L’Agenzia croata per il risanamento e la vendita delle imprese pubbliche (CERP), ha pubblicato un bando per la raccolta di offerte vincolanti per l’acquisto di tre quote societarie della “3. maj Rijeka 1905 d.o.o.”, controllata al 100% dalla Repubblica di Croazia. La base d’asta è fissata a 6,6 milioni di euro, con l’obbligo di mantenere l’attività cantieristica.
Secondo il bando, il valore nominale complessivo delle tre quote – che rappresentano l’intero capitale sociale – è di circa 10,3 milioni di euro, mentre il prezzo di partenza per la cessione è leggermente superiore a 6,6 milioni. Oltre al pagamento del prezzo, l’acquirente dovrà impegnarsi a mantenere la costruzione navale sull’intera area portuale oggetto della concessione.
Potranno presentare offerta soltanto i soggetti che avranno acquistato la documentazione di gara nel periodo di raccolta delle offerte. A ogni offerta vincolante dovrà essere allegata una garanzia di 66.650 euro. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è fissato al 17 novembre, alle ore 12.
La società “3. maj Rijeka 1905” è stata costituita per proseguire l’attività di costruzione navale del cantiere “3. maj” secondo il piano di ristrutturazione, così da separare la continuità produttiva dagli oneri finanziari accumulati in passato. La nuova azienda è stata ricapitalizzata con gli asset operativi, ha mantenuto la sede storica e ha già stipulato nuovi contratti, mentre la “vecchia” 3. maj ha concluso gli ordini pregressi e ha avviato la procedura di fallimento, aperta lo scorso maggio presso il Tribunale commerciale di Fiume.
Il Governo croato, nel dicembre 2024, aveva deciso di compensare parte dei crediti dello Stato verso il cantiere trasferendo alla Repubblica di Croazia le quote di “3. maj Rijeka 1905” e la relativa concessione.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.











































