Porta il figlio in Slovenia per curarsi: «Non si può»

Lunghe code al confine croato-sloveno di Rupa a causa delle misure restrittive adottate da Lubiana

Ancora un episodio spiacevole a causa del coronavirus e della decisione di Lubiana di inserir la Croazia nella lista gialla dei Paesi a rischio. Questa volta l’ingresso è stato vietato a un padre che il prossimo lunedì dovrebbe portare il figlio, cittadino sloveno come la moglie, a svolgere un periodo di terapia proprio in Slovenia, scrive il quotidiano fiumano Novi list.
Prima di partire, l’uomo si è giustamente informato presso l’Ambasciata di Slovenia a Zagabria, dove gli hanno risposto che non gli prenderanno in considerazione, in veste di cittadino croato, nemmeno il PCR test negativo. Il padre, infatti, al momento del suo ingresso nel Paese vicino dovrebbe autoisolarsi per il periodo di 14 giorni. Ora la famiglia non sa come comportarsi, anche se la madre e il figlio possono entrare liberamente nel Paese, ossia senza sottostare ad alcuna misura, dato che sono cittadini sloveni.
L’uomo, in base alle misure adottate da Lubiana, avrebbe dovuto essere esentato dalla quarantena poiché i motivi del suo viaggio sono di natura sanitaria, eccezione prevista dalle  direttive slovena, previa presentazione del PCR test negativo eseguito al massimo 36 ore prima dell’arrivo ii Slovenia.

Questo è soltanto uno degli episodi, come abbiamo già riferito nei giorni scorsi, a cui vanno incontro i cittadini croati che devono recarsi nel Paese vicino a soltanto attraversarlo per raggiungere altre destinazioni europee. Sono penalizzati soprattutto gli abitanti di Fiume e dintorni che per motivi familiari o di lavoro devono attraversare il confine. Da qui l’invito dell’Unione del Quarnero di esentare i cittadini della Regione litoraneo-montana dalle misure restrittive introdotte da Lubiana. 

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