Cianfarani-Klevisser: «Riconsiderare le priorità delle nostre vite»

Renato Cianfarani e Florinda Klevisser

Abbiamo raggiunto per telefono Renato Cianfarani nella sua casa di famiglia a Roma, dove vive con sua moglie, la geografa e scrittrice fiumana Florinda Klevisser. Il diplomatico, oggi alto funzionario della Direzione generale Unione Europea del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, già console generale d’Italia a Fiume dal 2011 al 2015, ha affrontato con una certa preoccupazione i primi giorni di crisi, per poi quasi abituarcisi. In questo momento lavora da remoto, come tanti.
“I primi giorni sono stati particolarmente stressanti perché si è passati molto rapidamente dalla vita consueta a una vita completamente diversa. Non ci rendiamo conto di quante abitudini seguiamo e di come diamo tante cose per scontate. Comunque ormai abbiamo instaurato una certa routine ed è solo questione di avere un po’ di pazienza. Di cose da fare, anche senza uscire, ce ne sono tantissime”, afferma. Su questo fatto è assolutamente d’accordo sua moglie Florinda, impegnata in questo periodo nella scrittura di un nuovo volume, la cui pubblicazione è stata provvisoriamente bloccata fino al rientro dell’emergenza.
“Personalmente la vivo bene – assicura – a parte la grande preoccupazione per i miei cari e la tristezza che è impossibile non provare a ogni bollettino a causa dell’impressionante numero di decessi. Poco prima dell’insorgere della crisi, ho partecipato a un seminario sulla scienza della mente tibetana tenuta dal lama Geshe Lobsang Choegyal Rinpoche alla Comunità degli Italiani di Fiume. Normalmente insegna al tempio di Dharamsala insieme al Dalai Lama, e questo è stato il suo primo viaggio in Europa. È stata una grande fortuna per me, perché ho imparato moltissime cose su come controllare la mente per non farmi travolgere dalla paura. In questi momenti mi sta tornando particolarmente utile. Invito tutti a rivolgere più attenzione al proprio intelletto, per non esserne in balia”.
In riferimento alle misure adottate dall’Italia per combattere la diffusione del virus, Cianfarani sostiene che “molti non se ne sono accorti, ma le attività di preparazione erano iniziate già il 31 gennaio scorso con la proclamazione dello stato d’emergenza; poi le misure di isolamento dei primi focolai in Lombardia e in Veneto sono state tempestive. Non credo che in quel momento si potesse fare di più. Siamo stati fra i primi Paesi colpiti e non si avevano molte informazioni sulle caratteristiche di diffusione di questo nuovo virus. Purtroppo anche molti medici sono stati contagiati. Dal 9 marzo gli spostamenti sono stati ridotti a quelli per lavoro e per la spesa, facendo anche molto affidamento, quando possibile, sul lavoro da remoto; poi dal 23 marzo anche la maggior parte delle industrie è stata chiusa. Il governo ha poi varato anche delle prime misure per proteggere i lavoratori e per compensare la riduzione delle attività economiche. Soltanto ora, grazie al lavoro dei nostri bravissimi ricercatori, si è capito che il virus era già presente in Italia a gennaio e che era più diffuso di quanto si credesse; sono certo che la nostra esperienza sarà molto utile agli altri Paesi e vedo che molti hanno già adottato misure analoghe alle nostre”.
Secondo Klevisser “le misure sono simili a quelle adottate ora in Croazia. Siamo a casa ormai da quasi tre settimane e ci muoviamo soltanto per fare la spesa, una volta a settimana. Da quel che vedo, anche i miei vicini di casa fanno altrettanto e uscendo si incontrano pochissime persone. Quasi tutti portano guanti e mascherina. Credo che il governo abbia reagito bene. La situazione non è per niente semplice da gestire e l’evoluzione è stata talmente rapida che ha sorpreso tutti. L’errore lo vedo piuttosto nei tagli ai posti letto negli ospedali fatti nel passato, ma è inutile piangere sul latte versato. Questa situazione ha messo in luce la fragilità del sistema, sia sanitario sia economico del Paese e spero che sia una scuola per migliorarlo”.
Fino a qualche mese fa, nessuno avrebbe potuto prevedere che la crisi sanitaria dovuta al Covid-19 avrebbe assunto i connotati di una pandemia a livello globale. Ne sono profondamente colpiti anche i coniugi Cianfarani.
“Francamente non me lo sarei mai aspettato – afferma il diplomatico –. Almeno astrattamente sappiamo di vivere in un Paese soggetto ad alluvioni, terremoti ed eruzioni. Anche l’inquinamento è molto preoccupante, soprattutto quello atmosferico in Val Padana, che causa migliaia di morti ogni anno e quello da veleni di ogni tipo riversati nella ‘terra dei fuochi’. Di nuovi virus molto pericolosi nel mondo ce ne sono stati stati diversi, come la SARS e la MERS, ma alla fine non sono arrivati in Europa, mentre batteri resistenti agli antibiotici esistono già, ma sono poco diffusi. I cambiamenti climatici sono poi visibili e inquietanti, anche se più graduali. Una vera e propria pandemia non l’avevo mai immaginata. Gli unici precedenti sono nei libri di fantascienza e nei film, anche se per fortuna il tasso di mortalità del COVID non è così catastrofico”.
