Modiano. Il segno dell’Europa

Inaugurata la mostra dedicata ai 150 anni della società. L’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste sfoggia le «perle» artistiche di un’impresa di successo

Una splendida opera di Argio Orell dedicata alla Società di navigazione Tripcovich

Quello che l’Europa dovrebbe essere, un’unione di genti. Si riassume in queste parole di Stefano Crechici, presidente della Modiano, il senso di un’azienda triestina, dna mitteleuropeo, diventata un’eccellenza del made in Italy, una realtà “locale” affermata a livello planetario, assurta in questi mesi – grazie alle sue carte da gioco, vendute soprattutto attraverso i canali online, con oltre il 50p.c. della produzione destinata all’estero – a simbolo di resilienza di fronte alla crisi della pandemia. Circa un mese fa il presidente Stefano Crechici, segnalando il cambiamento di tendenza (e di mercato), confermava la vitalità dell’azienda triestina. Due lustri fa l’antologica a Gorizia, poi nel 2013 e 2015 la vicenda Modiano era stata presentata a Fiume – dove nel 1904 aveva avviato uno stabilimento nell’allora via Goldoni – e l’anno dopo anche nel cuore dell’Europa, a Bruxelles (nelle sale del Comitato Economico e Sociale Europeo, nel contesto del semestre della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, sotto l’egida dell’associazione Giuliani nel mondo e il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia).
Ora rivive, ancora una volta, anche nella sua patria d’origine, il capoluogo giuliano, su iniziativa dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata, che ne celebra i 150 anni in un evento espositivo (ed editoriale) di respiro internazionale al Civico museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata di via Torino.

L’autore della mostra, Piero Delbello

Peso imprenditoriale ed economico
Venerdì sera il taglio del nastro di un viaggio tra passato, grandi imprese, arte, che coinvolge in primis Trieste, ma che spazia in tutta la Venezia Giulia e oltre, esplora tutta l’area goriziana, il Friuli, l’Istria, la Dalmazia, Fiume, e quindi Lubiana, Zagabria, Sarajevo, e arriva fino alle sponde del bel Danubio blu, in Ungheria e Austria. Insomma, per certi versi ricostruisce il milieu storico-culturale e sociale in cui nasce e cresce la premiata ditta di tarocchi e altre carte da gioco, cartine “per zigaretti” e tanto altro ancora. Una griffe imprenditoriale che è diventata sinonimo di cifra artistica: “Tre sono i nostri prodotti insuperabili: le carte da gioco, le cartine da sigarette e lo stabilimento cromolitografico”, recitava un vecchio slogan dell’azienda.
Un anniversario che meritava maggiore rilievo e invece sembra passato forse un po’ inosservato, rileva il presidente dell’Irci, Franco Degrassi, che non nasconde l’orgoglio per essere riuscito, come Istituto, ad accendere i riflettori sulla Modiano e sul suo immenso patrimonio. Lo merita, per molti motivi, come evidenziato da Degrassi: perché ha avuto e continua ad avere un peso rilevante dal punto di vista imprenditoriale ed economico, un fattore di sviluppo della regione; perché ha dato molto agli artisti di quest’area, consentendo loro di dare il meglio di sé stessi, senza mai porre condizionamenti; perché con le sue campagne fotografiche ha documentato non soltanto l’aspetto, ma la vita stessa delle città della Venezia Giulia e Dalmazia.

