Obersnel: «Per alcuni la storia non è maestra di vita»

Liberazione e dintorni. Il sindaco di Fiume Vojko Obersnel scrive al primo cittadino di Trieste Roberto Dipiazza

Vojko Obersnel e Roberto Dipiazza mentre firmano la Lettera d'intenti in merito all’allacciamento di rapporti amichevoli. Era il 2010.

Il 26 maggio scorso la Giunta comunale di Trieste, su proposta del sindaco Roberto Dipiazza, ha approvato la delibera che istituisce la data del 12 giugno come solenne ricorrenza con la denominazione di “Giornata della Liberazione della Città di Trieste dall’occupazione jugoslava”. Una decisione che non è piaciuta affatto al sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, che ha diffuso un comunicato dai toni duri.
“Evidentemente per alcuni la storia non è maestra di vita, bensì un terreno adatto alle manipolazioni e a sviluppare nuove incomprensioni, che si sarebbero dovute risolvere già da tempo. Se le autorità cittadine di Trieste hanno decretato il 12 giugno come giorno della liberazione di Trieste, mi chiedo cosa rappresenti per loro il 25 aprile – data nella quale il resto d’Italia festeggia la Giornata della liberazione dal fascismo? E cosa rappresenti per loro il 2 maggio, giorno nel quale l’esercito partigiano, con l’aiuto degli antifascisti italiani, cacciò i nazisti da Trieste. È questa a Trieste ora la giornata della sconfitta e del lutto? È vergognoso, e storicamente sbagliato, affermare che l’esercito partigiano abbia occupato Trieste nel maggio del 1945, e che la città sia stata liberata il 12 giugno con la partenza dei partigiani. Evidentemente il signor Dipiazza ha bisogno di una lezione di storia, affinché apprenda che è stato proprio l’esercito partigiano, allora jugoslavo, ad aver cacciato i nazisti da Trieste e ad aver permesso che le unità americane e britanniche prendessero il controllo della città quaranta giorni dopo.
Evidentemente le truppe tedesche, che avevano occupato Trieste nel 1943, dopo la capitolazione dell’Italia, sono per il sindaco di Trieste, assieme al campo di concentramento allestito nelle vicinanze, una storia bella, idilliaca, interrotta dai malvagi occupatori – i partigiani. Immagino che Dipiazza, interpretando la storia a modo suo, fosse uno di quelli che guardavano silenziosamente come i cittadini a cui il nazismo non era gradito venivano trasportati nei campi di concentramento.
Vorrei ricordare al sindaco di Trieste che la libertà della città è stata resa possibile nel 1945 con il sacrificio dei molti che sono caduti lottando per l’idea dell’antifascismo e concludendo la Seconda Guerra mondiale dalla parte dei vincitori e non degli sconfitti. Allo stesso modo, l’Esercito popolare di liberazione era parte integrante delle forze alleate nella lotta contro la Germania nazista e le battaglie per la liberazione di Fiume, dell’Istria e di Trieste erano operazioni concertate per portare alla sconfitta definitiva del nazismo in quest’area. Con il suo approccio Dipiazza ha offeso molti combattenti antifascisti fra i quali c’era un numero non trascurabile di italiani, che hanno dato la vita per la liberazione definitiva. Ma dall’uomo che nel giorno dell’occupazione di Fiume da parte di D’Annunzio e dei suoi seguaci inaugura a questo stesso D’Annunzio un monumento, è difficile aspettarsi una comprensione della storia e dei fatti storici”, si legge nel comunicato di Obersnel.
Rammentiamo che la “Giornata della Liberazione della Città di Trieste dall’occupazione jugoslava” è stata introdotta, come recita la motivazione, per ricordare il giorno in cui, nel 1945, le truppe del IX Korpus dell’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia (EPJ) – che il 1° maggio erano entrate a Trieste – “furono costrette a ritirarsi in seguito agli accordi di Belgrado del 9 giugno, sottoscritti dal generale Alexander. Accordi che furono definitivamente ratificati l’11 giugno a Duino dai generali Morgan e Jovanović”, in base ai quali la Venezia Giulia venne divisa in due parti dalla linea Morgan, rispettivamente e provvisoriamente amministrate, in attesa dei Trattati di pace, dagli eserciti anglo-americano e jugoslavo.
Nella delibera approvata dalla Giunta comunale di Trieste si rileva, tra l’altro: “L’occupazione jugoslava proprio a causa del suo carattere violento, con arresti e deportazioni da parte della polizia politica, migliaia di morti e scomparsi, venne citata anche nella motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città di Trieste nel seguente, significativo passaggio: ‘…Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria…’”.

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