Nel fine settimana appena trascorso, lunedì compreso, le strade della Croazia si sono trasformate in un teatro di sangue. Nove persone hanno perso la vita negli incidenti stradali, quattro delle quali erano alla guida di motociclette. Un bilancio pesantissimo, che ha spinto il capo della polizia stradale croata, Josip Mataija, a rilasciare una dichiarazione urgente al telegiornale di Nova TV.
“Purtroppo è stato il weekend peggiore di quest’anno, senza dubbio alcuno”, ha dichiarato Mataija senza giri di parole. “Ciò che accomuna tutti gli incidenti è un elemento centrale: il fattore umano. Gli scontri si sono verificati a causa degli errori dei conducenti”. Una diagnosi impietosa, che fotografa una realtà difficile da ignorare.
Il boom delle moto e il prezzo in vite umane
A preoccupare le autorità è soprattutto la crescita costante delle vittime tra i motociclisti. Nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, i morti su moto e ciclomotori sono passati da 23 a 26. “La moto è diventata sempre più accessibile”, ha spiegato Mataija. “Il tenore di vita è salito e ogni anno registriamo circa 10mila centauri in più sulle strade. In questo momento abbiamo 125.000 motocicli immatricolati. Confrontando i dati degli ultimi cinque o sei anni, si tratta di un aumento del 100 per cento”. A fare la differenza, nella maggior parte dei casi, è la velocità eccessiva: i motociclisti, ha precisato il comandante, risultano responsabili nella grande maggioranza degli incidenti che li riguardano.
Educazione stradale e barriere protettive
Di fronte a questi numeri, Mataija invoca un cambio di rotta strutturale. La prima strada indicata è quella dell’educazione: bisogna cominciare a formare i cittadini al rispetto del Codice della strada fin dalla prima infanzia. Sul fronte delle infrastrutture, le strade croate stanno intanto lavorando all’installazione di nuove barriere di sicurezza specificamente progettate per ridurre il rischio che i motociclisti vengano colpiti dai guardrail tradizionali in caso di caduta.
Troppa clemenza nelle aule
Mataija non ha risparmiato critiche nemmeno alla magistratura. “Le analisi mostrano che i tribunali riducono le pene in misura eccessiva, si ricorre troppo spesso all’istituto dell’attenuazione della pena”, ha affermato. Il quadro che emerge dai dati è eloquente: lo scorso anno sono state commesse 900.000 infrazioni al Codice della strada. Di quelle giunte in tribunale, ben il 57 per cento ha visto la pena ridotta. “Accade molto spesso che i giudici si limitino a emettere una misura cautelare di divieto di guida, il che ritengo sia sbagliato e mandi un messaggio sbagliato. Se non c’è certezza della pena, la situazione non può migliorare”, ha concluso Mataija.
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