Claudio Giacomelli, Franco Degrassi e Stefano Crechici

Bellezza, eleganza e successo
Parliamo di un’azienda familiare, per 120 anni rimasta nelle mani dei Modiano, e da 30 affidata ai Crechici, che ha superato due guerre mondiali, il bombardamento dei propri stabilimenti, “ha condiviso le ferite e gli slanci delle nostre terre”, osserva Stefano Crechici. “Rimangono le radici”, aggiunge nella speranza di poter lavorare in questa direzione anche in futuro. Una realtà esemplare – così l’ha definita il consigliere regionale Claudio Giacomelli, intervenuto all’inaugurazione in rappresentanza del Consiglio della Regione Friuli Venezia Giulia e del suo presidente Piero Mauro Zanin –, che riassume in sé imprenditoria, integrazione (è stata fondata da un greco trapiantato a Trieste), genialità, arte, il meglio che una certa borghesia triestina ha saputo offrire. E valori come famiglia, territorio, patria, che in un mondo dominato dalle grandi multinazionali e finanziarie apatridi e senza fisco – ha sottolineato Giacomelli –, assumono un significato ancora maggiore. Un tripudio di bellezza, eleganza, successo.
Piero Delbello (direttore dell’Irci), autore e curatore della mostra “Il segno Modiano”, realizzata in collaborazione con la società, tesse il suo racconto principalmente per immagini. E quelle che hanno decorato e accompagnato i prodotti della società, seppure intriganti e d’effetto, passano quasi in secondo piano di fronte al fascino delle opere dei migliori cartellonisti dell’epoca, pittori e illustratori pubblicitari ante litteram, che la direzione della fabbrica fondata nel 1868 da Saul Davide Modiano chiama a raccolta per sfondare tra gli acquirenti più esigenti, anche in Medio ed Estremo oriente, o nel Nord Africa. Ma anche far “vendere” alle tante aziende di quest’area, fabbriche di biscotti, bevande ed elisir vari (vini, liquori, birre…), sigarette, saponette e detersivi, polveri insetticide, oli e petroli, ma anche tour operator e albergatori, stabilimenti balneari e crociere, pastifici, conservifici, cementifici, società assicurative o di navigazione (per mari e per cieli), società per azioni, società sportive, eventi culturali… Fra i tratti più significativi, quelli inconfondibili e rappresentativi dei Sigon, padre (Giuseppe, caposcuola dei cartellonisti giuliani e colui che avviò la sezione di arti grafiche presso la Modiano) e figlio (Pollione), Argio Orell, Vito Timmel, Glauco Cambon, Ugo Carà, Edmondo Passauro… e il resto del “gotha” dello spettacolare fin de siècle austro-ungarico, l’inizio della nuova era dal sapore espressionista e déco, ma non meno suggestive (anzi) le evoluzioni stilistiche, con accenni di futurismo e cubismo, che tratteggiano altrettanto magnifici anni Venti e Trenta.
Due monografie e un volume
A corredo della rassegna, l’azienda ha pubblicato due monografie che vanno considerate “scrigno” della sua produzione storica, mentre a settembre uscirà per conto dell’Irci un volume con le cartoline stampate dalla Modiano nei primi Novecento – erano avanguardia, oggi ci restituiscono uno spaccato della quotidianità di “come eravamo” noi e le nostre città e borghi –, provenienti dalle collezioni dell’Istituto, che recentemente ha acquisito la collezione di Stener. Questo studioso muggesano aveva raccolto oltre 18.000 cartoline di Istria, Fiume e Dalmazia. Emerge la grande capacità (e sensibilità) dei fotografi che agivano per l’azienda, che spesso privilegiavano l’elemento umano e il tratto popolare per animare i loro scatti.
In visione cartelloni, locandine e altre declinazioni di matrice pubblicitaria, cartoline, qualche fotografia, testi sintetici ma esaurienti. Come ha spiegato Piero Delbello, quelle che la Modiano e l’Irci – una collaborazione proficua, la loro, che va avanti da anni e ha prodotto tante emozionanti iniziative – hanno sfoderato in quest’occasione sono delle “perle”. Nei mesi successivi usciranno dai forzieri altri gioielli di famiglia in un “gioco” work in progress costante, che focalizzerà l’attenzione su altre realtà: fra un mese l’accento sarà posto sulla navigazione, il mese dopo sulla fotografia. Da oggi 1.mo agosto la mostra è aperta al pubblico tutti i giorni, con orario 10.30-12.30 e 16.30-18.30, visitabile, al momento, fino a metà ottobre, ma visto l’interesse annunciato, non sono escluse proroghe.

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