Siamo abituati a vederli correre contro il tempo tra le fiamme, estrarre vite dalle macerie dei terremoti o sfidare la furia delle alluvioni. I Vigili del Fuoco rappresentano, nell’immaginario collettivo e nella realtà quotidiana, lo scudo più saldo a protezione della popolazione. Un corpo che non interroga il pericolo, ma lo affronta, mosso da un’etica del servizio che va oltre il dovere professionale. Eppure, esiste una pagina della loro storia, meno nota ma profondamente drammatica, in cui la loro missione non fu salvare i vivi, ma restituire dignità ai morti: il recupero delle salme dalle Foibe istriane e giuliane. Già, perché mentre l’eco della Seconda guerra mondiale non si era ancora spento, il 41° Corpo dei Vigili del Fuoco di Pola fu chiamato a un compito straziante. Sotto la guida del maresciallo Arnaldo Harzarich, quegli uomini si trasformarono in speleologi del dolore. Senza le moderne attrezzature di soccorso o i dispositivi di protezione odierni, si calarono negli abissi del Carso – cavità profonde talvolta centinaia di metri – utilizzando rudimentali argani a mano e scale di corda. Non era solo una sfida tecnica contro la roccia e il buio. Operare in quelle grotte significava muoversi in un ambiente reso tossico dai gas della decomposizione, sottoporsi al rischio di frane e finire sotto la costante minaccia di ritorsioni politiche. In quel silenzio spettrale, i Vigili del Fuoco italiani non recuperarono solo corpi; recuperarono storie, identità e pezzi di una verità che rischiava di rimanere sepolta per sempre e che invece poterono, grazie alla loro abnegazione, essere documentate dall’Ufficio “J” del Governo militare Alleato con sede a Pola.
Un filo rosso di coraggio
Dal suplizio subito da Norma Cossetto, riportata alla luce proprio dal team di Harzarich, fino alle difficili operazioni nel dopoguerra a Basovizza e Monrupino, il filo rosso che lega i pompieri di ieri a quelli di oggi è lo stesso: l’umanità. Ieri come oggi, il loro intervento segna il confine tra l’abbandono e la pietà cristiana, tra l’oblio e il ricordo. E al fine di promuovere una riflessione su pagine di memoria condivisa, ma poco note, il senatore Marco Scurria (FdI) ha patrocinato il convegno “Dagli abissi delle Foibe agli abissi della Memoria – Il recupero delle salme dalle cavità carsiche ad opera dei Vigili del Fuoco”. L’appuntamento promosso e organizzato da Massimiliano Metalli, responsabile del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Fratelli d’Italia – Roma Capitale si è svolto martedì scorso (28 aprile) in una sede molto particolare e indicativa, Palazzo Giustiniani, soprannominato il “Piccolo Colle” per la sua importanza istituzionale.

Disinnescare i negazionisti
“I Vigili del Fuoco hanno la capacità di essere moto umili, di non darsi mai delle arie e di fare invece un grandissimo lavoro per la nostra società. Lo fanno costantemente quando il Paese ha più bisogno di loro. E noi abbiamo avuto bisogno di loro per riabbracciare i figli alla Patria che erano stati lanciati in quelle cavità orrende e che qualcuno voleva che fossero dimenticati per sempre”, ha affermato il senatore Scurria illustrando i motivi che lo hanno spinto a sostenere l’iniziativa. “Se oggi abbiamo la testimonianza fisica di quanto accaduto – ha proseguito, ricordando che ai suoi tempi nei testi scolastici di Foibe non si parlava – lo dobbiamo ai Vigili del Fuoco che si sono calati in quelle cavità e hanno avuto la capacità di svolgere un’operazione di Pietas. Una vicenda che non è tanto raccontata e che viene considerata quasi una parentesi scomoda”. Scurria ha sottolineato che tenere vivo il ricordo di quanto accaduto è necessario per disinnescare chi vorrebbe che queste vittime finissero nuovamente negli abissi della memoria. “L’ondata negazionista esiste e resiste ed è per questo che quando mi è stato proposto di fare questo convegno ho accettato a condizione che si facci in un giorno qualsiasi che non sia il 10 febbraio. Non vorrei limitare – ha puntualizzato – il ricordo di tutto ciò che è successo alla Comunità giuliano-dalmata al 10 febbraio. Si tratta di un argomento del quale non si può parlare un solo giorno all’anno. Non voglio che questo tema sia il ‘panda’ di turno, bisogna parlarne continuamente, senza nostalgie né pensieri di vendetta o rivendicazioni fuori dal tempo e dalla storia”.

