Radin: «Dittatore io? Sono antiautoritario»

Il vicepresidente del Sabor e deputato CNI Furio Radin risponde alle critiche e rispolvera il suo '68 parigino

Il deputato CNI, Furio Radin. Foto Patrik Macek/PIXSELL

La principale sfida della CNI in questo momento è costituita dalla promozione del bilinguismo, ossia del diritto all’uso paritetico della lingua italiana in tutto il territorio d’insediamento storico dei connazionali. Ad affermarlo è stato il vicepresidente del Sabor e deputato della minoranza italiana al Parlamento croato, Furio Radin, nel corso della trasmissione Zapadna strana, andata in onda venerdì scorso sulle frequenze dell’emittente regionale commerciale TV Nova di Pola.
Lo spirito dei ‘90
“Circa la metà degli abitanti dell’Istria è in grado d’intendere e comunicare più o meno bene in italiano. Tuttavia, a livello ufficiale la lingua italiana è usata troppo poco. Abitualmente i politici, quando devono tenere un discorso, pronunciano poche parole in italiano per passare poi al croato. Non è una buona prassi”, ha dichiarato Radin. “Dobbiamo ritrovare – ha proseguito – lo spirito che vigeva negli anni ’90 in quel partito che ha scritto assieme a noi gli Statuti di tutte le Città e Comuni nei quali oggi vige il bilinguismo, che del resto è in vigore anche a livello regionale. Dobbiamo tornare a quel settennato quando noi, e per noi intendo l’Unione Italiana, ci battevamo a Zagabria, fianco a fianco con i rappresentanti di questo partito per lo Statuto istriano”. “Dobbiamo ritrovare questo spirito che, con il cambio generazionale, pian piano si sta smarrendo”, ha rilevato il vicepresidente del Sabor. “Ho un solo consiglio da dare a questi nuovi e giovani politici e funzionari. Tornate anche alla lingua italiana. Non mi stancherò mai di ripetere che in Istria non esistono una minoranza italiana e una maggioranza croata, in Istria convivono due componenti culturali e nazionali quella italiana e quella croata per l’appunto. Senza queste due componenti l’Istria è un’entità indefinita che non si distingue dalle altre Regioni”, ha detto Radin.
Società bietnica
“Questa è una società bietnica come è sancito nell’Accordo italo-croato sulle minoranze, nel quale sta scritto che in tutti i Comuni e Città dove vivono storicamente gli italiani bisogna che ci sia il bilinguismo. I trattati sono stati firmati dai governi dei due Paesi, ma quando s’inizia a parlare della loro attuazione tutti si ricordano di noi che continuiamo a ripeterlo tutti i giorni, ma nessuno si ricorda dell’Italia e della Croazia i cui governi li hanno firmati e sui quali bisognerebbe far pressione affinché li attuino”, ha puntualizzato Radin, aggiungendo d’attendersi dall’Esecutivo Plenković che i piani d’azione (per le minoranze nazionali) siano preparati quanto prima.
Arrabbiature
Nel corso dell’intervista rilasciata a Isabelle Vidajić, Radin si è soffermato pure sull’articolo “Milioni di euro erogati ogni anno in sostegno dell’identità italiana nell’ex Yugoslavia. Ma nessuno controlla”, pubblicato sull’edizione on line del quotidiano La Repubblica lo scorso 6 agosto, nel quale la giornalista Floriana Bulfon ha riportato le dichiarazioni rilasciate dall’ex Console generale d’Italia a Capodistria, Maria Cristina Antonelli, e dal connazionale Silvano Zilli di Rovigno, che hanno criticato il modo nel quale vengono gestiti i fondi erogati dall’Italia a sostegno della minoranza italiana in Croazia e Slovenia. Nell’articolo vengono esaminate pure le ricadute sul legame identitario e culturale dei connazionali con la Nazione Madre. Nel testo sono riportate, inoltre, le precisazioni fornite dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI) sui controlli sulla spesa dei fondi in questione e del presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che ha contestato gli appunti mossi da Zilli e dalla Antonelli.
Fare ancora di più
