Inverni sempre più brevi, stagioni della neve che si accorciano e un futuro incerto per le stazioni sciistiche croate. È il quadro che emerge dalle analisi del Servizio meteorologico e idrologico nazionale croato (Dhmz), che confermano l’impatto crescente del riscaldamento globale anche sulle montagne dell’Adriatico orientale.
Negli ultimi decenni la neve è diventata sempre più rara e instabile, mettendo in discussione la sostenibilità di centri invernali storici come Platak, Bjelolasica e Sljeme, da sempre meta di escursioni, sci e slittino per migliaia di cittadini.
I dati raccolti dal Dhmz su un arco temporale che va dal 1961 al 2025 mostrano un trend chiaro: il numero di giorni con copertura nevosa è in costante diminuzione. Le analisi si basano sulle rilevazioni delle stazioni meteorologiche di Puntijarka, sul massiccio della Medvednica, Parg nel Gorski kotar e Zavižan sul Velebit.
Il calo più marcato si registra a Puntijarka, dove si perdono in media dieci giorni di neve ogni dieci anni. A Parg e Zavižan la riduzione è leggermente meno accentuata, ma comunque significativa, rispettivamente otto e sette giorni per decennio. Ancora più preoccupante è la diminuzione dei giorni con uno strato di neve superiore ai cinque centimetri: dodici giorni in meno a Puntijarka e otto a Zavižan ogni dieci anni.
Confrontando questi dati con la media climatica del periodo 1991-2020, emerge come negli ultimi vent’anni prevalgano le anomalie negative. Le stagioni con un inverno “vero” diventano sempre più rare, spiegano i climatologi del Dhmz.
Il problema dello scioglimento anticipato
A rendere le stagioni sciistiche più brevi non è soltanto la minore quantità di neve, ma anche il suo scioglimento sempre più precoce. Se l’arrivo delle prime nevicate resta molto variabile e senza un trend definito, il giorno dell’ultima copertura nevosa si colloca sempre più in anticipo in primavera.
A Puntijarka e Parg la neve scompare in media tre giorni prima ogni dieci anni, mentre sullo Zavižan l’anticipo arriva a quattro giorni per decennio. Un dettaglio che, sommato alla riduzione complessiva delle nevicate, incide in modo diretto sulla durata delle stagioni turistiche invernali.
Scenari climatici poco incoraggianti
Le proiezioni climatiche non lasciano molto spazio all’ottimismo. Tutti gli scenari indicano un ulteriore aumento delle temperature e condizioni sempre meno favorevoli alla formazione e alla persistenza del manto nevoso. La Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici della Croazia, con orizzonte al 2040 e proiezioni fino al 2070, prevede un’ulteriore riduzione della neve invernale, in particolare nelle aree montane del Gorski kotar, della Dinara e nelle zone più elevate del Velebit.
La neve non è destinata a scomparire del tutto, ma lo sci e le attività invernali dipenderanno sempre più da brevi finestre temporali, da quote più elevate e dall’uso dell’innevamento artificiale.
Un problema europeo
Le tendenze osservate in Croazia si inseriscono in un quadro più ampio. Secondo i modelli climatici del programma europeo Copernicus, anche le Alpi figurano tra le regioni più vulnerabili, con una forte riduzione della quantità media di neve durante l’inverno. Diminuzioni sono attese anche lungo la costa norvegese, mentre le proiezioni per l’interno della Scandinavia restano più incerte.
Particolarmente allarmanti sono le stime per le Alpi settentrionali. A quote intorno ai 1800 metri, il periodo con condizioni adatte allo sci potrebbe ridursi di un mese con un riscaldamento globale di 2,7 gradi, e fino a due mesi in uno scenario da 4 gradi. Senza il supporto della neve artificiale, la maggior parte delle stazioni sciistiche rientrerebbe in una fascia di rischio molto elevato.
Per il futuro dello sci croato, e non solo, la sfida è ormai evidente: adattarsi a stagioni più brevi, ripensare gli investimenti e fare i conti con un’idea di inverno che assomiglia sempre meno a quella del passato, scrive Ozren Špiranec per l’agenzia Hina.
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