Plenković: «La discriminazione non è mai uno scherzo»

Il premier Andrej Plenković. Foto Igor Kralj/PIXSELL

La discriminazione, in qualsiasi forma essa si manifesti non deve mai essere considerata uno scherzo. Lo ha rilevato il primo ministro croato e presidente dell’HDZ, Andrej Plenković, commentando le reazioni di alcuni esponenti politici che hanno tentato di sminuire la gravità del gesto compiuto dal gestore di un bar fiumano, il Three Monkeys, che nei giorni scorsi ha dichiarato pubblicamente, attraverso un post su Facebook, di non voler servire nel suo locale i tesserati, gli elettori e i simpatizzanti del principale partito della coalizione di governo.
Riferimento alle parole di Ivaniš
Chiaro il riferimento di Plenković alla dichiarazione rilasciata alla TV N1 dall’attuale vicesindaco di Fiume e presidente onorario del PGS, Nikola Ivaniš, secondo la quale le parole del gestore di Three Monkeys vanno intese come uno scherzo: “In questo Paese nessuno può vietare qualcosa a qualcun altro. La dichiarazione del gestore del bar non era un divieto, ma una richiesta, fatta con toni lievi”.
Il capo del governo ha detto a questo proposito di considerare il ristoratore fiumano una persona “politicamente analfabeta” e ha affermato di essere rimasto disgustato dall’atteggiamento dagli avversari dell’HDZ, ai quali ha rinfacciato di usare due pesi e due misure. Il candidato sindaco di Fiume, Nikola Ivaniš (PGS), in un’intervista rilasciata recentemente al network informativo N1, si ricorda, ha sostenuto che quello del Three Monkeys è stato uno “scherzo divertente”, ossia che si sia trattato di una reazione dovuta al modo nel quale l’Esecutivo e la Task force della Protezione civile croata hanno argomentato le misure antiepidemiche.
«Il passo successivo è il razzismo»
“Se il signore delle tre scimmie avesse detto che nel suo locale a non essere i benvenuti sono i serbi, gli ebrei, i rom, i membri dell’Armada, i tesserati, gli elettori o i simpatizzanti dell’SDP lo schiamazzo che si sarebbe sollevato avrebbe fatto tremare l’intero Paese. Quando però a essere presi di mira sono i membri, gli elettori e i simpatizzanti dell’HDZ sembra che non sia accaduto nulla. Anzi, si cercano persino delle giustificazioni”, ha dichiarato il premier. “Questa è discriminazione, questo si chiama razzismo, il passo successivo è il fascismo. Questo è il punto”, ha affermato Plenković. A una giornalista che gli ha chiesto se sarebbe disposto a prendere un caffè in quel locale Plenković ha risposto che non lo farebbe nemmeno se si trattasse dell’“ultima caffetteria rimasta al mondo”.
La replica del sindaco Obersnel
Alle esternazioni di Andrej Plenković ha reagito il sindaco di Fiume Vojko Obersnel che, in un comunicato, ha ricordato di aver già reagito alle “parole controverse” del gestore del bar e di aver invitato a placare gli animi, cosa che nel “capoluogo quarnerino è già avvenuta”. Obersnel si è chiesto per quale motivo il premier sia tornato con tanta foga sull’argomento, tanto più che “non ha ritenuto opportuno reagire alla campagna contro l’installazione artistica sul Grattacielo fiumano a cui hanno partecipato anche ministri e politici HDZ”.
“Fiume è una città orgogliosa che mantiene dritta la barra. La dichiarazione sbagliata di un ristoratore sulle reti social, già condannata dal mondo politico, non è un qualcosa che richiede una reazione come quella odierna del premier. A Fiume non albergano né il razzismo né il fascismo. Sarebbe molto più saggio se il premier prestasse attenzione a quello che fanno e dicono i suoi ministri e in particolare persone come Branko Bačić, perché quelli sono messaggi di rilievo che hanno una risonanza mediatica e rivestono una simbologia molto maggiore dei post su Facebook di un ristoratore”, ha scritto Obersnel nella sua nota.
Indagini del difensore civico
Da rilevare infine che il difensore civico Lora Vidović ha dichiarato che scegliere gli avventori di un bar richiamandosi a preferenze politiche può configurarsi come una discriminazione su base politica vietata dalle leggi e dalla Costituzione. Per tale motivo ha avviato un’inchiesta e ha chiesto chiarimenti al gestore del bar. L’ombdusman ha detto che, in ogni caso, l’ultima parola sul fatto se si tratti in questo caso di una discriminazione o meno può dirla solamente il Tribunale.

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