L’orgoglio della vittoria e lo sguardo al domani

A Knin la solenne celebrazione del 31º anniversario dell’Operazione Tempesta: il ricordo dei caduti e l’appello per i dispersi. Presenti i vertici dello Stato

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L’orgoglio della vittoria e lo sguardo al domani
Foto: Igor Soban/PIXSELL

Sotto il sole cocente d’agosto che scalda le pietre millenarie della fortezza di Knin (Tenin), la Croazia si è fermata per celebrare una delle ricorrenze più importanti della sua storia recente. Tra squilli di tromba, il rombo dei Rafale e il commosso ricordo di chi non c’è più, la città ha ospitato le celebrazioni centrali della Giornata della vittoria e del ringraziamento patriottico, della Giornata dei difensori croati e del 31° anniversario dell’Operazione Tempesta che, nell’agosto del 1995, vide impegnati quasi 200.000 tra soldati e agenti di polizia, capaci di liberare in sole 85 ore oltre 11.000 chilometri quadrati di territorio occupato, ponendo fine all’esistenza della sedicente “Repubblica serba della Krajina”.

Il momento più carico di pathos si è consumato sulla rocca di Knin, dove il tricolore croato è stato sollevato al cielo da dodici rappresentanti dei difensori e delle vittime della Guerra patriottica, scortati dal picchetto d’onore del Ministero degli Interni e dalla brigata di rappresentanza delle Forze Armate. Nel piazzale sottostante, 245 cadetti dell’Esercito e dell’Accademia di Polizia sono rimasti schierati in perfetto silenzio in memoria dei caduti e dei dispersi.

Particolarmente toccante è stata la lettura della cronistoria dell’operazione e dei nomi dei 244 difensori caduti o ancora dispersi (il bilancio complessivo parla di 243 morti, 1.430 feriti e due dispersi). A scandire quei nomi sono stati Krešimir Šimić e Pere Eranović, entrambi figli di soldati caduti al fronte: per ogni nome risuonato dallo stadio, un cadetto è uscito dal quadrato sulla fortezza, simboleggiando un abbraccio ideale tra le generazioni.

Tra spesa militare e memoria
Le celebrazioni hanno visto la partecipazione dei vertici dello Stato. In prima fila, posizionato tra il premier Andrej Plenković e il presidente della Repubblica Zoran Milanović, sedeva Robert Puja, presidente dell’Associazione dei veterani della 7ª Brigata d’assalto “Pume”, pluridecorato ed ex combattente ferito durante la Guerra patriottica.
Puja, nel rivolgersi agli astanti, ha dichiarato che l’Operazione Tempesta è stata la risposta a anni di occupazione dei territori croati, l’azione con cui è stato sconfitto l’aggressore serbo e il simbolo della vittoria croata.

Puja ha messo in guardia contro i tentativi di falsificare la verità e di equiparare le responsabilità, sottolineando come sia ben noto chi fosse l’aggressore e chi stesse invece difendendo la propria casa e la propria patria. Ha ribadito che la Guerra patriottica è stata un conflitto giusto, difensivo e di liberazione, la cui verità deve essere trasmessa alle giovani generazioni.

I reduci, ha affermato, sono orgogliosi di aver contribuito alla nascita di una Croazia libera e indipendente e desiderano che il loro ruolo venga valorizzato esclusivamente attraverso la verità storica sulla guerra.

Infine, ha indicato nella sorte dei dispersi la ferita più dolorosa e ancora aperta, rivolgendo un appello a chiunque sia in grado di fornire informazioni utili affinché aiuti a ritrovarli.
Nel suo discorso, il capo dello Stato Zoran Milanović ha sottolineato il legame indissolubile con i croati della Bosnia ed Erzegovina, ricordando come l’accordo di pace di Dayton sia stato reso possibile proprio dall’intervento dell’Esercito croato. Milanović non ha lesinato stoccate alla vicina Serbia, definita “lo sponsor della ribellione nata a Belgrado e non a Knin”, per poi lanciare un monito sulla corsa al riarmo e sulla spesa militare: “Oggi destiniamo il 2% del PIL alla difesa, ed è sufficiente. Portarlo al 5% significherebbe togliere risorse a scuole e asili per acquistare armi tedesche, francesi o americane. Dobbiamo chiederci se questo sia davvero nell’interesse del Paese”.

