Pola. Effetto crisi: chiudono 48 artigiani

Il numero maggiore di chi ha rinunciato a riprendere dopo il lockdown è nel settore della ristorazione

Effetto lockdown: alcuni dei locali chiusi in via Sergia. Foto Dusko Marusic /PIXSELL

Imprenditoria come prima? Difficile. Intanto il lockdown ha messo in croce chi già riusciva a restare a galla, ma senza nuotare in acque profonde. Adesso che si può riprendere con l’attività, non si sa bene quale giro d’affari attendersi. Nell’ex Polese, per ora, non si ha sentore di un grande calo di soggetti attivi, anche se i meglio informati dicono che il peggio deve appena arrivare. Una prima ondata di “peggio” quando decadranno le sovvenzioni statali. Poi, si rifaranno i conti a settembre.
Comunque, dei 2.770 imprenditori registrati presso la Confartigianato in data 1.mo marzo 2020, oggi 48 non sono più in attività. Il lockdown, per loro, è diventato definitivo. Il numero maggiore di chi ha rinunciato a riprendere è nel settore della ristorazione (9), a seguire servizi di pulizia (8) e infine chi si occupava di servizi turistici e guide (6). Di converso, c’è chi nel periodo se non nero, ma certamente grigio scuro, ha avviato un’attività. In marzo sono stati registrati 29 nuovi soggetti economici, in aprile nove e in maggio (fino ad ora) 12. Ma è un po’ come per la faccenda della disoccupazione, che nell’anticamera dell’alta stagione diminuiva per tornare a settembre/ottobre. anche in questo caso si tratta nella maggior parte dei casi di attività stagionali, che quindi con le prime piogge chiuderanno.
Guardando oltre i confini della Bassa Istria a tutta la penisola, le attività spente sono 89 e ancora una volta la fetta più grossa è relativa alla ristorazione e al commercio. Chiusi, tra questi, dieci soggetti che prestavano servizio di pulizia, 12 servizi intellettuali, tre autotrasportatori e altrettante aziende edili, quattro imprenditori ICT 2 pescatori. A tutto aprile, piccola e media imprenditoria formavano in Istria un esercito di 7.971 soggetti.

Facebook Commenti