Pola. L’Ospedale di Marina pronto per l’emergenza

Il nosocomio di Veruda, in attività fino a pochi mesi fa, è destinato ai pazienti infetti da coronavirus se la situazione dovesse precipitare anche nella Regione istriana

L’entrata dell’Ospedale di Marina a Veruda dove è stato traslocato il Reparto malattie infettive

È un bel dire che adesso sul SARS-CoV-2 se sappiamo più di prima. Sarà anche vero, però siamo ancor sempre nella condizione di doverci adattare agli attacchi del virus e rivedere le strategie. Che sono, per ora, difensive. In questa che qualcuno ha definito “guerra”, l’Istria sembra avere adottato la strategia giusta. Condizionale d’obbligo per questioni scaramantiche, ma anche perché ci sembra che la situazione stia lentamente sfuggendo di mano. Se in qualche modo… all over the word si riesce a tenere le fila, probabilmente è con le unghie. Niente di scientifico, in questa considerazione, ma piuttosto una considerazione a pelle, sulla scorta della sana verità dei numeri che danno il contagio in prepotente ripresa. In Croazia ieri i numeri, letti senza scendere in analisi, avrebbero potuto aprire a un leggero ottimismo, essendo scesi da oltre mille a poco meno di 400. Purtroppo, come il direttore dell’Istituto nazionale di salute pubblica, Krunoslav Capak, aveva avuto modo di dire alcune settimana fa, il lunedì è sempre a basso profilo per il semplice motivo che gli strisci nel fine settimana sono di gran lunga inferiori a quelli analizzati nel corso della settimana. Il salto si registra a partire da mercoledì.

 

Spazi aggiuntivi in varie città
La rincorsa del Covid sembra avere tolto il sonno agli esperti e le proiezioni pro futuro hanno tinte poco edificanti. A Zagabria, Osijek e altrove in Croazia sono stati disposti spazi aggiuntivi per affrontare un elevato numero di contagiati e accanto alle strutture solide si stanno sistemando tendoni. Anche perché, oltre a vedere aumentati i numeri dei casi attivi, il quadro clinico di chi è stato contagiato sembra essere aggravato e quindi bisogna prepararsi ad avere maggiori necessità di ricovero. In effetti per ora, pur essendo aumentato il numero dei ricoveri se si tiene conto di quanto è stato nei mesi estivi, ancor sempre è più elevato il numero di chi cerca la guarigione a casa. Ma mai come ora prevenire è meglio che curare ed essere pronti a pressanti eventualità è il classico necesse est delle prescrizioni mediche. Quindi, bisogna essere logisticamente pronti e preparati.

Un ospedale vero e proprio
L’Istria ha numeri buoni. Figli di anticipi nelle misure e di un’invidiabile disciplina della gente (ma certo, i nostri furbetti – anche se il termine esatto sarebbe un altro, probabilmente poco adatto alle pagine di un giornale – li abbiamo anche noi). Come ci si prepara all’incerto, indecifrabile e imprevedibile domani? In parole povere, l’Ospedale cittadino e il sistema sanitario regionale in genere hanno le spalle robuste quanto basta per resistere a una pressione maggiorata?

Ebbene, si guarda in direzione di un domani eventualmente critico predisponendo al caso gli spazi dell’ex Ospedale di Marina. Niente tende, niente strutture temporanee, ma un ospedale vero e proprio, in tale funzione fino a pochi mesi fa e quindi si potrebbe dire pronto all’uso. Incrociando però le dita affinché sulle stanze Covid scenda la polvere.

La grande manovra di costruzione e rinnovo della struttura ospedaliera di via Zagabria adesso interessa il Reparto malattie infettive, per cui lo stesso giocoforza è stato traslocato al Marina. Di necessità virtù, si direbbe: gli Infettivi sono praticamente dislocati, equipaggiati e pronti. Per ora i letti Covid sono una trentina, ma nei prossimi giorni se ne appronteranno altri 70, per cui si salirà a cento. Non solo. Essendo gli spazi a disposizione più ampi, ci sarà modo di assicurare pure l’isolamento per le persone provenienti da strutture a rischio, come le Case dell’anziano, ad esempio, nel caso dovesse presentarsene il bisogno e le stesse strutture non disponessero degli spazi necessari.
Allora, ricapitolando, al Marina ha trovato posto tutto il Reparto malattie infettive, corsia Covid inclusa. Con le misure del caso. Infatti, sono state predisposte due corsie: una segue la freccia verde, l’altra la rossa. La prima è destinata agli ammalati che necessitano di visite specialistiche, la corsia rossa (già di per sé il colore indica allarme) è per i casi Covid sospetti o accertati.
Come ha avuto modo di dichiarare Dino Kozlevac, a capo del Comando regionale della Protezione civile, “I tendoni in Istria non servono e, avendo disponibilità al Marina, non ci pensiamo nemmeno”.

Emergenza personale medico
Cento letti, dicevamo. La logistica nuda, quindi, c’è. Il problema in effetti potrebbe essere un altro. Trenta pazienti Covid si possono trattare con le forze disponibili, oltre scatterebbe l’emergenza del personale sanitario, che non basterebbe più. Ciò comporterebbe la necessità di fare confluire medici, personale tecnico e infermieristico da altri reparti e allora bisognerebbe ridisegnare l’attività.
Scatterebbe, come ha specificato la direttrice del nosocomio, Irena Hrstić, una nuova organizzazione del lavoro, in quanto “non è la stessa cosa occuparsi di 3 o 53 pazienti”.
Speriamo che tutto rimanga a livello di preparativi, di pura teoria. Ognuno può dare un contributo a mantenere la situazione gestibile. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: distanziamento, mascherine e igiene. E serve poi un pizzico di fortuna. Speriamo non venga a mancare. Comunque, ne sono passate tante, passerà anche questa.

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