L’Europa si trova in un “momento di svolta storica”, la sua sicurezza è minacciata e gli investimenti nella difesa devono essere una priorità. Lo ha dichiarato oggi, lunedì 8 dicembre, a Parigi il primo ministro croato Andrej Plenković durante una conferenza presso l’Istituto francese per le relazioni internazionali (IFRI).
Nel suo intervento, intitolato “L’Europa al bivio: riaffermare la sovranità in un mondo che cambia”, Plenković ha spiegato che non si può più dare per scontata la stabilità istituzionale, energetica e demografica delle società europee. “La sicurezza europea è minacciata e alcuni pilastri delle relazioni transatlantiche sono stati compromessi”, ha dichiarato.
Il premier ha affermato che l’Europa vive la “situazione di sicurezza più grave dalla fine della Guerra fredda”, citando in particolare l’aggressione russa all’Ucraina, l’aumento delle minacce ibride e l’accelerazione della produzione militare in Russia.
Investimenti europei nella difesa
Plenković ha sottolineato che l’Europa deve “adattare la propria industria e i propri investimenti” per tenere il passo con un avversario “che ha messo la sua economia al servizio della guerra”.
A livello nazionale, ha ricordato che la Croazia ha “triplicato il proprio budget per la difesa in meno di dieci anni”, con l’obiettivo di destinare entro il 2027 il 2,5% del PIL al settore militare, e il 3% entro il 2030.
Ha inoltre evidenziato progressi nel campo tecnologico: la Croazia è oggi “uno dei Paesi leader nella produzione di droni FPV”, collabora strettamente con Paesi Bassi e Lettonia nella “coalizione dei droni”, e detiene “l’80% del mercato mondiale delle macchine telecomandate per lo sminamento”.
Ucraina e garanzie di sicurezza
Il premier ha definito la guerra in Ucraina come “un test decisivo per la sicurezza europea” e ha ribadito il sostegno di Zagabria a un “giusto e duraturo” accordo di pace che rispetti la sovranità di Kiev. “I confini non si cambiano con la forza e l’Ucraina deve ottenere garanzie di sicurezza permanenti”, ha affermato. Dal 2022 la Croazia ha fornito “317 milioni di euro di aiuti all’Ucraina” e ha accolto 30.000 rifugiati ucraini.
Plenković ha commentato la nuova strategia di sicurezza nazionale americana, secondo cui Washington dovrebbe sostenere la “destra dura” in Europa e fermare un presunto “cancellazione della civiltà europea”. Secondo il premier, tale visione rappresenta “un profondo cambiamento nella percezione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo”.
Pur definendola “una scelta sovrana americana”, Plenković ha osservato che il documento “solleva interrogativi sulla sostenibilità delle garanzie transatlantiche” e sulla capacità dell’Europa di difendersi nel caso di una minore presenza statunitense. “L’Europa deve prepararsi ad assumersi una responsabilità maggiore per la propria sicurezza, non contro gli Stati Uniti, ma per la stabilità dello spazio transatlantico.”
Allargamento dell’Ue e Balcani occidentali
Plenković ha affermato che l’allargamento dell’Unione europea è diventato una necessità geopolitica”, sostenendo l’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali, così come di Ucraina e Moldavia.
Ha dedicato particolare attenzione alla situazione in Bosnia ed Erzegovina, Paese confinante con la Croazia e con una forte presenza di cittadini croati. “La stabilità della Bosnia ed Erzegovina richiede il rispetto del suo quadro costituzionale e l’uguaglianza dei tre popoli costitutivi”, ha detto, aggiungendo che una Bosnia funzionale, europea e stabile è nell’interesse dell’intera regione e dell’Ue.
Il caso Thompson
Nel dibattito finale è stata sollevata una domanda sul concerto del cantante croato Marko Perković Thompson a Zagabria, che ha attirato attenzione anche sui media francesi per l’uso del saluto “Za dom spremni” (Per la Patria pronti, riconducibile agli ustascia, nella canzone “Bojna Čavoglave”. Plenković ha risposto definendo Thompson “un artista molto popolare” che canta quella canzone “da 30 anni” e ha accusato “una parte della sinistra politica” di utilizzare ogni occasione per “polarizzare la società” e trarre “vantaggi politici”.
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