La tragedia avvenuta nelle acque delle Porte di Spalato, tra le isole di Solta (Šolta) e Brazza (Brač), dove quattro cittadini cechi hanno perso la vita nello scontro tra un catamarano e una barca a vela, riaccende il dibattito sulla sicurezza della navigazione in Adriatico.
A lanciare un forte segnale d’allarme ai microfoni di Hrt, sono due comandanti con decenni di esperienza alle spalle, Grgo Dujmović e Vlado Dužman, secondo i quali il mare croato sta diventando sempre più difficile da gestire a causa dell’aumento del traffico nautico, della presenza di skipper poco esperti e di un sistema che necessita di nuove regole.
«Osservazione, prima regola della sicurezza»
Dujmović, che da oltre trent’anni lavora sulle navi, ha ricordato come la vigilanza costante rappresenti il principio fondamentale della navigazione.
Il comandante ha spiegato che nei passaggi più delicati, come il Canale di Spalato, sulle navi commerciali operano contemporaneamente più persone sul ponte di comando, oltre ad altri membri dell’equipaggio pronti a intervenire in caso di emergenza. “È la vecchia scuola della navigazione, ma è ancora la più sicura”, ha sottolineato.
Turismo nautico in crescita e sempre più inesperti al timone
Secondo Dužman, il problema principale è rappresentato dall’enorme aumento del traffico marittimo durante la stagione estiva. Nelle prossime settimane l’Adriatico si riempirà di migliaia di barche a vela, molte delle quali affidate a turisti con un’esperienza limitata. Una situazione che rende la navigazione particolarmente stressante per i professionisti del mare.
Il comandante ha criticato anche alcuni comportamenti diffusi tra i diportisti, convinti che la semplice presenza delle vele garantisca automaticamente il diritto di precedenza in qualsiasi circostanza. Una convinzione che, secondo lui, contribuisce ad aumentare il rischio di incidenti.
Il problema del pilota automatico
Dujmović ha raccontato un episodio avvenuto pochi giorni fa per spiegare le difficoltà che i professionisti affrontano quotidianamente. Durante una traversata si è imbattuto in una barca a vela che procedeva in modalità automatica, senza nessuno al timone e senza alcuna sorveglianza. Solo dopo ripetuti segnali acustici qualcuno è uscito dalla cabina modificando la rotta dell’imbarcazione. “Molte persone inseriscono il pilota automatico e si disinteressano completamente della navigazione”, ha spiegato.
Dužman ha definito l’attuale situazione dell’Adriatico un “caos perfettamente organizzato”. Il comandante ritiene che sia ormai troppo semplice noleggiare un’imbarcazione senza possedere una preparazione adeguata per affrontare aree di navigazione particolarmente trafficate. Il risultato è un traffico marittimo sempre più imprevedibile, nel quale convivono grandi catamarani di linea, traghetti, barche a vela, motoscafi e jet ski.
La proposta: più tecnologia
Per il futuro i due comandanti chiedono una revisione del sistema di sicurezza. Tra le proposte c’è una maggiore diffusione dei sistemi AIS, gli strumenti elettronici che permettono alle imbarcazioni di identificarsi reciprocamente e segnalare eventuali situazioni di rischio.
Secondo Dužman, si potrebbe arrivare anche a utilizzare maggiormente l’intelligenza artificiale per prevenire le collisioni.
«La sicurezza deve venire prima degli orari»
Un altro tema affrontato riguarda la velocità dei catamarani di linea. Dujmović ha ricordato che i tempi di percorrenza sono spesso stabiliti dai bandi di gara per le concessioni, ma ha avvertito che il rispetto degli orari non può diventare una priorità superiore alla sicurezza. “Arrivare cinque minuti dopo è molto meglio che mettere a rischio delle vite umane”, ha spiegato.
Per il comandante, l’esperienza insegna che talvolta la soluzione più sicura è la più semplice: rallentare, fermarsi e lasciare passare le altre imbarcazioni. “Il mare non è una pista da corsa”, ha concluso.
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