Il premier Andrej Plenković ha confermato che ci saranno ulteriori cambiamenti ai vertici delle aziende statali, dopo la serie di destituzioni avvenute giovedì 27 novembre. Rispondendo ai giornalisti a margine della conferenza del Partito Popolare Europeo (PPE), tenutasi a Zagabria, il primo ministro ha spiegato che le decisioni non sono state improvvise, ma “maturate da tempo”.
«Serve aria nuova nelle grandi aziende pubbliche»
Plenković ha ricordato che molti dei dirigenti rimossi erano in carica da anni: “Sono tutte grandi società, e chi le guidava era lì da molto tempo. Siamo grati per il contributo dato, ma era arrivato il momento di voltare pagina”.
Alla domanda se le destituzioni potessero rappresentare un messaggio politico anche verso alcuni membri del governo—con un riferimento particolare al vicepremier Oleg Butković—Plenković ha negato ogni collegamento.
Secondo il premier, i cambiamenti vanno letti nel contesto dell’entrata in vigore della nuova Legge sulle società statali, normativa che riforma la governance delle imprese statali. “Stiamo avviando una grande riforma. L’ho annunciata da tempo come una delle trasformazioni centrali di questo terzo mandato”, ha affermato.
Il legame con l’ingresso nell’OCSE
Plenković ha sottolineato inoltre che gli ultimi mesi dei negoziati per l’ingresso nell’OCSE richiedono un approccio più rigoroso alla gestione delle aziende pubbliche. “Sono passi necessari in questa direzione”, ha aggiunto, anticipando che “ci saranno ancora cambiamenti”.
Il caso Mikulić e le voci sull’arresto
Il premier ha smentito categoricamente le indiscrezioni secondo cui il capo dell’Ispettorato di Stato, Andrija Mikulić, sarebbe stato rimosso perché il governo era a conoscenza di un imminente arresto. “Non sapevamo nulla. Lui e il direttore dell’Istituto nazionale per l’assicurazione sanitaria, Lucian Vukelić, sono stati sollevati dall’incarico per altri motivi”, ha spiegato, senza però entrare nei dettagli.
Plenković ha ribadito che l’obiettivo è “un lavoro più agile ed efficiente” dell’Ispettorato di Stato, evitando di specificare quali carenze abbiano determinato l’insoddisfazione dell’esecutivo.
Nessun accordo sul presidente della Corte Suprema
Il premier ha affrontato anche le polemiche sulla candidatura di Mirta Matić alla guida della Corte Suprema. Ha dichiarato di non avere informazioni sull’esito della verifica dei servizi di sicurezza (SOA) e ha respinto l’idea che esista un accordo politico sul suo nome.
Un’affermazione che contrasta con quanto dichiarato dal presidente Zoran Milanović, il quale sostiene che un’intesa sia già stata raggiunta. “Quello che Milanović rappresenta come ‘accordo’ è probabilmente ciò che lui vorrebbe che fosse”, ha commentato Plenković.
“Non esiste alcun accordo preventivo con nessuno”, ha insistito. “Il processo seguirà la procedura prevista dalla legge. Attendiamo di vedere anche le audizioni dei candidati davanti alla Commissione per la Giustizia, se sarà convocata”.
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