Quando il Vjesnik dominava i media: dentro la storia del palazzo che cambiò l’informazione

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Quando il Vjesnik dominava i media: dentro la storia del palazzo che cambiò l’informazione
Foto Matija Habljak/PIXSELL

Alto 67 metri distribuiti su 16 piani, il Vjesnik non era solo un grattacielo: era il manifesto architettonico di un’epoca che credeva nel progresso, nella modernità e nella potenza della tecnologia. Nel cuore di Zagabria, lungo la Slavonska avenija, questa torre color arancio-bruno fu per decenni simbolo del più ambizioso ottimismo modernista. E soprattutto, fu il fulcro di uno dei complessi editoriali più importanti dell’ex Jugoslavia.

Video: Matija Habljak/PIXSELL

Il cuore pulsante dell’informazione
Nel periodo di massimo splendore, il grattacielo ospitava la redazione del quotidiano Vjesnik, da cui prese il nome, e coordinava l’intera produzione di una potente macchina editoriale. Da quelle stanze, dalle tipografie e dai corridoi colmi di giornalisti, uscivano alcuni dei titoli più noti della regione: Studio, Start, Vikend, Svijet, SN-revija, Izbor, Kviz, Danas, Arena, Erotika, l’intera collana dei “Romani i stripovi” che includeva anche Alan Ford, fino a tre quotidiani di grande tiratura: Vjesnik, Večernji list e Sportske novosti.

Il compianto scrittore e giornalista Renato Baretić descrisse così il grattacielo, sei anni fa, in un commento per tportal: “Quel grande cubo marrone-arancione mi è sempre sembrato brutto, soprattutto quando vicino a lui sorsero edifici molto più impressionanti, come la Zagrepčanka e poi la Cibona Tower. In confronto, il Vjesnik appariva socialisticamente noioso, rigido, poco attraente. Ma quella era solo l’estetica. La cosa importante era ciò che usciva da quelle porte, non ciò che si vedeva da fuori”.

Un progetto ambizioso, nato tra difficoltà
Il grattacielo fu progettato dall’architetto Antun Ulrich e realizzato in seguito a un concorso del 1957. La costruzione, però, fu tutt’altro che lineare: durò ben nove anni, dal 1963 al 1972, frenata da problemi finanziari e continui intoppi organizzativi. Al completamento, si presentava come uno dei più moderni edifici d’affari d’Europa.

Foto Josip Mikacic/PIXSELL

La sua facciata in vetro riflettente dai toni aranciati e bruni divenne per decenni un punto di riferimento visivo nel settore occidentale della città. Sul tetto, l’inconfondibile antenna radio aggiungeva un tratto distintivo alla silhouette dell’edificio. Ulrich si era ispirato alla nuova generazione di torri americane del dopoguerra: linee pulite, superfici lisce, ampie vetrate, una struttura in cemento armato pensata per raccontare un futuro che sembrava inarrestabile.

Il lento declino del colosso editoriale
Poi lo scenario cambiò. Con la trasformazione del sistema politico e il terremoto economico che investì il mercato dei media, il complesso Vjesnik perse progressivamente la sua funzione originaria. Privatizzazioni, incertezze finanziarie e la disgregazione del grande apparato editoriale portarono allo spostamento delle redazioni, alla chiusura delle tipografie e all’abbandono graduale degli uffici.

Foto Patrik Macek/PIXSELL

Negli ultimi vent’anni, il grattacielo è rimasto in gran parte vuoto, utilizzato solo sporadicamente come sede temporanea per qualche attività o ufficio. Un gigante silenzioso, immobile, rimasto a guardare la città cambiare attorno a lui.

Oggi la maggioranza degli spazi del complesso, che si estende su circa 30.000 metri quadrati, appartiene alla Repubblica di Croazia. Quote minoritarie sono in mano a VLM Nekretnine, alla Allegheny Financial e ad altri soggetti privati.

Il Vjesnik era già un monumento al passato. L’incendio che l’ha avvolto nelle ultime ore gli ha restituito una tragica e improvvisa visibilità, riportandolo al centro dell’attenzione pubblica. Un simbolo che brucia, e con esso un pezzo di storia della capitale croata.

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