In un momento di forti turbolenze geopolitiche, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, arriva lunedì, 12 gennaio, a Zagabria per una visita di lavoro che va ben oltre il protocollo. L’ex premier olandese, in carica alla guida dell’Alleanza atlantica dall’ottobre 2024, giunge in Croazia mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilancia minacce di annessione del territorio autonomo danese della Groenlandia e, allo stesso tempo, avvia un dialogo diretto con Vladimir Putin per cercare una via d’uscita alla guerra in Ucraina.
A Zagabria Rutte incontrerà il presidente della Repubblica Zoran Milanović, il primo ministro Andrej Plenković e il presidente del Parlamento Gordan Jandroković. La visita rientra in una più ampia tournée nei Paesi membri della Nato, pensata per rafforzare il coordinamento politico e militare in una fase di profondo riassetto degli equilibri internazionali.
Il dossier ucraino resta centrale. Proprio alla vigilia dell’arrivo del segretario generale, il governo croato ha deciso di partecipare con un contributo finanziario di 15 milioni di euro al programma PURL, il meccanismo attraverso cui gli Stati membri finanziano un fondo destinato all’acquisto di armamenti statunitensi per l’Ucraina. Con questa decisione, il sostegno militare di Zagabria a Kiev sale a 240 milioni di euro, mentre l’assistenza complessiva, compresi aiuti umanitari e logistici, raggiunge i 350 milioni.
Ma i colloqui non si limiteranno al fronte orientale. Sul tavolo ci sarà anche la sicurezza dei Balcani occidentali, un’area che preoccupa sempre più l’Alleanza. Particolare attenzione sarà dedicata alla Serbia, dove è evidente l’influenza russa e cinese, e alle sue ricadute regionali, dal Montenegro – membro Nato – alla Bosnia Erzegovina, soprattutto attraverso il ruolo della Republika Srpska.
Nonostante la Nato continui a svolgere esercitazioni militari annuali con Belgrado, la Croazia intende offrire a Rutte una lettura più ampia della situazione, segnalando i rischi di un possibile vuoto di sicurezza nella regione. Un messaggio chiaro: mentre l’attenzione globale resta concentrata su Ucraina e grandi potenze, i Balcani restano un fronte sensibile che richiede vigilanza costante.
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