La peste suina africana (PSA) colpisce il cuore della produzione suinicola croata. Dopo la conferma di nuovi focolai nelle grandi aziende della Slavonia, nella parte est del Paese, nei prossimi giorni saranno abbattuti quasi 12mila capi nelle fattorie di Sokolovac e Nemetin, mentre scattano controlli rafforzati e nuovi protocolli di sicurezza. Le fattorie con oltre mille suini, che rappresentano due terzi dell’intero patrimonio nazionale, saranno sorvegliate da polizia, guardie giurate e – per la prima volta – anche dall’esercito.
“La situazione è allarmante. Non possiamo accusare il clima, né Bruxelles né Zagabria. Qui qualcuno ha sbagliato le misure di biosicurezza e questo è l’origine del problema”, ha dichiarato alla HRT il professor Ivica Kisić, docente dell’Ateneo agronomico di Zagabria. Secondo l’esperto, la Croazia oggi è autosufficiente solo al 40 per cento nella produzione di carne suina, ma la quota potrebbe crollare al 30-35 per cento se continueranno gli abbattimenti. “Certo che i prezzi saliranno, è la legge della domanda e dell’offerta”, ha aggiunto, avvertendo che se il virus dovesse raggiungere i centri di riproduzione “ci vorranno dieci anni per ricostruire il patrimonio suino”.
Sulla stessa linea Antun Golubović, allevatore e presidente del Comitato suinicolo della Camera agricola croata (HPK), che in un’intervista a N1 ha parlato di “scenario annunciato”: “Il vero allarme è scattato quando il virus è entrato nella fattoria di Gradište. Era chiaro che si sarebbe diffuso anche nei grandi sistemi con 10-15mila suini. Il ministro ha assunto il comando solo ora, ma doveva farlo sin dal primo giorno”.
Il rappresentante degli allevatori ha respinto inoltre le accuse di importazioni illegali da Serbia e Bosnia: “I suini là costano più che da noi. Se c’è traffico, avviene semmai dall’Ungheria, dove il confine è aperto. Molti animali croati vanno al macello in Ungheria e rientrano in Croazia, perché qui non conviene macellarli”.
“Questo è il caso peggiore e purtroppo non è la fine, è solo l’inizio”, ha aggiunto Golubović, ricordando che il 35% della carne suina nazionale è prodotta nella Regione di Osijek e della Baranja, un’area ora sotto stretta sorveglianza.
Le autorità di Zagabria hanno rafforzato i controlli sanitari e la vigilanza sulle fattorie, con l’obiettivo di contenere l’espansione di un virus che non colpisce l’uomo ma può decimare gli allevamenti. La peste suina africana, diffusa in gran parte dell’Europa centro-orientale, ha già causato ingenti danni a Polonia, Romania e Germania orientale, con abbattimenti di massa e perdite miliardarie.
Per la Croazia la sfida è doppia: proteggere il settore suinicolo in una fase di relativa autosufficienza e mantenere la fiducia dei consumatori. Ma, come avvertono gli esperti, senza una stretta immediata sulle misure di biosicurezza il rischio è di veder crollare in pochi mesi un comparto che vale centinaia di milioni di euro.
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