Una pagina dolorosa
Per Massimiliano Metalli: “Le Foibe rappresentano una delle più dolorose pagine della storia italiana. Un abisso non soltanto fisico ma anche umano e morale che ancora oggi interpella le nostre coscienze e che chiede rispetto, verità e memoria”. Ha affermato che è doveroso onorare l’impresa del 41º Corpo dei Vigili del Fuoco di Pola e del maresciallo Harzarich. “Hanno rappresentato i sentimenti di umanità e fratellanza che si erano persi portando luce e dissolvendo il buio delle barbarie, tutto a rischio della loro vita. La loro abnegazione e il loro sacrificio degno dei più grandi eroi meritano la nostra ammirazione e la riconoscenza di tutto il Paese. Meritano un momento di raccoglimento e di consapevolezza perché la memoria delle Foibe non è soltanto ricordo, ma anche responsabilità. Abbiamo la responsabilità verso la verità; verso quei italiani, uomini, donne e bambini che furono gettati nelle Foibe o perseguitati con violenza brutale e verso le generazioni future che hanno diritto di conoscere senza dimenticare”, ha affermato Metalli, concludendo il suo intervento con la celebre frase di Primo Levi, tratta dal libro “I sommersi e i salvati”: “Se comprendere è impossibile conoscere è necessario”.

Dopo il ricordo
“Le nostre comunità sono sempre state molto autoreferenziali chiuse. Non parlavano molto con il mondo esterno. Con l’avvento della Legge n.92 del 2004 con la quale è stato istituito il Giorno del Ricordo abbiamo avuto l’opportunità di raccontare la nostra storia anche fuori dai nostri circoli. Le Foibe vanno ricordate non per un moto di odio, ma per l’amore sconfinato per la nostra terra. Ma dopo il ricordo bisogna ricostruire un’identità”, ha dichiarato il past president della FederEsuli, Antonio Ballarin, che nel suo intervento si è richiamato al progetto Ponte culturale che vede coinvolta l’Università popolare di Trieste e che punta a includere maggiormente gli italiani della sponda orientale dell’Adriatico nella salvaguardia della memoria. “Quando gli italiani visitano l’altra parte dell’Adriatico vadano a incontrare le oltre cinquanta comunità di nostri connazionali che operano in quei territori” è l’appello lanciato da Ballarin. Ha sottolineato che quello di Palazzo Giustiniani è un appuntamento prezioso non soltanto perché ospitato in una delle sedi del Senato, ma anche perché consente di parlare di queste vicende a 360º. “Ho visto in sala un rappresentante dei Carabinieri e mi è venuta in mente la Foiba di Tarnova. Ogni volta che vedo un Finanziere mi viene in mente la Foiba di Basovizza. Se vedo la divisa della Polizia mi viene in mente l’Abisso Plutone”, ha detto Ballarin, osservando che se un tempo la storia delle Foibe veniva considerata una questione più provinciale relegata al territorio di Trieste, ma che in realtà è una vicenda internazionale che riguarda perlomeno tre Paesi. “La maggior parte delle Foibe si trovano in Slovenia e in Croazia e sarebbe bello se in quei luoghi potessero essere poste delle lapidi commemorative congiunte”, ha affermato Ballarin.