Di tutt’altro tono l’intervento del premier Andrej Plenković, che ha annunciato un importante pacchetto di misure economiche per la categoria dei difensori. Con le imminenti modifiche legislative, il Governo introdurrà un assegno integrativo sulla pensione per circa 200.000 difensori, proporzionale ai mesi di servizio al fronte, stanziando 100 milioni di euro all’anno. Rispondendo alle tensioni internazionali e alle critiche esterne, Plenković ha ribadito: “Non gareggiamo con nessuno nel riarmo e non minacciamo nessuno, ma non abbiamo paura di nessuno. Se vogliamo la pace, dobbiamo essere capaci di difenderla”. Il premier ha anche ricordato l’impegno per le vittime civili e il lavoro ancora in corso per identificare i 1.725 dispersi che mancano all’appello.

Demografia e sicurezza
Durante la cerimonia a Knin, il presidente del Sabor (il Parlamento croato, nda), Gordan Jandroković, ha sottolineato come l’Operazione Tempesta sia stata un’azione di liberazione indiscutibilmente giusta e legittima, il colpo decisivo con cui soldati e agenti di polizia croati hanno spezzato l’aggressione serba, liberando la maggior parte del territorio croato temporaneamente occupato e spalancando la strada alla conclusione della Guerra patriottica.

“Non c’è revisionismo in grado di contestare questo dato storico, per quanto alcuni si sforzino di farlo, sia nei Paesi vicini sia, purtroppo, nella stessa Croazia. Nel ricordare oggi questa vittoria senza eguali, confermiamo al contempo la nostra dedizione ai valori che il popolo croato ha difeso nella Guerra patriottica: la libertà, la pace, il patriottismo e il pluralismo politico, a lungo soffocati nel corso di decenni di totalitarismo”, ha dichiarato.
Alla vigilia delle celebrazioni il ministro della Difesa Ivan Anušić e il ministro degli Esteri Gordan Grlić Radman hanno tracciato il bilancio di una Croazia ormai pienamente integrata nell’Unione Europea e nella NATO, pronta all’ingresso nell’OCSE.
Un accento particolare è stato posto dal ministro per la Demografia, Ivan Šipić, che ha individuato nella vera “sfida del futuro” la necessità di invertire il trend demografico: “Oggi festeggiamo la libertà, ma la nostra nuova battaglia è aumentare le nascite e favorire il rientro dei croati dall’estero”.

Grmoja sulle dichiarazioni di Vučić
Presente alle celebrazioni di Knin, anche il presidente del partito Most, Nikola Grmoja, ha voluto mandare un messaggio chiaro: la Croazia non dimenticherà mai il sacrificio dei difensori che hanno reso possibili la libertà, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Paese. Allo stesso tempo, Grmoja ha sottolineato come spetti ora alle nuove generazioni portarne avanti l’eredità, “lottando per una Croazia più giusta, in cui tutti abbiano le medesime opportunità”.

Il leader di Most ha poi respinto con fermezza le recenti dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić — che aveva definito l’Operazione Tempesta un vero e proprio crimine, assicurando che non permetterà nuove persecuzioni del popolo serbo. “Le parole che arrivano dalla Serbia non mi interessano minimamente”, ha risposto Grmoja, aggiungendo che la Croazia continuerà a festeggiare l’Operazione Tempesta con forza ancora maggiore.
Tra le acrobazie nei cieli dei caccia Rafale e dei cinque aerei della Pattuglia acrobatica dell’Aeronautica militare croata soprannominata “Krila Oluje” (Ali della Tempesta) e il caloroso abbraccio della folla ai partecipanti, le celebrazioni di Knin hanno riaffermato l’importanza dell’Operazione Tempesta come pietra angolare della Croazia moderna: una giornata di orgoglio e memoria che guarda, pur tra mille contraddizioni e sfide economiche, alla stabilità del futuro.

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