Da oggi entra ufficialmente in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione europea il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, una riforma attesa da anni che promette di ridisegnare la gestione dei flussi migratori, rafforzare i controlli alle frontiere esterne e rendere più rapide le procedure di asilo e rimpatrio. Un pacchetto legislativo composto da dieci atti normativi, frutto di oltre otto anni di difficili negoziati e nato dalle lezioni della grande crisi migratoria del 2015-2016.
“La nuova normativa porterà frontiere esterne più sicure, maggiore solidarietà tra gli Stati membri e procedure più efficaci per l’asilo e il ritorno dei migranti irregolari”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Più solidarietà tra gli Stati, ma con maggiore responsabilità
Il cuore della riforma è il nuovo meccanismo di solidarietà obbligatoria. Quando uno o più Paesi dell’Unione saranno sottoposti a una pressione migratoria sproporzionata, gli altri Stati membri dovranno contribuire scegliendo tra il ricollocamento dei richiedenti asilo, un sostegno finanziario oppure un aiuto operativo e tecnico attraverso personale specializzato e attrezzature.
Sostegno a Italia, Spagna, Cipro e Grecia
Per il primo periodo di applicazione, dal 12 giugno fino alla fine del 2026, i quattro Paesi considerati maggiormente sotto pressione – Cipro, Grecia, Italia e Spagna – potranno beneficiare di un sistema di sostegno che prevede il trasferimento di circa 21mila richiedenti asilo oppure un contributo economico fino a 420 milioni di euro dal bilancio comune europeo.
La posizione particolare della Croazia
La Croazia si trova in una situazione diversa rispetto agli Stati maggiormente esposti, ma il suo ruolo rimane centrale. Essendo una frontiera esterna dello spazio Schengen e uno dei principali punti di transito della rotta migratoria balcanica, negli ultimi anni ha affrontato una forte pressione migratoria.
Proprio per questo la Commissione europea ha inserito la Croazia, insieme ad Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia e Polonia, tra i Paesi che negli ultimi cinque anni hanno subito una pressione migratoria significativa. Zagabria avrà quindi il diritto di chiedere un’esenzione totale o parziale dall’obbligo di contribuire al meccanismo di solidarietà, evitando così sia il versamento di contributi finanziari sia l’accoglienza di migranti provenienti dai Paesi più esposti.
Frontiere più controllate e procedure accelerate
Uno degli elementi più discussi della riforma riguarda l’introduzione di controlli più severi alle frontiere esterne dell’Unione. Tutti i migranti irregolari saranno registrati e sottoposti a verifiche di identità, sicurezza e salute, con un ruolo rafforzato della banca dati Eurodac, destinata a diventare il pilastro digitale del nuovo sistema europeo di asilo.
Per le persone provenienti da Paesi con una bassa percentuale di riconoscimento della protezione internazionale o considerate un rischio per la sicurezza, sarà applicata una procedura accelerata alla frontiera. La valutazione della domanda dovrà concludersi entro un massimo di dodici settimane, con possibili proroghe in situazioni eccezionali.
Le persone la cui richiesta verrà respinta dovranno essere rimpatriate entro dodici settimane, mentre in caso di crisi particolari le procedure potranno essere estese per ulteriori sei settimane.
Un compromesso che divide l’Europa
Il nuovo Patto non ha però messo fine alle polemiche. I movimenti della destra più dura lo considerano troppo debole e incapace di fermare l’immigrazione irregolare su larga scala. Sul fronte opposto, organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International denunciano invece il rischio di una riduzione delle garanzie per i richiedenti asilo e temono un arretramento del diritto europeo in materia.
Al Parlamento europeo tutti gli eurodeputati croati presenti al voto hanno sostenuto il pacchetto. Tra i principali promotori della riforma vi è l’europarlamentare dell’HDZ Karlo Ressler, membro del gruppo negoziale del Partito popolare europeo, secondo cui il vecchio sistema permetteva ai trafficanti di esseri umani di sfruttare le debolezze delle norme europee.
Anche l’eurodeputato Tomislav Sokol ha sottolineato l’aspetto della sicurezza, sostenendo la necessità di strumenti più efficaci per impedire ingressi incontrollati e accelerare l’espulsione di chi non ha il diritto di restare nell’Unione.
Il commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione Magnus Brunner ha invitato alla prudenza nella fase iniziale dell’applicazione: “Stiamo mettendo ordine nella nostra casa europea. Con queste regole vogliamo essere noi a decidere chi può entrare in Europa, chi può restare e chi deve lasciare il territorio dell’Unione. Non possiamo aspettarci che tutto funzioni perfettamente dal primo giorno”.
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