Pensioni croate, nel 2026 costi record oltre i 10,3 miliardi di euro

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Pensioni croate, nel 2026 costi record oltre i 10,3 miliardi di euro
Foto Željko Jerneić

La spesa per le pensioni in Croazia continua a crescere a ritmo sostenuto e nel 2026 supererà per la prima volta la soglia dei 10,3 miliardi di euro, circa un miliardo in più rispetto all’anno precedente. Un aumento che conferma una tendenza ormai strutturale del sistema previdenziale, sotto la spinta combinata di rivalutazioni, riforme e misure straordinarie a favore dei pensionati.

Una w che non si arresta

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto croato per l’assicurazione pensionistica, le uscite per pensioni e altre prestazioni previdenziali hanno raggiunto lo scorso anno circa 8,3 miliardi di euro fino al mese di novembre. Per l’intero 2025 la spesa inizialmente prevista era di 8,8 miliardi, ma è stata successivamente rivista al rialzo fino a 9,3 miliardi, con un incremento del 5,7 per cento rispetto al piano originario. Per il 2026, il livello programmato sale a 10,2 miliardi, ma le ultime proiezioni indicano che la cifra finale sarà ancora più alta.

Nel giro di dieci anni, le risorse destinate alle pensioni si sono praticamente raddoppiate. Tra il 2012 e il 2016 la spesa annua rimaneva sotto i cinque miliardi di euro. Dal 2022 ha superato i sei miliardi, per poi accelerare rapidamente: 7,2 miliardi nel 2023, 8,2 miliardi nel 2024 e 9,3 miliardi nel 2025. L’anno in corso dovrebbe segnare un nuovo balzo di circa un miliardo.

I fattori dietro l’aumento

Alla base di questa dinamica ci sono diversi elementi. Il forte aumento dei salari e l’inflazione degli ultimi anni hanno portato a rivalutazioni semestrali delle pensioni senza precedenti. A questo si aggiungono le modifiche legislative al sistema previdenziale e le numerose erogazioni una tantum introdotte a partire dal 2021, durante la pandemia e la successiva crisi economica.

Nel 2025 è stato inoltre introdotto per la prima volta un assegno annuale permanente legato agli anni di contributi versati. Il bonus, pari a 6 euro per ogni anno di anzianità, è costato allo Stato oltre 217 milioni di euro. Una cifra inferiore rispetto ai 253 milioni spesi nel 2024 per gli aiuti contro il carovita, ma che si è sommata ad altre misure come il bonus pasquale di 50 euro per ciascun pensionato, per un totale di ulteriori 62 milioni.

L’impatto della riforma previdenziale

Dal 2026 entreranno in vigore nuovi interventi che faranno ulteriormente lievitare la spesa. Tra questi, l’aumento delle pensioni minime già avviato lo scorso luglio, l’abolizione delle penalizzazioni sulle pensioni anticipate per chi ha più di 70 anni e l’incremento di circa il 10 per cento delle pensioni di invalidità. Misure che allargano la platea dei beneficiari e consolidano il livello medio degli assegni.

Non solo pensioni

Il sistema previdenziale non si limita alle pensioni. L’Istituto eroga anche la prestazione nazionale per gli anziani, destinata a oltre 19.000 persone sopra i 65 anni, con un costo mensile di circa tre milioni di euro. Crescono inoltre le spese per gli assegni familiari: il sussidio per i figli viene pagato a quasi 300.000 minori, con un esborso mensile superiore ai 15 milioni di euro.

Prospettive fino al 2028

Il piano finanziario aggiornato dell’Istituto prevede per il 2026 uscite complessive vicine ai 10,4 miliardi di euro. Per il 2027 la spesa stimata sale a quasi 10,7 miliardi, mentre nel 2028 supererà gli 11 miliardi. Sul fronte delle entrate, le previsioni restano in equilibrio grazie soprattutto ai contributi previdenziali, che beneficiano dell’aumento del numero di occupati e della crescita dei salari e dovrebbero attestarsi sopra i sei miliardi di euro l’anno.

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