Pescatori, vita dura ma il lavoro c’è

A colloquio con Matteo Udovicich, miglior imprenditore della minoranza italiana nella categoria Under 35

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Pescatori, vita dura ma il lavoro c’è
Matteo Udovicich alla consegna del Premio al miglior imprenditore Under 35. Foto: RONI BRMALJ

Il premio al miglior imprenditore della CNI nella categoria Under 35, assegnato dall’Unione Italiana, è andato a Matteo Udovicich, che ha fatto della passione per la pesca una professione. “La mia è una famiglia di pescatori, con mio papà e mio zio che si sono sempre occupati di pesca e con un altro zio che era un marittimo. È con loro che nasce la mia passione. Ricordo benissimo che sin dai tempi delle elementari, durante il periodo estivo, andavo in barca con mio padre per dargli una mano. Non aveva una barca di sua proprietà, lavorava per un signore, ma non c’era alcun problema per il fatto che anch’io stessi sull’imbarcazione. A me piaceva e così lui mi portava in giro tutte le estati”, ci racconta Matteo Udovicich, che data queste sue prime lunghe avventure in mare attorno al 2000.

“Alle superiori avevo studiato per diventare meccanico, facendo poi questo lavoro per un anno. Anche in quel periodo però passavo le estati con mio padre in barca e così nel 2006 decisi di mettermi in proprio e di acquistare un battello da pesca, stando così in mare tutto l’anno”, aggiunge Matteo Udovicich.
“Si tratta di un lavoro duro, perché si sta in mare quasi ogni giorno, con pause forzate quando c’è brutto tempo o quando si devono fare dei lavori per riparare la barca. Io parto alle 7 del mattino e ritorno la sera verso le 7. Lavorare per 12 ore consecutive non è mai facile, ma il problema più grande è stare lontano dalla famiglia”, afferma Udovicich, che spiega come queste condizioni facciano sì che sia molto difficile trovare dei dipendenti a tempo pieno o anche solo dei collaboratori, che scarseggiano durante tutto l’arco dell’anno, ma che durante l’estate, a causa degli impieghi facili nel campo del turismo, sono proprio introvabili.

Si pesca fino a 100 kg
Eppure il lavoro non va male, una barca come la sua, in una buona giornata riesce a pescare fino a 100 chili, fra pesce, conchiglie e altro. “In una buona giornata facciamo dai 30 ai 40 chilogrammi di capesante, sui 30 chili di sogliole e d’inverno, se siamo nella stagione delle seppie, si possono fare anche altri 20 chili di pescato. La tecnica che usiamo è simile a quella a strascico, ma con reti più piccole e leggermente diverse. Il meccanismo però è lo stesso: si tira su quello che c’è sul fondo, facendo dei giri di 20 o 30 minuti, nei quali si raschia il fondale e poi si recupera tutto quello che c’è. Pescando in questo modo in media arriva in barca una cappa al minuto, con tante altre cose inutili, che vengono poi ributtate in mare”, ci racconta Udovicich, che ammette che oltre il 90 per cento di quello che le reti tirano su torna poi in mare, perché non era quello che si stava cercando. Il sistema usato potrebbe sembrare inefficiente, ma non c’è nessuna tecnologia disponibile che permetta di fare meglio.
“Oggigiorno esistono strumenti di ogni tipo, però per il tipo di pesca che facciamo noi non servono a niente, o quasi. Noi peschiamo sul fondale e lì il radar non è molto affidabile. Questi strumenti segnano i pesci che stanno più su, mentre quelli sul fondo del mare vengono ignorati. La tecnologia ci aiuta però per quanto riguarda la navigazione. Radar e gps, combinati, ci permettono di ottenere una mappa dei luoghi dove ci sono delle secche, dove abbiamo avuto problemi con le reti che si impigliavano negli scogli, ma anche dove tradizionalmente riusciamo a trovare più pesce. La mappa segna tutto”, evidenzia Udovicich.

L’imprevisto sempre in agguato
La tecnologia aiuta anche per quanto riguarda il meteo, con le previsioni che sono oggi molto più affidabili di vent’anni fa, anche se in mare può sempre capitare qualche imprevisto, qualcosa d’improvviso. “Ogni anno, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, capita sempre un maltempo che ti coglie di sorpresa. È un periodo dell’anno in cui può succedere che al mattino sia tutto tranquillo e poi a un certo punto, in meno di mezz’ora, si alzi un ‘neverin’. Fa parte dalla vita del pescatore. Per fortuna non siamo mai a più di due ore da casa”, sottolinea l’imprenditore premiato.
Un ultimo commento sui cambiamenti che il mondo sta attraversando, con il mare che non può evitare di esserne coinvolto. “La quantità di pesce dipende dalle stagioni, a volte va meglio, altre peggio, non possiamo parlare di una carenza di pesce al largo di Cittanova, fra il confine con la Slovenia e la zona di Barbariga, poco sotto Rovigno, dove peschiamo noi. Ci sono però sempre meno oloturie, che vengono raccolte, anche se vietato, e poi vendute all’estero, spesso in Cina e Giappone, perché sono usate nell’industria farmaceutica e cosmetica. Io se le trovo le ributto in mare e basta, sono utili all’ecosistema”, conclude Matteo Udovicich, che ammette però che un cambiamento significativo c’è: l’aumento del prezzo del carburante, che rende tutto più costoso.

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