informate di questo rischio con largo anticipo. La perizia del Dipartimento di geotecnica è stata realizzata nel marzo di quest’anno. Quattro mesi più tardi sono stati effettuati ulteriori accertamenti e, nel luglio scorso, sarebbe stata rilevata la penetrazione dell’inquinamento nelle acque sotterranee.

“Immaginate se nell’ultimo anno e mezzo si fosse agito preventivamente e l’area fosse stata protetta. Lo Stato aveva già allora informazioni sull’inquinamento”, sostengono i rappresentanti dell’iniziativa.

La bonifica resta ancora da fare

È questo il secondo grande capitolo della vicenda. Non c’è infatti soltanto la domanda su chi abbia permesso per anni l’arrivo dei rifiuti, ma anche quella su cosa sia stato fatto per limitare le conseguenze ambientali.

Oggi nell’area si trovano ancora circa 37mila tonnellate di rifiuti. La bonifica non è stata ancora realizzata e le ultime perizie hanno certificato una grave contaminazione del terreno e delle acque sotterranee.

Il governatore della Regione della Lika e di Segna, Ernest Petry, aveva reagito duramente alla notizia dell’abbandono illegale dei rifiuti pericolosi, dichiarandosi “sconvolto” dalle informazioni emerse e chiedendo alle istituzioni statali di individuare i responsabili e perseguirli penalmente.

Ma adesso la vicenda è diventata anche una questione politica nazionale. Plenković, stretto tra le richieste dell’opposizione, le sollecitazioni del presidente Milanović e quelle del suo stesso alleato Penava, ha deciso di convocare d’urgenza i leader della maggioranza.

La riunione servirà a capire quale risposta dare a un caso che non riguarda più soltanto l’inquinamento di un’area della Lika, ma chiama direttamente in causa la capacità dello Stato di controllare lo smaltimento dei rifiuti, intervenire davanti alle segnalazioni dei cittadini e, soprattutto, impedire che un danno ambientale annunciato possa trasformarsi in un’emergenza di queste dimensioni.

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