Reuters: crisi del greggio tra Croazia e Slovacchia

Il gruppo slovacco accusa l’operatore croato di mettere a rischio la diversificazione energetica dell’Europa centrale

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Reuters: crisi del greggio tra Croazia e Slovacchia
Gli impianti della Janaf a Castelmuschio (Omišalj), sull'isola di Veglia (Krk). Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

La compagnia slovacca Slovnaft, parte del gruppo energetico ungherese MOL, ha denunciato una riduzione significativa nelle consegne di petrolio non russo da parte dell’operatore croato JANAF, gestore dell’Oleodotto Adriatico. Secondo Bratislava, questa decisione potrebbe compromettere seriamente i piani di riduzione della dipendenza dal greggio russo e mettere a rischio la sicurezza energetica della regione, scrive l’agenzia Reuters.

Forniture ridotte per «motivi tecnici»

Slovnaft afferma che JANAF ha giustificato il taglio delle consegne con “ragioni tecniche”, ma la compagnia ritiene che dietro vi siano motivazioni legate alle recenti sanzioni statunitensi contro la Serbia. Il portavoce Anton Molnar ha dichiarato che il blocco comporta la perdita di circa 90mila tonnellate di petrolio Arab Light, previste per ottobre e novembre.

“Ci è stato detto che queste quantità servono a mantenere il flusso nel sistema dopo la sospensione delle forniture alla Serbia”, ha spiegato Molnar, riferendosi alla decisione di Washington di sanzionare la compagnia serba NIS, controllata dal gruppo russo Gazprom Neft.

La replica: «Nessuna violazione contrattuale»

Da parte sua, JANAF respinge ogni accusa di inadempienza, sostenendo di aver rispettato pienamente gli obblighi contrattuali e di aver semplicemente adattato il sistema alle “nuove condizioni di mercato”.

In un breve comunicato, l’operatore croato ha ricordato che la sospensione delle forniture verso la Serbia è stata una conseguenza diretta delle sanzioni americane, non di una propria decisione.

La sfida della diversificazione energetica

La raffineria Slovnaft, situata a Bratislava, storicamente elabora petrolio russo trasportato attraverso l’oleodotto “Družba”, ma negli ultimi mesi ha cercato di aumentare la quota di greggio proveniente da fonti alternative. L’obiettivo per l’autunno era di raggiungere una quota del 50% di petrolio non russo, ma la riduzione imposta da JANAF ha reso questo traguardo difficilmente raggiungibile.

Nonostante goda ancora di un’esenzione temporanea dalle sanzioni europee, Slovnaft – come l’intero gruppo MOL – si prepara a una futura completa transizione verso fonti non russe, in linea con la politica energetica dell’Unione europea.

L’Oleodotto Adriatico: risorsa strategica e punto critico

la JANAF rappresenta per Slovacchia e Ungheria l’unica vera alternativa al sistema “Družba”. Tuttavia, i due Paesi lamentano da tempo limiti di capacità e costi elevati per il trasporto attraverso la Croazia.

Secondo gli accordi attuali, JANAF convoglia circa 2,1 milioni di tonnellate di petrolio all’anno verso le raffinerie MOL, ma la domanda crescente di fonti non russe sta mettendo sotto pressione l’intera infrastruttura.

Il contesto politico: Europa, Stati Uniti e il ruolo di Orban

La controversia si inserisce in un quadro politico delicato. Budapest e Bratislava mantengono rapporti complessi con Bruxelles a causa della loro posizione più prudente sulle sanzioni contro Mosca.

Le recenti sanzioni statunitensi contro le compagnie russe Lukoil e Rosneft hanno ulteriormente irrigidito il contesto, rendendo più difficile per l’Europa centrale garantire approvvigionamenti stabili.

Il premier ungherese Viktor Orban ha recentemente dichiarato di voler “trovare vie alternative alle sanzioni” e ha annunciato un incontro con il presidente americano Donald Trump per discutere di cooperazione energetica.

La disputa tra Slovnaft e JANAF mette in luce la fragilità della rete energetica europea orientale, ancora fortemente intrecciata con gli interessi russi e le decisioni politiche internazionali.

Per Slovacchia e Ungheria, il percorso verso la piena indipendenza dal greggio di Mosca resta un obiettivo lontano e costellato di ostacoli tecnici, economici e geopolitici.

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