«L’UDBA ne ha uccisi pochi». Scoppia la polemica

Tweet poco felice del presidente del Partito dei contadini, Krešo Beljak, che poi si scusa

Krešo Beljak, leader dei Contadini croati. Foto Igor Soban/PIXSELL

“L’UDBA ha ucciso oltre 100 persone? Evidentemente pochi”. Un tweet quello Krešo Beljak, presidente del Partito dei contadini (HSS), che ha scatenato la polemica.
Tutto è iniziato con un altro cinguettio di Katie Pavlich, un’editorialista americana di origini croate, la quale ha ribadito che la sua famiglia nell’ex Jugoslavia “doveva annotare tutti coloro che entravano nella nostra casa, compresi gli altri familiari, in modo che le autorità di allora potesse effettuare i controlli”. Questo tweet è stato postato sette anni fa, però appena ora un utente del social dell’uccellino blu ha commentato, scrivendo che “anche la mia famiglia era nel mirino dell’UDBA nonostante vivesse a New York”. Nel suo tweet, questo utente ha precisato che “i nostalgici di quei tempi non riescono a capire che dal 1945 al 1990 i servizi segreti dell’ex RSFJ erano attivi in ogni comunità croata presente negli Stati Uniti, in Germania, Canada e Australia”.
Mel corso del weekend è arrivata la reazione di Beljak: “Oltre 100? Evidentemente pochi. Abbiamo visto chi combinava guai e chi ha causato le guerre dal ’91 al ’99. Sì, i fascisti nell’ex Jugoslavia e in altri Paesi, che sfortunatamente sono riusciti a sfuggire all’UDBA”, ha twittato il leader dei Contadini.
Nella discussione ha partecipato anche Marko Sladojev, deputato eletto tra le file del Most. “La dichiarazione di Beljak è in contrasto con le risoluzioni europee che condannano i regimi totalitari e autoritari, ma anche con la Dichiarazione sulle Guerra patriottica, che riconosce le cause del conflitto nell’aggressione serba e non nei fascisti di tutti i Paesi dell’ex Jugoslavia che la UDBA non è riuscita ad eliminare”, ha sottolineato Sladojev in un post su Facebook. “È triste notare che Beljak è il presidente di un partito che durante il regime comunista è stato messo alla gogna. L’HSS è stato uno schieramento che si è sempre professato contrario a ogni forma di totalitarismo, ed è per questo che è stato distrutto sia dal comunismo che dal fascismo”. Perciò – ha concluso Sladojev –, Beljak “deve dimettersi o scusarsi con tutte le vittime dei regimi totalitari. Un’altra opzione non esiste”.
Le scuse
Nella mattinata di oggi, lunedì 13 gennaio, Beljak ha pubblicato un post in cui si scusa per la poco felice uscita. “Il tweet in questione era parte di una discussione più ampia, piena di insulti e menzogne. Mi dispiace che dalle mie parole si sia potuto evincere che sono una persona che sostiene gli omicidi a sfondo politico. Ciò, naturalmente, non è vero. Mi dispiace se ho offeso qualcuno. Ho sbagliato”, conclude il tweet del leader del Partito dei contadini (HSS).

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