Durante il concerto “Rijeka se budi” (Rijeka si sveglia), organizzato per celebrare il centenario della diocesi di Fiume e il cinquantesimo compleanno del musicista Andrej Grozdanov, l’arcivescovo Mate Uzinić ha rivolto ai fedeli un messaggio dai toni netti. L’arcivescovo, come riporta l’Agenzia cattolica informativa (IKA) ha commentato il recente episodio avvenuto in città, in cui un gruppo di minorenni mascherati e con spranghe è stato intercettato nei pressi del Palasport di Zamet, dove si stava svolgendo un campionato balcanico giovanile di karate, mentre si dirigeva verso la squadra serba.
Secondo la polizia, l’intervento tempestivo degli organizzatori e delle forze dell’ordine ha evitato un possibile scontro. Nessun contatto fisico o verbale è stato registrato, ma nella zona sono stati individuati dieci minorenni vestiti di scuro. Le autorità hanno segnalato i ragazzi ai servizi sociali.
Nella sua omelia, Uzinić ha collegato l’accaduto al tema del concerto: il risveglio della città. E ha posto domande retoriche cariche di significato: “Che cosa significa dire che ‘Fiume si sveglia’? È forse questo il risveglio che desideriamo, quando un gruppo di giovani vestiti di nero cerca di colpire l’altro? È questa l’immagine della nostra nazione, il continuo ritorno agli anni Quaranta e Novanta?”.
Il presule ha invitato a una riflessione collettiva sul ruolo della Chiesa e dei credenti nella società contemporanea: “Abbiamo bisogno di un risveglio diverso. Un risveglio che mostri il volto dell’amore, non della paura. Una Chiesa che costruisca ponti. E cristiani capaci di essere presenza viva e responsabile nel mondo”.
L’episodio, avvenuto durante una manifestazione sportiva dedicata ai più giovani, ha riacceso il tema della convivenza e del passato ancora sensibile tra Croazia e Serbia. Le autorità locali hanno sottolineato che l’assenza di violenza non riduce la gravità del gesto: un segnale, dicono, che richiede vigilanza e prevenzione, ma anche educazione.
Il messaggio di Uzinić appare dunque come un invito alla città a scegliere una direzione chiara: superare le logiche dello scontro identitario e promuovere una cultura della responsabilità.
Il concerto stesso, dedicato a un musicista noto per la sua produzione cristiana contemporanea, si è trasformato in un momento di riflessione pubblica. L’arcivescovo ha chiuso il suo intervento ricordando che il cambiamento non avviene da solo: “Il risveglio è una scelta. Ognuno di noi è chiamato a deciderla ogni giorno”.
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