“Penso che nessuno di noi potesse mai immaginare una cosa simile – aggiunge Klevisser –. Passiamo il tempo a lamentarci un giorno perché piove, l’altro perché il sole scotta o perché aspettiamo troppo a lungo l’autobus… Non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo nella nostra vita, ogni giorno. Forse ora abbiamo il tempo di riflettere e speriamo di goderci di più tutte le cose, una volta passata quest’emergenza”.
Che cosa cambierà nel piccolo dei nostri interlocutori e nel mondo in generale? “È un’occasione per riconsiderare le priorità nelle nostre vite, sia rispetto a noi stessi che nelle relazioni con gli altri. Adesso sappiamo di essere più fragili e quali sono i valori che contano di più e ai quali ispirarci. Spero anche che la gente si renda conto di quanto siamo interdipendenti – puntualizza Cianfarani – e di come le nostre azioni possono avere grandi conseguenze per gli altri; nonostante qualche episodio, credo ci sarà più considerazione nei confronti dell’interesse comune, a partire dalla tutela della nostra salute e del nostro ambiente”.
Sua moglie non può che sostenere questa tesi. “Nel mio piccolo, spero anche che cambi la mia gestione del tempo. Sono sempre a rincorrerlo e a fare mille cose. Perfino ora che sono chiusa in casa arrivo a fine giornata con una lista di cose che non sono riuscita a fare. Ho iniziato a dedicare più tempo alla mia crescita personale, con lo studio e la lettura. Spero di continuare. Mi auguro che anche il mondo stia reagendo alla situazione stimolando la capacità di resilienza e che ne usciremo tutti più consapevoli della nostra fragilità e delle nostre potenzialità”.
È innegabile che in questa situazione così incerta, in cui il pericolo di contagio è altissimo, la paura sia tanta. Motivo di preoccupazione per Renato Cianfarani sono i suoi affetti.
“Essendo in condizioni di salute piuttosto buone, per me stesso sono abbastanza tranquillo. La preoccupazione maggiore è per i miei cari, che si trovano in diverse parti del mondo e per i quali da lontano posso fare poco”. Non è da meno Klevisser, i cui genitori e parenti vivono a Fiume. “Ho paura per la loro salute. Inoltre, temo che non sappiamo fare tesoro di questa dura lezione. Il mondo in questo momento è meno inquinato e sta crescendo la consapevolezza che siamo tutti collegati e che ogni nostra azione ha conseguenze sugli altri. Lo ritengo un bene prezioso”.
Un altro aspetto di essenziale importanza è quello economico e occupazionale, che inizierà a farsi sentire soprattutto a crisi rientrata.
“Personalmente ho un lavoro stabile, che mi permette di fare qualcosa di concreto per il mio Paese – spiega l’ex console fiumano –, e una posizione economica che credo abbastanza sicura. Sono invece preoccupato per le difficoltà che molti italiani stanno già subendo, purtroppo molti lavori sono precari o non ben retribuiti. Sarà un brutto anno e ci vorranno diversi mesi per tornare alla situazione di partenza. Un grande aiuto sta già venendo dall’UE, ma l’Italia sta anche pagando alcune debolezze strutturali e un debito pubblico accumulato negli ultimi trent’anni molto pesante”.
Il pensiero di Florinda è rivolto alle conseguenze sull’economia. “Saranno sicuramente pesanti. Credo che questo momento rappresenti un cambiamento epocale e forse lo sarà anche per il mondo dell’occupazione. È la prima volta nella storia in cui tante persone lavorano da casa e molti si sono inpegnati a fare attività online, un po’ per aiutare e un po’ come svago. Con delle amiche ci siamo inventate ad esempio il Talk Virus, una specie di talk show realizzato online per sostenere il Made in Italy . Potete seguirci ogni domenica alle 19 su Instagram sul profilo di Maria Laura Berlinguer. Ogni piccolo aiuto conta, come nella vita così anche per l’economia del Paese. A questo proposito, non vedo l’ora che sia tutto finito e che possa uscire finalmente la mia Guida di Fiume realizzata per Morellini Editore, che è pronta per la stampa e in attesa che si possa pubblicare. Questa situazione è veramente un duro colpo per la mia città, quest’anno Capitale europea della cultura, e spero che il mio contributo sotto forma di guida sia di aiuto per la ripresa del suo turismo”.
E infine, una domanda un po’ introspettiva: che cosa hanno scoperto di sé stessi in quest’isolamento forzato?
“Nonostante tutto, siamo privilegiati rispetto ai nostri genitori o nonni, che furono travolti da due guerre mondiali devastanti, delle quali forse abbiamo perso il ricordo e dai periodi di scarsità che seguirono. Siamo anche fortunati rispetto a chi vive in Paesi dove non c’è, o non funziona, l’assistenza pubblica e dove anche una banale malattia si può trasformare in catastrofe. Smettiamo quindi di lamentarci e apprezziamo quello che abbiamo”, concludono.

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