L’area dell’ex complesso industriale di via Bilaj, a Gospić, risulta contaminata da rifiuti pericolosi e costituisce una fonte di inquinamento destinata ad aggravarsi senza un intervento di bonifica. È quanto emerge dalla perizia ambientale resa pubblica giovedì dall’Ufficio croato per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata (Uskok), nell’ambito dell’inchiesta sul presunto smaltimento illecito di rifiuti che vede tra i principali indagati i coniugi Josip e Monika Šincek.
La procura ha deciso di diffondere il documento, nonostante il procedimento sia coperto dal segreto istruttorio, ritenendo prevalente l’interesse pubblico a conoscere l’entità dell’inquinamento.
«Contaminazione significativa»
Lo studio, realizzato dal Dipartimento di Geotecnica dell’Università di Zagabria su incarico dell’Uskok, descrive una situazione definita preoccupante. Nell’area sono state individuate ingenti quantità di rifiuti di diversa natura, compresi materiali classificati come pericolosi ed ecotossici.
Le analisi hanno rilevato concentrazioni particolarmente elevate di sostanze nocive, tra cui rame, zinco, piombo e antimonio. Secondo gli esperti, le indagini confermano che l’inquinamento ha già interessato il suolo e si è esteso oltre i confini del sito di smaltimento, pur rimanendo circoscritto a livello locale.
I tecnici hanno inoltre documentato i principali meccanismi di diffusione degli agenti contaminanti: infiltrazione nel terreno, dispersione di particelle e microplastiche, trasferimento nella vegetazione e una possibile connessione idrogeologica con le acque sotterranee.
Rischio di peggioramento
Nelle oltre 350 pagine della perizia si conclude che l’impatto ambientale, pur limitato territorialmente, è già responsabile di modifiche permanenti dell’ecosistema.
Secondo gli esperti, l’assenza di interventi di risanamento trasformerebbe il sito in una sorgente continua di contaminazione, con il rischio di un progressivo ampliamento dell’area interessata e di un aumento degli effetti sull’ambiente e sulla salute pubblica.
Una successiva integrazione della perizia rafforza inoltre le conclusioni iniziali, confermando il modello idrogeologico elaborato durante gli accertamenti e indicando una maggiore attendibilità delle valutazioni relative al possibile coinvolgimento delle falde acquifere.
L’inchiesta
Nei giorni scorsi il procuratore di Stato Ivan Turudić aveva anticipato che avrebbe autorizzato la pubblicazione della perizia prima dell’inizio del processo, definendone i risultati tutt’altro che rassicuranti. “L’area della Lika è inquinata e i cittadini hanno il diritto di conoscere l’entità del danno”, aveva dichiarato.
L’inchiesta dell’Uskok era stata avviata nel febbraio dello scorso anno e coinvolge, oltre ai coniugi Šincek, altre otto persone e quattro società. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe organizzato l’importazione di rifiuti plastici triturati e di altri scarti provenienti da Slovenia e Italia, oltre a gestire rifiuti sanitari e industriali raccolti in Croazia, successivamente interrati o abbandonati illegalmente in diversi siti tra Gospić, Varaždin e Benkovac (Bencovazzo).
Le indagini sono state successivamente estese ad altri tre cittadini croati sospettati di gravi reati ambientali e hanno coinvolto anche funzionari pubblici. Tra questi figura Jerko Kostelac, consulente della Regione della Lika e di Segna, accusato di aver rilasciato, su sollecitazione dei coniugi Šincek, due autorizzazioni irregolari per la gestione dei rifiuti a Gospić.
Secondo indiscrezioni riportate dai media croati, gli investigatori stanno inoltre approfondendo il ruolo di Franciska Dodić, socia di Monika Šincek nella società Izoxeco, attiva nella produzione di manufatti in calcestruzzo.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































