Pola. Ottant’anni fa la liberazione dal nazifascismo

Il sindaco Filip Zoričić cita Umberto Eco e il suo celebre saggio sul «Fascismo eterno», che mette in guardia contro la filiera reazionaria e il trionfo delle autocrazie: «L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili»

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Pola. Ottant’anni fa la liberazione dal nazifascismo
Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Pola si sveglia di buon’ora e torna a casa tardi il 5 maggio, Giornata della Città e anniversario della liberazione dal nazifascismo, quest’anno per altro, tondo e imponente: l’ottantesimo. Di buon mattino le delegazioni si recano in visita ai luoghi della memoria, ai cimiteri e ai monumenti ai caduti per la libertà. In tarda mattinata la cerimonia solenne in Sala Ciscutti e, sempre a teatro, in serata, una rappresentazione de “La contessa Mariza”, celebre operetta di Emmerich Kálmán che rievoca lo spirito del multiculturalismo della Mitteleuropa di cui Pola è pregna anche oggigiorno. Data la ricorrenza dell’ottantesimo della Liberazione, il sindaco si è rivolto ai concittadini in festa con un’orazione dedicata all’antifascismo di ieri e di oggi e di sempre, citando, tra gli altri, Umberto Eco e il suo celebre saggio sul “Fascismo eterno” che mette in guardia contro la filiera reazionaria e il trionfo delle autocrazie.

Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

“Il mattino del 27 luglio del 1943 – come scrisse infatti Eco – mi fu detto che, secondo delle informazioni lette alla radio, il fascismo era crollato e che Mussolini era stato arrestato. Mia madre mi mandò a comperare il giornale. Andai al chiosco più vicino e vidi che i giornali c’erano, ma i nomi erano diversi. Inoltre, dopo una breve occhiata ai titoli, mi resi conto che ogni giornale diceva cose diverse. Ne comperai uno, a caso, e lessi un messaggio stampato in prima pagina, firmato da cinque o sei partiti politici, come Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito d’Azione, Partito Liberale. Fino a quel momento avevo creduto che vi fosse un solo partito in ogni paese, e che in Italia ci fosse solo il Partito Nazionale Fascista. Stavo scoprendo che nel mio paese ci potevano essere diversi partiti allo stesso tempo. Non solo: dal momento che ero un ragazzo sveglio, mi resi subito conto che era impossibile che tanti partiti fossero sorti da un giorno all’altro. Capii così che esistevano già come organizzazioni clandestine. Il messaggio celebrava la fine della dittatura e il ritorno della libertà: libertà di parola, di stampa, di associazione politica. Queste parole, ‘libertà’, ‘dittatura’ – Dio mio – era la prima volta in vita mia che le leggevo. In virtù di queste nuove parole ero rinato uomo libero occidentale. Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo. Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai”.

La resa dei tedeschi

Da storico qual è, il sindaco ha citato un altro storico, Herman Buršić, che in un saggio del 2011 rievocava le date del 2, del 5, del 7 e del 13 maggio 1945, quattro tappe fondamentali della resa dei tedeschi e della fine della Seconda guerra mondiale anche per Pola. La Città ne uscì devastata nel cuore e nell’anima, oltre che distrutta materialmente. Per soffocare l’ultimo bastione del potere nazista, gli Alleati hanno mandato in rovina 235 palazzi, circa il 40 per cento del patrimonio abitativo dell’epoca, tutta l’industria e principalmente l’arsenale. Ciò nonostante, “Pola esultava per la fine della guerra, delle deportazioni, dei lager, delle esecuzioni di massa, dei bombardamenti aerei, della disperazione. Il 13 maggio in trentamila parteciparono alle celebrazioni indette nell’arena di Pola, trentamila istriani che hanno raggiunto Pola a piedi da Orsera, Montona, Parenza, Antignana, dalla Piana di Ceppich”. Sono quattro – sempre secondo il sindaco Zoričić – i messaggi di pace che Pola ha lanciato e continua a lanciare perché la verità va ripetuta mille volte per seppellire una menzogna: prima fra tutte la resistenza partigiana, l’antifascismo spontaneo, popolare, e quel proverbiale ceffone a Mussolini che Pola si vanta d’aver dato al Duce prima ancora che la resistenza uscisse vincitrice del conflitto mondiale; il secondo messaggio di pace si deve alla vittoriosa 119ª Brigata istriana sul Fronte della Lika nella guerra d’indipendenza della Croazia; il terzo messaggio di pace, fragoroso, è stata l’intitolazione del Parco in piazza al Ponte ad Anne Frank in un tempo di revisionismo storico e di crescita dell’estrema destra; quarto, a breve intitoleremo un parco alla città di Leopoli.

Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Sinergia e imparzialità

A seguire il discorso di circostanza del presidente della Regione Boris Miletić che, espresso un parere affermativo per le opere pubbliche in corso a Pola e per i progetti di sviluppo e di riqualificazione delle aree pubbliche di domani, ha ricordato che la Regione partecipa all’attuazione di importanti opere come l’ampliamento della Casa di risposo Alfredo Štiglić, l’ambulatorio medico di Montegrande, un rione in costante espansione finora carente sul piano dell’assistenza medica di primo livello, il Centro formazione permanente per l’industria alberghiera (KLIK), il restauro della diga foranea e altre. Pola avanza a grandi passi perché vi è della sinergia imparziale tra i tre livelli di potere – locale, regionale e statale – hanno fatto notare sia il presidente della Regione che l’inviata del capo del Governo, Irena Hrstić, mentre l’inviato del Capo dello Stato Milanović, Zdravko Zima, ha cantato le lodi di Pola nel “concepire e anticipare il futuro portando a Pola scrittori di fama internazionale come Orhan Pamuk e Herta Muller che solo in seguito avrebbero conseguito la consacrazione del Nobel della letteratura, senza scordare Eco, Esterhazy, segno che Pola non dorme sugli allori ma costruisce attivamente il suo futuro”. In chiusura di celebrazioni la cerimonia della consegna delle benemerenze ufficiali che quest’anno gratificano l’astronomo e divulgatore scientifico Korado Korlević di Visignano che ora si fregia del titolo di cittadino onorario, l’Inner Wheel Club, insignito del Diploma di benemerenza, Matteo Matteoni, decorato con lo Stemma della Città di Pola e Davor Apostolovski, psicologo e psicoterapista che ha impegnato una vita per la tutela della salute mentale dei polesi, insignito del Premio della Città di Pola, massima benemerenza municipale dell’Anno. Oltre a questi che sono i riconoscimenti pubblici conferiti dal Consiglio municipale, i premi assegnati a discrezione del sindaco vanno a onorare il lavoro di numerose personalità, società e associazioni di Pola: Mirela Markanović Mišan, Hrvoje Bogojević, Danijela Kasumović Maružin, Nikola Simić, Mario Mrđenović, Petar Simić, Zoran Simić, Branko Sušac, Iva Kevra, Stevo Dabić, Dragan Stokić, Branko Uležić, Pero Tadić, Bruno Langer, il Down Syndrome Centar, la società di calcetto Park avenija 69 e la band Anelidi.

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