Quando il dialogo inizia dal basso

Il presidente dell’UI alla presentazione di un volume sui rapporti interetnici e politici

Maurizio Tremul

Possono dialogare insieme destra e sinistra, senza rinunciare alle proprie memorie storiche, per cercare di capirsi a vicenda? Sembra proprio di sì e a dare il buon esempio è l’Austria, o meglio le componenti slovena e austriaca della Carinzia. Lo spunto viene da un volume presentato ieri che potrebbe fungere da apripista per un dialogo fecondo anche dalle nostre parti tra i fautori di visioni storiche e politiche che possono sembrare inconciliabili.
Il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, è stato infatti ieri a Lubiana, nella sua veste istituzionale, ospite dell’istituto per gli Studi etnici, per la presentazione del volume bilingue (sloveno-tedesco) “Slovenija-Österreich. Befreiendes Erinnern-Osvobajajoče spominjanje. Dialoško obravnavanje zgodovine-Dialogische Aufarbeitung der Vergangenheit” (“Slovenia-Austria. Liberare la memoria. Trattazione dialogica della storia”).
Il libro è frutto di un pluriennale dialogo tra ricercatori sloveni e austriaci ed esponenti della società civile, con l’obiettivo di creare la Regione della pace Alpe-Adria. Si tratta di un dialogo aperto e inclusivo tra e nei due Paesi sulla storia del Secolo breve, dei drammi e delle contrapposizioni ideologiche e nazionali che l’hanno contraddistinto. Il dialogo tratta pure le problematiche della Comunità Nazionale Slovena in Carinzia e di quella Austriaca in Slovenia.
Il progetto è stato presentato dai curatori della pubblicazione: Danijel Grafenauer, Daniel Wutti, Werner Wintersteiner, Jan Brousek, Franci Pivec, nonché dal presidente dell’UI che è pure intervenuto durante la conferenza stampa. Infatti, il corposo volume contiene anche un’intervista a Tremul incentrata sulla realtà della CNI in Slovenia e Croazia, assieme a Rudi Pavšič, storico leader dell’SKGZ, curata da Danijel Grafenauer.
Ad avviare questo tentativo che potremmo definire pionieristico di dialogo sono stati dei raggruppamenti della destra austriaca e della sinistra slovena della Carinzia (quest’ultima erede del Fronte di liberazione), con in testa Marjan Sturm e Josef Feldner. Un dialogo quindi tra eredi di regimi altrimenti agli antipodi. A dare il loro contributo, per la realizzazione del volume congiunto, sono stati anche gli studiosi dell’Istituto per gli Studi etnici di Lubiana e altri ricercatori. L’obiettivo è stato da un lato quello di favorire la cultura del dialogo tra persone con concezioni diverse e dall’altro di rendere omaggio alle vittime, ovvero a coloro che, si potrebbe dire con una libera interpretazione delle idee emerse alla conferenza stampa, hanno combattuto credendo di difendere le rispettive patrie perché la politica non ha saputo risolvere i problemi.
Nel suo intervento il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul ha parlato del dialogo e della collaborazione tra le minoranze italiana e slovena dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Il dialogo a dire il vero c’era anche prima, però circoscritto tra l’UIIF e l’SKGZ; poi si è allargato anche alla componente cattolica degli sloveni in Italia che si riconosce nell’SSO. Insieme le due minoranze, come rilevato da Tremul, hanno realizzato progetti culturali ed europei, non disdegnando nemmeno un reciproco sostegno politico. Così gli sloveni hanno appoggiato la permanenza di TV Capodistria sul satellite, mentre la CNI ha dato il suo sostegno all’assegnazione di un seggio alla minoranza slovena nel Parlamento di Roma. Tremul, in questo contesto, è intervenuto alla sessione della Commissione affari costituzionali.
Il ragionamento del presidente dell’UI è stato però anche più ampio. Dalle esperienze acquisite finora dalle due Comunità nazionali e dall’esempio carinziano possono nascere altri percorsi interessanti a dimostrazione che le minoranze sono un legame importante che unisce i territori di confine. Dalle nostre parti abbiamo avuto gesti di riconciliazione ad alto livello, ha ricordato Tremul, dal Concerto dell’amicizia del 13 luglio 2010 a Trieste, al Concerto a Pola del 3 settembre 2011, all’omaggio congiunto a Basovizza dei Presidenti Mattarella e Pahor. In Carinzia invece si è partiti dal basso, dalla società civile. Ebbene, sarebbe il caso che un percorso analogo che coinvolga la società civile prenda piede ancor di più dalle nostre parti, è stato il messaggio del presidente dell’UI. L’obiettivo dovrebbe essere quello di cercare il dialogo nel rispetto delle reciproche sensibilità.

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