Il pesce azzurro scarseggia, non è una novità. In sei mesi tra un fermo pesca e l’altro ne abbiamo visto ben poco e di pezzatura scadente. E ora manca nuovamente. Pescatori e pescivendoli raccontano che da tempo ormai le sarde e le acciughe catturate sono troppo piccole. Semplicemente non raggiungono la piena maturità, restano sottopeso. I motivi si sprecano ma hanno un comune denominatore: il surriscaldamento del mare. Il pesce azzurro lo preferisce fresco e allora migra verso nord (o perisce perché il Mediterraneo è un bacino chiuso). E se non basta questo, il colpo di grazia arriva dai grandi predatori che si nutrono appunto di pesce azzurro: tonni e delfini. Insomma, anche per quest’anno le sardelle e le acciughe ce le scordiamo. E la prossima volta che ricompaiono non lamentiamoci se costano 5 euro: andrà bene qualunque prezzo pur di ritrovarle in pescheria e in tavola perché ormai sono un’eccezione, e non la regola.
Detto questo, passiamo al resto dell’offerta di pesce fresco che, pur non essendo eccezionale come usa esserlo in estate, permette comunque di imbastire un menu di pesce per una tavola d’estate degna di una località di mare. Se il pesce azzurro non si fa trovare neanche a cercarlo con una lente d’ingrandimento, non manca il pesce bianco, anche pregiato, e certamente non mancano i molluschi. Conchiglie e cefalopodi non si fanno desiderare a patto di avere i soldi, perché la convenienza, si sa, è una categoria opinabile. Un chilo di calamari nostrani non costa meno di 21 euro, se mai costerà di più: fino a 28 euro se la pezzatura è notevole. Il prezzo del polipo varia da 12 a 20 euro, sempre a seconda della pezzatura, mentre il prezzo delle seppie non va oltre i 13 euro. Meglio così. Il pesce veramente pregiato come lo scorfano e il dentice, quando la pezzatura è considerevole (poco meno di tre chili per pesce), raggiungono prezzi da 35 e 40 euro il chilogrammo, ma questa è merce destinata ai ristoranti non certo alla famiglia tipo. Salati, è chiaro, anche gli scampi, che sono offerti a 30 o al massimo 40 euro il chilogrammo. I gamberi in paragone costano la metà (20 euro) e sono quasi convenienti. Quasi si fa per dire.
Il pagro, il rospo, il pesce rombo, il pagello ma anche il salmone e il tonno a tranci costano 24 o 25 euro il chilogrammo, orate e branzini si trovano in commercio a un ventaglio di prezzi che comincia con 10 e finisce con 37 euro a seconda delle dimensioni del pesce, i cefali costano 7 e gli zerri 8 euro, il sarago maggiore 13, le capesante tra i 16 e i 22 euro, le cozze 5 euro, la razza 19. Presente all’appello anche il granchio blu, specie aliena ormai di casa, in vendita a 15 euro. Il granchio blu è onnipresente. Originario dell’Atlantico, si è diffuso nel Mediterraneo trasportato dalle acque di zavorra e ha letteralmente colonizzato l’Adriatico. È noto che sta causando danni considerevoli alle popolazioni di molluschi e alle attrezzature da pesca, ma è buono e bisogna farne tesoro: cambiando abitudini alimentari è possibile fare di un predatore una risorsa. A quanto pare, ogni minaccia nasconde un’opportunità. Ma i polesi non hanno ancora abboccato…

Foto: DARIA DEGHENGHI

Foto: DARIA DEGHENGHI

Foto: DARIA DEGHENGHI

Foto: DARIA DEGHENGHI
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































