In Croazia quasi 200mila cittadini con i conti bloccati

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In Croazia quasi 200mila cittadini con i conti bloccati
Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL

A fine febbraio in Croazia quasi 200mila cittadini avevano i conti correnti bloccati per debiti non saldati. I dati diffusi oggi, venerdì 13 marzo, dall’Agenzia statale per i servizi finanziari (Fina) mostrano una situazione ancora pesante per molte famiglie, mentre tra le imprese cresce il numero dei soggetti con pagamenti non eseguiti.

Secondo i dati pubblicati dalla Fina, consultati dall’agenzia Hina, alla fine di febbraio risultavano 197.648 cittadini con conti bloccati. Il numero è leggermente superiore rispetto al mese precedente, con un aumento dello 0,1 per cento, ma resta comunque inferiore dello 0,7 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La sola quota di debito principale ammontava complessivamente a tre miliardi di euro. Si tratta di un importo in crescita dello 0,4 per cento rispetto a gennaio e del tre per cento su base annua.

Se al capitale si aggiungono gli interessi, pari a 1,2 miliardi di euro, il debito totale dei cittadini con conti bloccati raggiunge i 4,2 miliardi di euro.

Debiti soprattutto verso banche e istituzioni finanziarie

Una parte consistente di questo indebitamento riguarda il sistema bancario. Il debito dei consumatori verso le banche, senza includere gli interessi, ammonta a circa 640 milioni di euro. Considerando tutte le istituzioni finanziarie, l’importo sale a 720 milioni di euro.
Questi dati confermano come una parte rilevante delle difficoltà finanziarie delle famiglie croate sia legata a prestiti e obbligazioni contratte con il sistema creditizio.

Aumentano le imprese con pagamenti non eseguiti

Parallelamente cresce anche il numero delle imprese che non riescono a saldare le obbligazioni di pagamento. Alla fine di febbraio nel registro degli ordini di pagamento non eseguiti risultavano 13.370 soggetti economici.

Si tratta di 375 imprese in più rispetto a gennaio, pari a un aumento del 2,9 per cento. Rispetto a febbraio dello scorso anno l’incremento è di 398 soggetti, ovvero il 3,1 per cento.

Il debito principale di queste imprese ammontava a 424,4 milioni di euro, in aumento di 7,2 milioni rispetto al mese precedente. Tuttavia, su base annua il dato è significativamente più basso: 250,4 milioni di euro in meno, pari a un calo del 37,1 per cento.

Se si aggiungono gli interessi, che raggiungono 104,3 milioni di euro, il debito complessivo delle imprese con pagamenti non eseguiti arriva a 528,7 milioni di euro.

Prevalgono le società, ma numerosi anche gli imprenditori individuali

Tra i soggetti economici in difficoltà prevalgono le persone giuridiche. Delle 13.370 entità registrate, 5.690 sono società o altre forme giuridiche d’impresa, pari al 42,6 per cento del totale. Su queste ricade la quota maggiore del debito: 293,2 milioni di euro, ovvero circa il 69 per cento degli importi non saldati.

Le restanti 7.680 posizioni riguardano invece persone fisiche che svolgono attività registrate, come artigiani o lavoratori autonomi. Il loro debito complessivo ammonta a 131,2 milioni di euro.

Rispetto a gennaio 2026 il numero delle persone giuridiche con obbligazioni non saldate è cresciuto dell’1,4 per cento, mentre l’importo dei loro debiti è aumentato dell’1,6 per cento. Ancora più marcato l’incremento tra gli imprenditori individuali: il loro numero è salito del quattro per cento, mentre il valore dei debiti è cresciuto del due per cento.

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