Riforma fiscale. I sindaci di Fiume e Spalato: «Un trucco in chiave elettorale»

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Riforma fiscale. I sindaci di Fiume e Spalato: «Un trucco in chiave elettorale»
Ivica Puljak e Marko Filipović. Foto: Goran Žiković

I sindaci di Fiume e Spalato le cose non le mandano a dire. A poche ore dalla presentazione della proposta di riforma fiscale da parte del governo, è arrivata la reazione del primo cittadino di Fiume, Marko Filipović e di quello di Spalato, Ivica Puljak, giunto in primo luogo per sostenere l’Hajduk nella finale di Coppa Croazia contro lo Šibenik, che si è disputata questa sera a Rujevica. La squadra spalatina ha vinto per 2-0.
“Quello del governo altro non è che uno spettacolino del premier Plenković e dei suoi ministri. Si tratta di proposte che non trovano alcun riscontro nei programmi dell’Esecutivo, che non sono mai state sottoposte a dibattito con i rappresentanti delle amministrazioni locali, con le associazioni delle Città, dei Comuni e delle Regioni. Si tratta di una mossa – ha detto Filipović –, con la quale Plenković sembrerebbe essere colui che aumenta le paghe, mentre i sindaci, per compensare ciò che viene tolto loro, ovvero l’addizionale, andrebbero a ridurre gli stipendi. Ci sono molte amministrazioi locali che l’addizionale non ce l’hanno, è vero, e io non ho nulla in contrario all’aumento delle paghe dei cittadini. Credo di condividere tale posizione con gli altri sindaci. Viviamo in Croazia, in uno dei Paesi meno sviluppati dell’Unione europea, in cui solo 12 euro su 100 delle entrate complessive realizzate vengono spesi a livello locale, con lo Stato che gestisce il resto. Nei Paesi più sviluppati il rapporto è decisamente diverso”.
Senza l’addizionale il Bilancio cittadino fiumano viene privato di 9 e quello spalatino di 12 milioni di euro. Da Fiume oggi, da Spalato, Zagabria, Osijek e dalle altre Città croate domani, come annuncia Filipović, verrà lanciato un messaggio chiaro. “Stiamo entrando in un clima elettorale, ma questo è decisamente troppo. Mi aspetto che vengano illustrate con più precisione le misure di compensazione. Avremo difficoltà nella stesura del Bilancio di previsione per l’anno prossimo. È un’umiliazione per gli enti locali. Siamo insoddisfatti per l’approccio da parte del governo. In passato le proposte di riforma erano sempre state discusse, in un modo o nell’altro, con i rappresentanti degli enti locali, mentre ora hanno fatto tutto da soli. Spero che quest’arroganza costi cara a chi governa, già alle prossime elezioni. Intendiamo alzare la voce a partire dalla convocazione dell’assemblea dell’Associazione delle Città”. Ivica Puljak, sindaco di Spalato, ha commentato che le paghe in Croazia sono basse. Il motivo? “Se l’HDZ non avesse venduto il Paese, sarebbero superiori di almeno 500 euro. Invece di pensare al modo in cui risparmiare, il governo di Andrej Plenković ha deciso di fare i conti con le Città più grandi, una punizione nei confronti dei sindaci di Zagabria, Spalato e Fiume, che appartengono a opzioni politiche progressiste, quelle che hanno consentito lo sviluppo delle grandi municipalità europee. Questo del governo è un duro colpo verso le grandi Città che sono la locomotiva dello sviluppo in Croazia. Noi cercheremo di fare ciò che è possibile per sventare l’aumento dei prezzi dei servizi per i nostri cittadini. Se Plenković parla della necessità di dare maggiore autonomia agli enti locali, ebbene può consentire loro, per esempio, di gestire il demanio marittimo senza dover avere come tramite la Regione o lo Stato. Ciò che è stato fatto finora è decisamente in chiave elettorale”.
Plenković sostiene di voler dare maggiore autonomia fiscale agli enti locali. È vero? “Quanto viene proposto, come ho già detto, non è contenuto in alcun documento programmatico del governo. È un trucco elettorale. Aboliscono una tassa per dare più soldi in busta paga ai cittadini, mentre noi, per compensare ciò che ci viene tolto, abbiamo la libertà di aumentare l’imposta sul reddito. In altre parole, noi dobbiamo chiedere ai Consigli cittadini di approvare l’aumento delle tasse”.
Per ora tanto, ma siamo sicuri che già nei prossimi giorni le reazioni arriveranno da tutte le parti, mentre al cittadino comune molte cose non risulteranno molto chiare. Avere più euro in busta paga, 20, 30 o 40 al mese, è un concetto chiaro. È più difficile comprendere ciò che si perde in un contesto più vasto, quello dei servizi che, magari, occorrerà pagare di più. I sindaci rispondono all’unisono: “Faremo tutto il possibile affinché non ne risentano i cittadini”.

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