Dopo quattordici mesi di vuoto istituzionale, la Corte Suprema croata torna ad avere una guida. Il Sabor ha infatti nominato oggi, venerdì 15 maggio, Mirta Matić nuova presidente del il massimo organo giudiziario del Paese. La giudice è stata eletta con 120 voti favorevoli e due contrari, diventando così la prima donna nella storia della Croazia a ricoprire questo incarico.
La nomina chiude una lunga fase di stallo apertasi nel marzo dello scorso anno con la morte improvvisa di Radovan Dobronić. Da allora la Corte Suprema era stata guidata ad interim da Gordana Jalšovečki, incaricata della gestione amministrativa del Tribunale in qualità di presidente facente funzione.
Con l’elezione di Mirta Matić, la Croazia aggiunge un nuovo nome femminile ai vertici delle proprie istituzioni. Dopo che in passato Jadranka Kosor è stata alla guida del governo, Kolinda Grabar-Kitarović alla presidenza della Repubblica e Jasna Omejec alla Corte costituzionale, anche il più alto organo della magistratura sarà ora presieduto da una donna.
Giudice dell’Alta Corte commerciale e in precedenza del Tribunale commerciale, Matić assumerà automaticamente anche la presidenza della Commissione elettorale statale, organismo chiave per la supervisione delle consultazioni elettorali. Prima dell’insediamento ufficiale dovrà, però, prestare giuramento davanti al presidente del Parlamento, Gordan Jandroković, che ha auspicato un passaggio rapido delle consegne.
Dietro l’ampio consenso parlamentare si nasconde tuttavia una delle partite istituzionali più tese degli ultimi mesi. L’elezione della nuova presidente della Corte Suprema è, infatti, arrivata al termine di un lungo braccio di ferro politico tra il presidente della Repubblica Zoran Milanović e il governo guidato dal premier Andrej Plenković, oltre che tra maggioranza e opposizione liberal-progressista.
La procedura è stata segnata da tre bandi pubblici, rinvii e polemiche procedurali. Secondo la Costituzione croata, il candidato alla presidenza della Corte Suprema può essere proposto esclusivamente dal capo dello Stato, ma la nomina deve poi essere approvata dal Parlamento con maggioranza semplice. Diverso invece il caso dei giudici della Corte costituzionale, per i quali serve una maggioranza dei due terzi e quindi un accordo politico più ampio.
Proprio questo intreccio ha bloccato per mesi la situazione. L’HDZ aveva infatti subordinato il via libera alla nomina di Matić all’elezione di tre nuovi giudici costituzionali. L’opposizione di centrosinistra aveva però rifiutato il “pacchetto”, accusando la maggioranza di usare le istituzioni come strumento di pressione politica. Negli ultimi cinque mesi il punto relativo alla Corte Suprema era stato ritirato addirittura sette volte dall’ordine del giorno della Commissione parlamentare per la giustizia.
Solo nelle scorse settimane, dopo la presentazione dei candidati alla Corte costituzionale anche senza un accordo con l’opposizione, la maggioranza ha sbloccato la situazione sostenendo non soltanto Matić, ma tutti i candidati rimasti in corsa.
Il voto finale è stato quasi unanime. Gli unici contrari sono stati i deputati Nino Raspudić e Marija Selak Raspudić. Durante la seduta non sono mancati momenti simbolici: i parlamentari socialdemocratici sono arrivati in ritardo in aula e sono stati accolti dagli applausi ironici della maggioranza.
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