Pola. Ospedale ai supplementari

Dopo che l’emergenza coronavirus è stata ridimensionata il nosocomio polese cerca di tornare alla normalità. Intanto il sistema informatico ha registrato nell’ultimo mese e mezzo quasi 25mila pazienti in attesa di sottoporsi a una visita specialistica

Il nuovo Ospedale di Pola. Foto Dusko Marusic/PIXSELL

La pressante emergenza Covid-19 è stata ridimensionata. Probabilmente, a sentire i camici bianchi, il virus continua a serpeggiare e potrebbe tornare a mordere, ma intanto, forti dei numeri del contenimento del disagio lo si è ridimensionato a una costante cautela. Che però concede respiro e dà la possibilità di risolvere le questioni lasciate in secondo piano. Direbbe, qualche buontempone, che ci si può tornare ad ammalare delle solite vecchie diagnosi. In effetti, non è che in questi due mesi tutto il resto – cuore, polmoni e via elencando – abbia firmato una tregua. Le emergenze più pressanti sono state trattate, con mille e una precauzione dettata dal coronavirus; sono saltate però decine di migliaia di visite per le quali era stata valutata la possibilità della deroga. Si riprende. Il ritorno alla normalità (di qualsiasi grado sia) prevede il ripristino del funzionamento del sistema sanitario.
Da ieri, quindi, i pazienti possono riaccedere a visite e analisi all’Ospedale polese. Non ai ritmi e al regime pre-corona, ma lo si può fare. Ci si può iscrivere direttamente dalle ore 8 alle 16 allo sportello centralizzato a disposizione nei nuovi ambienti ospedalieri, nella portineria vicino al parcheggio di via Zagabria. Dall’Ospedale, però, raccomandano di effettuare l’iscrizione per via elettronica tramite l’indirizzo [email protected], oppure al fax 052/376-475.
Così per i pazienti a venire. E quelli che hanno dovuto “saltare” le visite? Magari dopo una lista d’attesa quasi interminabile. Ve l’immaginate (e per qualcuno è realtà toccata con mano) attendere una visita specialistica per un anno o più, essere prossimi a entrare in ambulatorio e… niente. Tutto daccapo?
Per dire della mole delle visite non effettuate, il dato fornito dalla direttrice ospedaliera, dr.sc. Irena Hrstić: il sistema informatico ospedaliero ha registrato dal 16 marzo al 30 aprile ben 24.707 pazienti in attesa di una visita specialistica in 166 ambulatori del Policlinico, laboratori diagnostici e day hospital.
Bisognerà tenere conto dei nuovi e dei vecchi, diciamo così, in piena osservanza delle regole ancora in essere nel post Covid-19, ovvero, evitare assembramenti e disinfettare gli ambienti tra due visite o pazienti, che dir si voglia.
Ancora una volta, com’è stato con successo nel caso della pandemia, servirà una sinergia d’alta precisione tra l’Ospedale e la Medicina di base. Nei giorni a venire il personale addetto contatterà i pazienti iscritti di fresco e quelli “in sospeso” per informarli del nuovo termine di visita. L’assegnazione del termine dipenderà dall’indicazione clinica, fermo restando che avranno la precedenza le persone con diagnosi prioritaria (prima visita specialistica). Eventuali dubbi e riserve verranno affrontati e risolti di concerto con i medici di famiglia. Bisognerà evitare le sale d’attesa piene di pazienti, situazione alla quale ci eravamo abituati. Anche psicologicamente, quando siamo stati all’ospedale in veste di pazienti, pronti ad attendere il turno per tutto il… turno. Non sarà più così. Perché epidemiologicamente non deve essere più così. I pazienti verranno iscritti a distanza di almeno 20 minuti e verranno accettati esattamente nel termine indicato. Si suggerisce di venire all’ospedale non più di 10 minuti prima del termine. Il triage epidemiologico e la verifica del termine verranno fatti all’entrata in ospedale.
Si consiglia di indossare la mascherina; disinfettanti per le mani saranno messi a disposizione dalla struttura all’entrata del Policlinico. Resta in vigore l’obbligo del mantenimento della cosiddetta distanza sociale (2 metri). Le sale d’attesa verranno aerate dieci minuti ogni due ore. Non ci sarà posto per i “pirati”, le persone che a ogni piè sospinto hanno qualcosa e corrono non soltanto dal proprio medico di famiglia, ma vanno all’arrembaggio di una visita specialistica, passando per l’emergenza.

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