San Biagio, Sacra Sindone e novità antiche

Il parroco di Dignano illustra le ultime scoperte fatte tra i reperti della Collezione di arte sacra e presentare la monografia «Sanctuarium Adignani»

Il teschio di Sant’Uberto, protettore dei cacciatori

Dignano si appresta a festeggiare il Santo patrono, San Biagio, in odore di importanti scoperte, di cui abbiamo parzialmente già scritto nei giorni precedenti. Il parroco, don Marijan Jelenić, ha convocato una conferenza stampa per annunciare delle novità legate alla Collezione d’arte sacra, che a Dignano da due secoli sembra non avere ancora esaurito le sorprese. Al di là dell’aspetto prettamente religioso, condivisibile o meno (del resto, si tratta di libera e consapevole scelta), resta la portata per così dire sociale, culturale e antropologica. Vediamo di che cosa si tratta. Anzi, facciamo un passo indietro e andiamo al 1818, allorché il pittore Gaetano Gresler giunse a Dignano con un carico di ogni bendiddio.

La chiesa di San Biagio e il suo campanile

Ed è proprio caso di dire così. Si trattava infatti di sarcofaghi, casse e altro con reliquiari, quadri, Corpi santi… oggetti che una volta tolti dai contenitori sono andati a formare la superba Collezione di arte sacra. Si tratta(va) di oggetti che Gresler aveva raccolto salvandoli dalle chiese che Napoleone sul suo percorso di conquista non risparmiava. Accatastate nell’oratorio della chiesa parrocchiale per lunghissimo tempo, una volta aperte le casse hanno regalato ai posteri oggetti di inestimabile valore artistico e religioso. Certo, non è stato possibile mettere mano a tutto l’inventario, anche perché certamente non si tratta di aprire i bauli e disporre sugli scaffali il contenuto. Ogni reperto ha affrontato un percorso fatto di studio, valutazione e autentica. A due secoli dacché Gresler, giunto da Venezia aveva portato a Dignano l’incredibile carico di storia, erano rimaste chiuse e quindi inesplorate cinque casse. Ricordiamo che via via si era provveduto a studiare e catalogare il contenuto di molti bauli o sarcofaghi, della qual cosa abbiamo regolarmente riportato. Un dato per indicare la mole del lavoro fatto: in 30 anni è stata fatta la ricognizione canonica e sono state sottoposte a studio scientifico oltre 300 reliquie di Santi.
Che cosa hanno rivelato questi ultimi bauli? All’interno sono state ritrovate reliquie, tessuti, calzature… cose già viste, si potrebbe dire. Gli esperti dell’Istituto nazionale per il restauro, dove attualmente si trovano i reperti hanno dato risposte inattese. Gli abiti – una giacca e pantaloni (al ginocchio, ha spiegato ieri don Jelenić – erano appartenuti a papa Innocenzo XII. Verranno restaurati ed esposti, per la qual cosa si provvederà a vestire un manichino per dare la sensazione tridimensionale.

La copia dignanese della Sindone

Sindone, reliquia per tactum
Nel sarcofago con i resti di Santa Cordula, accanto all’abito del papa, erano riposte altre reliquie, avvolte in un tessuto, una sorta di fusciacca. Di nuovo, niente di strano. Solitamente si faceva così per il trasporto, per evitare rotture e confusioni. Eppoi, diciamolo, non è che Gresler abbia avuto il tempo di imballare tutto per bene, come si fa in un trasloco, già di per sé, come dire?, nervoso. Ebbene, quella fusciacca, una volta… svolta, ha lasciato intravedere ombre di una figura maschile. Studia, studia, è emerso trattarsi di una copia della Sacra Sindone (dal greco àgia sindone). Giunta da Costantinopoli in occidente, la Sindone inizialmente si trovava a Chambery, capitale dei Duchi di Savoia, e in alcuni frangenti trasportata altrove per questioni di sicurezza. Dal 1578 si trova a Torino. Come don Jelenić ha ricordato, papa Giovanni Paolo II così si espresse sulla Sacra Sindone: ”La Sacra Sindone – se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati – è una singolarissima testimone della Pasqua: della passione, della morte e della risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente!”
Ebbene Dignano ne ha una copia. Al mondo ne esistono circa una cinquantina, di varie dimensioni e a volte solo in dettaglio. Perché copie? Venivano fatte su commissione; non per il volgo, naturalmente, ma per nobili, aristocratici e potentati. Una volta finita, la copia si faceva sfiorare l’originale: diventata reliquia per tactum, veniva adorata alla pari della Sacra Sindone. Particolarmente preziose sono le copie corrispondenti per dimensione all’originale, di 450×143 cm. La copia dignanese è appunto… grande così. A fugare ogni dubbio sul fatto che abbia un certo peso, la scritta sulla riproduzione “AVG TAVR EX ARCHETYPO”, ovvero Augusta Taurinorum Ex Archetypo. Quando sarà finito il certosino lavoro di restauro, la copia verrà esposta. A fine ottobre dell’anno scorso una delegazione dell’Istituto nazionale per il restauro di Zagabria è stata a Dignano per considerare le modalità e il luogo dell’esposizione: sembra che ad ospitare il reperto sarà la chiesa della Madonna del Carmelo, in via Merceria.

Don Marijan Jelenić con la corposa monografia

Sant’Uberto e monografia
Tra le reliquie, la testa di Sant’Uberto, patrono dei cacciatori. Se ne potrebbe fare un brand, dice don Jelenić. Ma siamo sicuri che quello trovato sia proprio il cranio del Santo? A fugare ogni dubbio, dice il parroco, ben tre autentiche, con sigillo. Bisognerà trovare un modo per l’esposizione. Si pensa a una (costosa) teca o reliquiario.
Infine un lavoro di tutto rispetto: la monografia “Sanctuarium Adignani”, 7 chilogrammi di testi e foto sulle reliquie e quanto di sacro offre San Biagio. Un lavoro che ha impegnato accanto a don Jelenić un’ottantina di esperti. Edizione lussuosa, con il taglio davanti in doratura. Sarà in vendita a partire dal mese prossimo.
La festa del Santo patrono
Un anticipo davvero gustoso della festa patronale. Le celebrazioni, volute dalla Città e dalla parrocchia, iniziano già oggi, con il torneo di scacchi “Giornata di san Biagio” e l’esibizione delle majorette della città alle 11, in casa del Giovane. Domani, domenica, festa della Candelora, benedizione dell’olio e unzione della gola (ore 17, chiesa di San Biagio). Il 3 febbraio, San Biagio, alle 8,30 messa in italiano e unzione della gola; alle 11 messa solenne concelebrata (con il vescovo emerito mons. Ivan Milovan) e unzione della gola. Alla messa cantata parteciperanno il coro della comunità degli Italiani di Dignano e quello della parrocchia. A fine rito ci sarà, in piazza del duomo, un programma d’intrattenimento. Infine, alle 17, messa per i pellegrini e unzione della gola.
Come si sarà capito, San Biagio ha cura della gola, da qui il rito dell’unzione. In passato era tradizione farlo il giorno precedente la festa del Santo, così come era tradizione il pellegrinaggio dei fedeli da fuori Dignano alla chiesa di san Biagio.

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