Sanità in Istria. Siamo davvero in buone mani?

L’ambulanza che non conoscerà confini

UMAGO | Il progetto Interreg Slovenia-Croazia “Emergency EuroRegion” andrà avanti. L’hanno deciso martedì a Zagabria il ministro della Sanità Milan Kujundžić, e il sindaco di Umago Vili Bassanese, dopo i dovuti chiarimenti che sono serviti per rimuovere gli ostacoli e spianare la strada al progetto. Alla riunione hanno inoltre partecipato l’aiuto ministro Vili Beroš, il Segretario di Stato Željko Plazonić, il direttore dell’Istituto per l’assicurazione sanitaria (HZZO) Lucijan Vukelić, la vicedirettrice dell’Istituto di Pronto soccorso dell’Istria Gordana Antić e la vicepresidente della Regione istriana Sandra Čakić Kuhar.

Niente consenso?

Il sindaco Vili Bassanese, come riporta un comunicato stampa della Città di Umago, ha informato il ministro sui problemi dell’Istria nordoccidentale in merito ai ricoveri d’urgenza, sottolineando il fatto che le distanze di 100-120 chilometri e oltre, che dividono questa parte dell’Istria con gli ospedali di Pola e di Fiume, rappresentano un grande ostacolo.
Durante il colloquio è stato stabilito che le istituzioni sanitarie della Regione istriana non hanno per tempo informato il Ministero sull’attuazione del progetto, e che la firma dello stesso è stata fatta senza il consenso del HZZO, cosa che ha poi portato alle affermazioni del ministro.

Tutta colpa della Regione?

Il ministro ha preso di mira in particolare il presidente della Regione istriana Valter Flego per non aver preso parte alla riunione, ma anche perché sostiene che a suo tempo aveva suggerito a Flego e alla direttrice dell’Ospedale di Pola l’apertura di un ospedale giornaliero e di una diramazione dell’Ospedale di Pola. “Nell’Ospedale di Pola sono stati investiti 50 milioni di kune dai Fondi europei. Sarebbero bastati 4-5 milioni per un ospedale diurno nell’Istria nordoccidentale e i pazienti non avrebbero dovuto più viaggiare 100 chilometri fino a Pola”, ha dichiarato Kujundžić, aggiungendo anche che ritiene discriminatorio e inamissibile il fatto che mediante il progetto “Emergency Euroregion Slovenia-Croazia“ i pazienti croati vengano ammessi in cura a Isola soltanto nei giorni feriali dalle ore 8 alle 14 e soltanto se fino ai 70 anni d’età e ha annunciato che esigerà condizioni migliori.

I servizi vanno migliorati

All’incontro di Zagabria, Bassanese ha anche chiesto al ministro di potenziare gli ambulatori specialistici della Casa della salute pubblica di Umago; un’iniziativa che è stata appoggiata anche dalla direttrice dell’Ospedale generale di Pola, Irena Hrstić. Inoltre è stato chiesto di migliorare i servizi dei turni d’emergenza a Umago, in modo da non lasciare mai scoperto il Pronto soccorso.

Comunicazione mancata

Tutto questo, però, non toglie che paragonare Umago con Metković, come ha fatto il ministro Kujundžić, sia stato davvero innoportuno. Da quanto successo negli ultimi due mesi risulta che la mano destra del Ministero della Sanità non è a conoscenza di quello che fa la mano sinistra. Infatti, alla presentazione del progetto ”Emergeny EuroRegion Slovenia-Croazia″, finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale nell’ambito del Programma di cooperazione territoriale europea (CTE) nella programmazione 2014-2020, era presente pure il segretario di Stato presso il Ministero della Sanità, Željko Plazonić, il quale ha detto, nel suo intervento, che Umago rappresenta “un esempio per tutta la Croazia”. D’altro canto, il ministro ritiene di non essere stato informato di ciò.
E poi, perché bloccare un progetto prima di effettuare le dovute verifiche? Sulla base di queste domande, ne sorge spontanea un’altra: siamo veramente in buone mani?
Ogni ritardo può portare a epiloghi tragici, questo è chiaro a tutti. E gli umaghesi lo sanno bene, perché da ben 28 anni cercano in tutti i modi di avere servizi migliori, che spesso pagano di tasca propria.

Abbandonati a sé stessi

A ricordarlo è stato proprio il sindaco Vili Bassanese, il quale ha detto che Umago spende ogni anno 250mila kune aggiuntive per il Pronto soccorso. “Abbiamo già organizzato svariate campagne – ha puntualizzato il sidaco – per la raccolta di fondi per il Pronto soccorso che è stato ristrutturato per un valore pari a 2,2 milioni di kune e abbiamo già provveduto a costruire e ristruttuare gli alloggi per i medici e siamo disposti anche all’acquisto anche di una nuova autoambulanza”.
E, visto che gli umaghesi continuano a finanziare di tasca propria la sanità, bisognerebbe chiedersi anche se, a questo punto, Umago fa troppo o è il Ministero a fare troppo poco.

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