Tutto è bene quel che finisce bene. La bomba aerea della Seconda guerra mondiale è stata disattivata con successo. Tutta la città ne ha parlato: più o meno cinque minuti d’impegno da parte degli esperti artificieri sono bastati per neutralizzare quello che per ottant’anni aveva rappresentato un ignoto, latente pericolo ben celato nel terreno sotto le sterpaglie della macchia lungo via Vallelunga, dove in parte si estende l’opera infrastrutturale di costruzione degli accessi stradali alla città. Fortuna ha voluto che gli operai all’interno del cantiere l’abbiano notata, altrimenti avrebbe continuato a esistere, indisturbata e… inesplosa.
Ogni eredità storica merita rispetto ed attenzione, ma di questa si sarebbe fatto volentieri a meno, anche soltanto per evitare quelle ore di scomoda inquietudine, se non apprensione, che hanno rovinato la pace domenicale dei polesi, costringendo alla levataccia mattutina e all’evacuazione temporanea di tutti i residenti in zona rossa, nel raggio di 250 metri in linea d’aria dal punto critico (parte delle vie Vallelunga, Leonardelli, Samagher e della diramazione di via Sponza), nonché fatto chiudere porte e finestre di tutti i caseggiati della zona gialla, distanti 1,6 chilometri. Spiacevole già l’allarme che ha svegliato tutta Pola con sirena (stranamente accompagnata dal suono delle campane delle chiese…) e avvertimenti mediante messaggi SMS diffusi dal Centro regionale di allertamento 112, tramite sistema anticrisi (SRUUK), ma tutto è stato fatto in buona regola, al fine di affrontare bene l’emergenza e prevenire un’eventuale sciagura, che in detti casi non si può mai scongiurare con certezza assoluta.
Dalle 9 alle 9.30, le unità dei Vigili del fuoco hanno verificato l’avvenuto sgombero e svuotamento della zona rossa, mentre in contemporanea la Polstrada ha interdetto il movimento stradale in zona gialla comprendente la strada dei Partigiani, via Dignano (fino all’abitato di Cappelleri, la strada per Fasana, Padul, Surida, la circonvallazione (in parte fino al Bauhaus), un pezzo di piazza al Ponte e della Riva, dalla Capitaneria di porto alla zona di Caterina-Monumenti.
Il fischio d’inizio delle complesse e pericolose operazioni di disinnesco, che hanno impegnato pure le unità della Protezione civile e del Pronto soccorso, è stato diramato esattamente alle 10, mentre già alle 10.29, con suono ininterrotto di sirena, è stato decretato il passato pericolo.
Pola deve la propria incolumità soprattutto all’abilità e competenza degli artificieri Tomislav Vukoja, a capo dell’Unità antiesplosivi della Questura istriana e Zdravko Delač, istruttore nel campo del disinnesco del Reparto specializzato di Fiume, che hanno messo le mani sull’ordigno esplosivo – una bomba di tipo GP 500lb Mk IV, pesante 225 chilogrammi, di cui 69 di esplosivo TNT – per procedere nel totale rispetto di severe regole di sicurezza. Svitato il meccanismo di accensione, estratto il detonatore ed è fatta. L’importante, hanno detto, era separare questi pezzi critici dal contenuto esplosivo. L’ordigno è stato caricato su un camion ed è stato poi trasferito nell’area dell’ex poligono militare di Marlera, per essere seppellito dentro una fossa profonda scavata con ruspa e fatto brillare. Appena allora, tutto è veramente finito.
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