Nel corso dell’ultima seduta del Sabor prima della pausa estiva, il clima si è improvvisamente surriscaldato a causa della proposta di rinnovo del mandato per Bojan Fras e Michael Faulend, attuali vicegovernatori della Banca centrale croata (HNB). La discussione, apparentemente tecnica, ha invece scatenato un acceso confronto tra Nikola Grmoja, deputato del Most, e Furio Radin, vicepresidente del Sabor e rappresentante della minoranza italiana.
La miccia è stata accesa dall’intervento di Grmoja, che ha attaccato duramente la maggioranza per aver riproposto due nomi “responsabili di non aver fatto nulla contro l’inflazione”, accusando indirettamente anche l’opposizione per non aver sollevato critiche al riguardo.
“È inaccettabile che in una delle ultime sedute si inserisca una questione tanto importante come se fosse un punto secondario. Questi signori non hanno fatto nulla per contenere l’inflazione, ma hanno continuato a spendere senza criterio. E ora li premiamo con un altro mandato?”, ha dichiarato Grmoja con tono polemico.
Rivolgendosi direttamente alla presidenza dell’aula, occupata in quel momento da Furio Radin, Grmoja ha insinuato che la maggioranza – compreso lo stesso Radin – fosse stata “ricattata” per accettare i rinnovi. Parole forti, che Radin non ha lasciato passare: gli ha subito inflitto una prima ammonizione formale.
“Solo una persona ricattata può alzare la mano per votare a favore di chi ha lavorato male”, ha insistito Grmoja, provocando ulteriori due ammonizioni che lo hanno poi escluso dal proseguimento del dibattito.
Nonostante ciò, il deputato del Most ha continuato a parlare, contestando le ammonizioni e affermando che “non si può punire un parlamentare solo per quello che dice”. Radin ha quindi convocato una breve sospensione dei lavori per riportare ordine, ma Grmoja ha proseguito a parlare, in parte anche con il microfono disattivato, il che ha creato confusione in aula e reso necessaria un’ulteriore interruzione.
Nel merito, il presidente della Commissione per le nomine, Pero Ćosić (HDZ), ha precisato che la proposta non è stata “infilata” all’ultimo momento, ma che l’iter è partito già il 6 giugno. “I mandati in scadenza a luglio giustificano il voto ora. Non c’è stato alcun ricatto”, ha affermato Ćosić.
In tutto questo, Furio Radin ha mantenuto il ruolo istituzionale di garante del dibattito parlamentare, pur finendo – suo malgrado – al centro di uno scontro politico acceso.
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