Montenegro spaccato. Insediamento «blindato» per Joanikije

Barricate sulle strade d’accesso a Cettigne per cercare d’impedire l’insediamento nella storica capitale montenegrina del metropolita serbo ortodosso Joanikije

Le manifestazioni di protesta a Cettigne (Cetinje), l’antica capitale reale del Montenegro, non sono riuscite a fermare l’insediamento del nuovo metropolita serbo ortodosso Joanikije. A presiedere nel monastero di Cettigne la cerimonia religiosa in cui è stato ufficialmente intronizzato il nuovo vescovo è stato il patriarca della Chiesa serbo ortodosso Porfirije, alla presenza di un ristretto numero di fedeli.
Le decine di vescovi e altri esponenti religiosi, unitamente a ospiti civili, che avrebbero dovuto assistere alla cerimonia, non hanno potuto raggiungere Cettigne (Cetinje) a causa dei blocchi stradali e delle barricate erette con sassi e pneumatici da migliaia di manifestanti, che vedono nell’insediamento di Joanikije una provocazione, se non un attacco diretto all’identità nazionale montenegrina e un tentativo di trascinare il Paese nell’orbita della Serbia. Per aggirare i blocchi il patriarca e il metropolita hanno raggiunto il monastero in elicottero. La Polizia è intervenuta d’autorità contro i manifestati, facendo uso anche dei lacrimogeni. Sette agenti, stando alle fonti ufficiali, sono rimasti contusi negli scontri con i dimostranti, mentre una decina di manifestanti hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari. Sono state arrestate pure 14 persone tra cui Veselin Veljović, consigliere per la sicurezza del Presidente montenegrino, Milo Đukanović. A ordinare l’intervento delle forze dell’ordine per rimuovere i blocchi stradali è stato infatti il governo del premier Zdravko Krivokapić, considerato filoserbo. A dare man forte ai manifestanti è stato invece il Capo dello Stato, Đukanović, leader storico di quanti si riconoscono nell’identità nazionale montenegrina.

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