Aneddoti di famiglia
A trattare l’argomento nella splendida Sala Zuccari oltre a Scurria, Metalli e Ballarin sono intervenuti numerosi altri relatori. Paola Frassinetti, sottosegretaria di Stato in seno al Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stigmatizzato il disinteresse di troppe scuole a trattare le pagine di storia legate al Giorno del Ricordo. La sottosegretaria ha evidenziato l’importanza di far illustrare il dramma dell’Esodo e la tragedia delle Foibe a persone capaci di raccontarli obiettivamente. Il comandante dei Vigili del Fuoco di Venezia, Alberto Maiolo, ha descritto le difficoltà che Harzarich e la sua squadra hanno dovuto affrontare sia sul lato tecnico che umano. Maurizio Harzarich, pronipote di Arnaldo Harzarich – “l’Angelo delle Foibe”, ovvero, il maresciallo dei Vigili del Fuoco di Pola che per primo, già nel 1943, assieme ai propri colleghi iniziò a esplorare le cavità carsiche alla ricerca degli infoibati –, ha raccontato alcuni aneddoti di famiglia (come quello del bacio grazie al quale Arnaldo schivò un proiettile). Viviana Facchinetti, direttrice de L’Arena di Pola, ha presentato il libro “… perché i Vigili del FUOCO ci sono sempre – Trieste ed i suoi Pompieri attraverso secoli di storia, cronaca e vita vissuta”. Nel volume (distribuito ai presenti) Viviana Facchinetti ha dedicato numerose pagine al ricordo di Harzarich (anche attraverso la testimonianza di Giuseppe Comand, l’ultimo superstite della sua squadra), del fiumano Giorgio Conighi al quale nel 1926 fu affidato il comando del Corpo dei Vigili del Fuoco del capoluogo quarnerino, nel 1940 la gestione di quello di Trieste e nel 1941 pure il coordinamento dei neocostituiti Corpi di Cattaro, Spalato e Lubiana. Viviana Facchinetti, che nel corso dell’intervento ha ricordato un particolare sfuggito ai più, ossia che il 28 aprile è l’anniversario dell’entrata in vigore della Legge sul Giorno del Ricordo, nel suo libro ha inserito anche un capitolo sull’incendio che nel 1920 distrusse l’Hotel Balkan (il Narodni dom di Trieste).

Il ruolo di Cossiga
Al dibattito hanno partecipato pure la senatrice Francesca Tubetti (FdI) che ha fatto riferimento all’accanimento manifestatosi nel secondo dopoguerra nei confronti di chiunque avesse indossato una divisa italiana. Il cav. Valfredo Porega, responsabile nazionale del Dipartimento pensionati d’Italia di Fratelli d’Italia, ha voluto rilevare che il primo presidente italiano a parlare dell’orrore delle Foibe fu Francesco Cossiga, mentre l’avvocato Luigi Piccarozzi ha stigmatizzando il torto morale arrecato agli esuli ai quali è stato negato un giusto risarcimento per i beni loro tolti. Infine, Orietta Pesle, pronipote del maresciallo Harzarich, ha parlato del monumento ai Martiri delle Foibe di Pagnacco nella Provincia di Udine, sorto grazie alla tenacia di Giuseppina e Sara, le sorelle di Arnaldo, e ha letto un’invocazione alle vittime delle Foibe scritta da mons. Antonio Santin.

Nel corso del convegno, la moderatrice Ilenia Petracalvina, ha letto ai presenti, tra i quali un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi di Gioventù nazionale – due lettere, una inviata da Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e la seconda dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. E nell’inaugurare il convegno la giornalista della Rai ha anche rivolto a nome degli organizzatori un ringraziamento particolare al cav. Porega e al ministro plenipotenziario Daniele Rampazzo, coordinatore per le minoranze e gli esuli in seno alla Direzione generale Europa e Politica commerciale internazionale del Ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (e membro del Consiglio di amministrazione dell’UpT, nda).

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