Mascherine, rabbia, conto… Il caffè amaro di Beroš a Zara

Vili Beroš a Zara. Foto: Marko Dimic/PIXSELL

Un caffè nel centro di Zara, accompagnato dalla moglie. Attimi di relax dagli impegni da ministro. Invece, il caffè è stato amarissimo per il ministro della Salute, Vili Beroš. Ma cos’è successo? Lo scorso fine settimana Beroš si è recato a Zara per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle necessità di vaccinarsi per combattere la pandemia. Il ministro ha anche partecipato alla campagna vaccinale nella città dalmata, vestendo il camice e inoculando alcune dosi del siero antiCovid. Terminati gli impegni, il ministro e la consorte hanno deciso di sfruttare la giornata estiva e le bellezze di Zara per fare una passeggiata in centro. Poi la coppia si è seduta sulla terrazza di un bar. All’arrivo della cameriera Beroš ha notato che la ragazza non indossava la mascherina, nonostante le raccomandazioni della task force nazionale, di cui il ministro è membro. Ha invitato la cameriera a indossarla, che però al suo rientro con i due caffè non ha raccolto la richiesta di Beroš, che infastidito dal comportamento ha lasciato il bar senza assaggiare il caffè. Il responsabile del dicastero della Salute ha raccontato l’esperienza su Twitter, precisando di aver pagato regolarmente il conto di 22 kune, ma di non aver potuto accettare atteggiamenti del genere “soprattutto davanti a numerosi turisti che hanno assistito alla scena e che indossavano regolarmente la mascherina. Se vogliamo avere una stagione turistica di successo, non possiamo mandare nel mondo una immagine così negativa”, ha twittato Beroš.

La Protezione civile zaratina: «Cameriera esentata dall’obbligo della mascherina»

Ma l’episodio non si è fermato qui. Non si sa se sia stato proprio il ministro o qualcun’altro a inviare nel bar l’ispettore della Protezione civile di Zara. “La cameriera che ha servito il ministro è esentata dall’obbligo di indossare la mascherina, perché dispone del certificato medico in questo senso”, ha dichiarato Mate Lukić, il quale ha poi aggiunto che all’arrivo dell’ispezione tutto il personale del locale rispettava le misure epidemiologiche”.
Ma questa notizia non ha fatto troppo contenti gli epidemiologi. Marija Bubaš, vicedirettore dell’Istituto nazionale per la salute pubblica (Hzjz), ha dichiarato che “le persone che non possono indossare la mascherina per vari motivi di salute, non dovrebbero lavorare a stretto contatto con la gente”.

Beroš e il conto? «Denuncerò chi afferma che non ho pagato i caffè»

Ma l’accaduto nel bar che si trova nel pieno centro di Zara, ha avuto anche un’appendice. Secondo alcuni testimoni, ma anche a detta del capo della Protezione civile, il ministro non avrebbe pagato tutto il conto per i due caffè. Beroš ha precisato che il conto ammontava a 22 kune e che al momento di lasciare il bar ha estratto una banconota da 20 kune e che sua moglie ha aggiunto le 2 kune mancanti. “E denuncerò tutti coloro che affermano il contrario”. Mate Lukić ha dichiarato che durante l’ispezione i camerieri hanno detto che il ministro avrebbe pagato soltanto 20 kune e “io per porre fine a tutto questo spiacevole episodio, ho aggiunto di tasca propria le 2 kune mancati e ho anche lasciato un po’ di mancia”… Infine, il proprietario del bar ha oggi, lunedì 14 giugno, confermato che Beroš non è rimasto debitore per i due caffè, difendendo poi la cameriera che non ha voluto indossare la mascherina. “La ragazza è giovane e non ha riconosciuto il ministro della Salute”. Parlando del rispetto delle misure epidemiologiche, il proprietario ha spiegato che “nella maggior parte dei casi tutti i camerieri indossano le mascherine, ma bisogna ammettere che i cittadini in generale si sono un po’ rilassati e ieri era anche una giornata molto afosa…”.

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