“La minoranza italiana e l’UI promuovono tantissime attività culturali. Se però mi chiedete se sia possibile fare ancora di più vi rispondo in modo affermativo. È possibile fare di più anche quando si fa molto. Anzi, mi farà piacere se l’ex Console generale Antonelli, che nella mia vita ho incontrato in pochissime occasioni, si presenterà qui da noi a insegnarci in che modo diffondere la cultura. Dal suo approccio mi pare di capire che sia dell’opinione che noi poveri provincialotti non sappiamo come farlo”, ha osservato Radin, che nell’articolo pubblicato dalla testata romana è stato imputato di essere (assieme a Tremul) un “piccolo dittatore”. “Se esiste una cosa che mi fa arrabbiare è sentirmi dire di essere una persona autoritaria. Sono antiautoritario da sempre. Nel 1968 stavo a Parigi dove c’era il movimento antiautoritario. Ho incentrato la mia tesi di dottorato su questo tema. Quando mi rinfacciano di essere un dittatore mi viene spontaneo rispondere in modo volgare, ma poi mi trattengo”, ha dichiarato Radin, rinfacciando alla Antonelli di essersi fatta avanti solo dopo essersi ritirata in pensione e parecchi anni dopo essersene andata da Capodistria.
Una strana situazione
“Questa è una situazione strana. Antonelli ha concluso il suo mandato a Capodistria nel 2014. Nel 2015 è tornata qui per fare un’ispezione, assieme ad altre persone, che hanno fatto una relazione risultata molto buona nei nostri confronti. Pertanto siamo rimasti esterrefatti da quanto è stato detto dalla Antonelli”, ha notato Radin.
Controlli
Interpellato sui controlli ai quali sono soggetti i finanziamenti destinati dall’Italia alla CNI, Radin ha spiegato che l’iter per l’approvazione dei singoli progetti in seno all’UI dura mediamente due anni. “Le proposte di un gruppo di persone o di una Comunità degli Italiani vengono sottoposte prima all’attenzione della Giunta esecutiva e poi dell’Assemblea dell’UI composta da una settantina di consiglieri. Se superano questi primi due filtri le proposte devono essere vagliate pure dal Comitato di coordinamento”, ha chiarito Radin, spiegando che quest’ultimo è formato da due Ambasciatori (quelli italiani a Zagabria e Lubiana), da due Consoli generali (quelli italiani a Fiume e Capodistria), dai delegati dell’UPT, del MAECI, della Regione autonoma FVG e dell’UI. “A presiedere il Comitato di coordinamento è una persona indicata dalla Farnesina. Dunque l’Antonelli a suo tempo ha partecipato a tutte queste decisioni, incluse quelle che ora ci rinfaccia. Ma non basta. Tutte queste decisioni vengono trasmesse ancora una volta a Roma, sotto forma di contratti, per essere esaminate dalla Corte dei conti e solo a quel punto, se tutto è a posto si può procedere con la pubblicazione di una gara pubblica”, ha puntualizzando Radin, ricordando che l’UI è soggetta anche ai controlli dei revisori croati. Ha spiegato che la CNI ha investito nell’acquisto delle sedi delle CI di Valle, Visinada e Cherso per lanciare un messaggio ben preciso: “Sottolineare che si tratta di territori nei quali la presenza italiana ha radici plurisecolari”. Ha spiegato che la società Pleter (una Srl fondata dalla Repubblica di Croazia e collegata al Ministero della Difesa) è stata l’unica a concorrere al bando per la concessione del bar di Castel Bembo. “Non si sono presentati con bazooka, carri armati e aerei militari, bensì con fiaschi di malvasia e piatti di fusi e salsicciotti, per assicurare un servizio di catering ad alto livello. Il fatto che alla signora Antonelli dia fastidio che ci sia di mezzo l’Esercito croato è discutibile, in quanto siamo tutti alleati in seno alla NATO”, Radin ha fatto presente che all’inaugurazione della CI di Cherso, ospitata in un palazzo storico, aveva partecipato l’allora ministro della Cultura (Andrea Zlatar Violić), mentre a Visinada era intervenuto l’allora Presidente della Repubblica (Ivo Josipović). Per quanto riguarda le dinamiche elettorali, Radin ha fatto presente che il risultato da lui conseguito alle Parlamentari del 5 luglio scorso (890 voti) va letto in un contesto di generale distanziamento dalla politica, di candidatura unica per il seggio CNI e di obbligo di scelta per i connazionali tra il voto etnico e quello generale per i partiti.

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