Una scia di allarmi, tutti rivelatisi infondati, sta attraversando da settimane i Balcani, colpendo scuole, centri commerciali e, più recentemente, anche hotel e sedi istituzionali. Le segnalazioni, diffuse per lo più via posta elettronica, hanno costretto le autorità a evacuazioni preventive e interruzioni delle attività, alimentando un clima di crescente tensione in diversi Paesi della regione.
Un fenomeno diffuso e coordinato
Dalla fine di marzo, i media locali di Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Croazia documentano una sequenza quasi quotidiana di minacce riguardanti presunti ordigni esplosivi, riporta l’agenzia Hina. In Croazia, in particolare, gli allarmi hanno iniziato a moltiplicarsi da metà aprile, coinvolgendo scuole e centri commerciali a Zagabria e nelle regioni di Spalato e della Dalmazia e Ragusa (Dubrovnik) e della Narenta (Neretva).
Le segnalazioni, inviate tramite email, hanno riguardato soprattutto istituti scolastici, sia elementari sia superiori, oltre a grandi strutture commerciali. In decine di casi, le autorità hanno disposto evacuazioni immediate e la sospensione delle lezioni, con pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana.
Dai primi casi all’escalation
Il primo episodio risale al 30 marzo, quando diverse scuole elementari a Banja Luka sono state evacuate e le lezioni interrotte. Il giorno successivo, analoghe minacce hanno portato allo sgombero di centri commerciali a Belgrado e Niš.
Con il passare dei giorni, il fenomeno si è intensificato. A metà aprile, una serie di allarmi ha coinvolto simultaneamente più città e strutture, tra cui hotel e sedi di eventi pubblici. Il 16 aprile, a Sarajevo, un allarme bomba in centri commerciali ha portato all’evacuazione anche di un hotel dove soggiornava il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, in visita ufficiale nel Paese.
Secondo la polizia locale, il messaggio conteneva anche minacce di morte nei confronti del membro bosniaco della Presidenza, Denis Bećirović. Nello stesso giorno è stato evacuato anche un hotel a Pančevo, in Serbia, dove si teneva un seminario di partiti d’opposizione proeuropei.
L’ondata nei Paesi vicini
Nei giorni successivi, gli allarmi si sono estesi rapidamente. In Montenegro sono stati evacuati centri commerciali a Budva e Podgorica, mentre minacce hanno colpito scuole a Nikšić e Zenica. Tre giorni più tardi, segnalazioni analoghe hanno riguardato due grandi centri commerciali a Skopje.
All’inizio della settimana, nuove email hanno preso di mira scuole in diverse città della Bosnia ed Erzegovina, tra cui Mostar, Konjic, Čapljina, Jablanica, Stolac e Neum, causando la sospensione delle lezioni. Il giorno successivo, ulteriori minacce hanno colpito istituti nella regione di Tuzla, confermando la persistenza del fenomeno.
Le indagini e il profilo dei responsabili
Le autorità stanno indagando sull’origine coordinata di queste segnalazioni, tutte risultate finora false. Secondo Srđan Mičić, responsabile dell’unità antiterrorismo del ministero dell’Interno della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la polizia è riuscita in molti casi a identificare i responsabili.
Dalle indagini emerge un dato significativo: spesso gli autori delle minacce sono studenti, talvolta minorenni. “L’obiettivo iniziale era semplicemente evitare le lezioni”, ha spiegato Mičić in un’intervista televisiva, aggiungendo che in seguito i responsabili avrebbero esteso le minacce ad altre strutture, come centri commerciali e istituzioni pubbliche, in una sorta di escalation imitativa.
Un clima di allerta permanente
Nonostante la natura infondata delle segnalazioni, l’impatto sulla sicurezza pubblica resta rilevante. Ogni allarme comporta mobilitazione delle forze dell’ordine, evacuazioni e disagi diffusi. Le autorità invitano alla prudenza, sottolineando la necessità di trattare ogni minaccia come potenzialmente reale.
Il fenomeno, ancora senza una spiegazione univoca, solleva interrogativi sulla facilità con cui simili azioni possono essere replicate e amplificate, soprattutto in un contesto digitale che consente anonimato e rapidità di diffusione.
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