BRUXELLES | L’accesso ai social network dovrebbe essere vietato ai bambini sotto i 13 anni, salvo che avvenga sotto la supervisione dei genitori o per finalità educative. È questa la principale raccomandazione contenuta nel rapporto presentato lunedì a Bruxelles da un gruppo di esperti incaricato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell’ambito della riflessione sulle nuove misure per rafforzare la tutela dei minori online.
L’iniziativa si inserisce in un dibattito sempre più acceso a livello internazionale sul rapporto tra adolescenti e piattaforme digitali, alimentato anche dalla decisione dell’Australia di vietare, dalla fine del 2025, l’utilizzo dei social network ai minori di 16 anni.
Le raccomandazioni degli esperti
Secondo il panel, i bambini al di sotto dei due anni non dovrebbero utilizzare in alcun modo i social network. Per i minori fino ai 13 anni, invece, l’accesso dovrebbe essere consentito esclusivamente in presenza di un controllo diretto dei genitori oppure per attività connesse all’istruzione.
Solo a partire dai 13 anni gli adolescenti dovrebbero ottenere un accesso graduale e sempre più autonomo alle piattaforme, purché adeguate alla loro fascia d’età. A spiegarlo è Joerg Fegert, coautore del rapporto e direttore medico del Dipartimento di Psichiatria infantile e dell’adolescenza dell’Ospedale universitario di Ulm, secondo il quale è necessario accompagnare i ragazzi verso un utilizzo responsabile degli strumenti digitali.
Verso una normativa europea
Diversi Paesi membri, tra cui Spagna, Grecia, Germania e Austria, stanno valutando l’introduzione di limiti di età obbligatori per l’accesso ai social network. Tuttavia, qualsiasi intervento sulle grandi piattaforme digitali, come TikTok, Instagram o Snapchat, dovrà necessariamente confrontarsi con il quadro normativo europeo.
La competenza in materia spetta infatti alla Commissione europea, responsabile dell’applicazione delle regole previste per le grandi piattaforme online, mentre le legislazioni nazionali dovranno essere compatibili con il diritto dell’Unione.
Il rapporto suggerisce inoltre di lasciare ai singoli Stati membri la possibilità di fissare soglie anagrafiche anche più restrittive rispetto a quella eventualmente adottata a livello europeo.
Von der Leyen: «Serve un approccio graduale»
Negli ultimi mesi Ursula von der Leyen ha più volte espresso preoccupazione per gli effetti che i social network possono avere sulla salute mentale e sullo sviluppo dei più giovani, indicando l’esperienza australiana come un possibile modello da valutare anche in Europa.
La presidente della Commissione ha ribadito lunedì la necessità di adottare un sistema differenziato in base alle diverse fasce d’età e ha annunciato che Bruxelles presenterà, dopo l’estate, una proposta legislativa dedicata alla protezione dei minori nello spazio digitale.
Le regole esistono, ma servono controlli più efficaci
L’Unione europea dispone già di strumenti normativi per tutelare i minori online. Il Digital Services Act (DSA) impone infatti alle grandi piattaforme digitali l’obbligo di adottare misure specifiche per garantire la sicurezza degli utenti più giovani.
Molti social network prevedono già un’età minima di 13 anni per l’iscrizione, in linea con la normativa europea sulla protezione dei dati personali. Tuttavia, secondo gli esperti, tali regole vengono spesso applicate in modo insufficiente e necessitano di controlli più rigorosi.
Non a caso, la scorsa settimana la Commissione europea ha contestato a Meta, proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, una presunta violazione del Digital Services Act. Secondo Bruxelles, alcuni elementi del design delle piattaforme favorirebbero meccanismi di dipendenza digitale, con possibili effetti dannosi sugli utenti e, in particolare, sui minori.
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