Il presidente della Repubblica, Zoran Milanović, ha criticato duramente la mancata reazione immediata della Polizia ai cori ustascia e all’uso del controverso saluto “Za dom spremni” (Pronti per la Patria) durante un recente concerto del cantante Marko Perković Thompson a Zagabria.
“Il concerto in sé non è problematico, non è stato neppure banale: è stato enorme (500mila spettatori, ndr)”, ha dichiarato Milanović parlando con i giornalisti a Čazma. “Ma sono accadute cose che non dovevano accadere: nel centro di Zagabria sono stati urlati slogan come ‘Za dom spremni’ e cantate canzoni legate al regime ustascia”.
Secondo il capo dello Stato, “la Polizia avrebbe dovuto intervenire immediatamente”, non attendere giorni per reagire. Ha sottolineato che l’uso pubblico di simboli associati agli ustascia, come quelli legati al gruppo paramilitare HOS, “non può essere tollerato” in una società democratica. “L’HOS non era l’Esercito ufficiale della Croazia. Era un’unità volontaria sotto il controllo di un partito politico, l’HSP, che di fatto ha cessato di esistere nel gennaio 1992. Pur riconoscendo il ruolo di molti volontari nella guerra d’indipendenza croata, Milanović ha ribadito la necessità di “distinguere tra la legittima difesa della patria e l’uso di simboli provenienti da un’ideologia fascista”.
“‘Za dom spremni’ era un grido associato a un’ideologia che voleva una Croazia fino alla Drina, accanto a Hitler. Questi non sono i colori della Croazia moderna.”, ha dichiarato.
Le critiche all’Ue
Infine, il presidente ha lanciato anche una critica implicita all’Unione europea: “Anche in Europa vediamo oggi una silenziosa, quasi invisibile, ma reale riabilitazione del nazismo, specialmente nel contesto della guerra in Ucraina”.
“Quando da Bruxelles ci criticano per il saluto ZDS, a volte preferisco tacere, perché altrove si tollerano anche cose peggiori”, ha concluso.
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