Gli uffici del Procuratore europeo (EPPO) di Venezia e Zagabria hanno condotto una vasta operazione coordinata in Italia e Croazia, portando alla luce una complessa rete di frode sull’IVA del valore di oltre 78 milioni di euro. Diverse persone sono state arrestate, tutte ritenute parte di un’organizzazione criminale specializzata nel commercio di prodotti elettronici e articoli per l’igiene. Si tratta della prima maxi-frode IVA multimilionaria scoperta in Croazia da EPPO, come sottolineato in una nota sul suo sito.
In Croazia sono stati arrestati sei sospettati. L’ufficio EPPO di Zagabria ha annunciato che chiederà la custodia cautelare per cinque di loro. Su richiesta della Procura europea, il Tribunale regionale di Zagabria ha inoltre disposto il congelamento di beni: due immobili e otto veicoli, per un valore totale stimato di 650.000 euro.
Parallelamente, in Italia il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha emesso ordini di congelamento patrimoniale per un valore di 33 milioni di euro nei confronti di sette sospettati – considerati i vertici del gruppo – e di 23 società sotto il loro controllo. Finora sono stati sequestrati oltre un milione di euro in immobili, auto di lusso, gioielli e contanti, e le operazioni proseguono. L’EPPO di Venezia ha richiesto anche la custodia cautelare per i sette principali indagati e il divieto di esercitare attività economiche per altre 27 persone coinvolte.
Uffici anche in Istria e nel Quarnero
L’operazione è il risultato di un’indagine pluriennale condotta in collaborazione con l’Amministrazione fiscale croata, la Questura della regione di Bjelovar e della Bilogora, il PNUSKOK e la Guardia di Finanza italiana. Oltre 110 agenti hanno partecipato alle perquisizioni in 28 abitazioni e uffici situati nelle regioni istriana e litoraneo-montana, a Zagabria e in varie città italiane, tra cui Napoli, Padova e Gorizia.
Come funzionava la frode
Secondo gli investigatori, precisa la nota dell’Ufficio del procuratore europeo a Zagabria, al centro della rete vi erano tre principali indagati, fondatori e direttori di diverse società. Questi avrebbero guidato un’organizzazione criminale transnazionale attiva in Italia e negli altri Paesi Ue, creando un sofisticato sistema di frode sull’IVA legato al commercio di prodotti elettronici e articoli per l’igiene.
La rete utilizzava una serie di società “filtro” incaricate di registrare movimenti fittizi di merci verso “missing traders”, ovvero operatori economici destinati a scomparire prima di versare l’IVA dovuta. Attraverso questo meccanismo, veniva simulata una normale attività commerciale intracomunitaria, consentendo di reclamare rimborsi IVA non dovuti o di evitare completamente il pagamento dell’imposta. Alcuni membri del gruppo curavano logistica, magazzini e trasporti, mentre altri offrivano supporto amministrativo e contabile per mascherare ulteriormente la frode.
Alcuni degli indagati risultano già coinvolti in un’altra indagine dell’EPPO relativa a una frode IVA circolare in Italia, riguardante il commercio di piccoli dispositivi elettronici. In quel caso, tre sospettati erano stati arrestati in precedenza e il processo è ancora in corso.
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