L’Italia invia i Caschi blu per la cultura nelle zone terremotate

La Chiesa di San Nicola e San Vito a Sisak distrutta dalla scossa del 29 dicembre. Foto Marko Prpic/PIXSELL

L’Italia ha purtroppo una grande esperienza in materia di terremoti. Negli ultimi 50 anni, decine di eventi sismici hanno colpito il Paese, a volte con effetti particolarmente devastanti: da quello in Friuli nel 1976 a quello in Irpinia nel 1980, fino ai più recenti all’Aquila (2009) e ad Amatrice (2016) in centro Italia.
È a causa di questa conoscenza di prima mano del dramma del terremoto e delle sue conseguenze che il governo italiano ha reagito subito, dopo il sisma che ha colpito Petrinja e la contea di Sisak e della Moslavina il 29 dicembre, offrendo il suo supporto e la sua solidarietà alla Croazia. Ai messaggi di sostegno espressi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e da altre figure istituzionali di primo piano, hanno fatto seguito le iniziative concrete.
La Protezione civile italiana ha portato in Croazia un totale di 100 tende pneumatiche da 8 persone, che potranno essere utilizzate per accogliere gli sfollati nel periodo immediatamente successivo al sisma. Inoltre, nell’ottica più a lungo termine della messa in sicurezza degli edifici e della ricostruzione, dall’Italia arriverà questa domenica un contingente di Caschi blu per la cultura, con lo scopo di mettere in sicurezza, portare in salvo ed eventualmente restaurare il patrimonio artistico dell’area colpita dal sisma.
Si tratta di una task force istituita dall’Unesco nel 2015, in risposta alle distruzioni perpetrate da Daesh nella cosiddetta “culla della civiltà” in Mesopotamia, da Mosul a Palmira. Il primo gruppo di intervento è stato formato nel 2016, con una convenzione tra l’Unesco e il governo italiano, che ha messo a frutto l’esperienza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, noto a livello mondiale come uno dei migliori comandi militari per la protezione delle opere d’arte e dei reperti archeologici.
Infine, sempre in sostegno alla Croazia, l’Ambasciata di Italia a Zagabria – il cui edificio è stato chiuso proprio a causa dei danni causati dal terremoto – ha lanciato una raccolta fondi che contribuirà ad aiutare le istituzioni croate nell sforzo della ricostruzione. “Ci sentiamo vicini perché lo siamo storicamente e grazie a tanti progetti comuni che attraversano l’Adriatico. Ma anche perché l’Italia ha memorie recenti e recentissime delle catastrofi sismiche e vogliamo condividere le nostre esperienze con gli amici croati”, ha dichiarato l’ambasciatore d’Italia a Zagabria Pierfrancesco Sacco.
“Il Comitato dei Ministri di fine novembre a Zagabria è stato una specie di Consiglio dei Ministri congiunto su tante materie, mentre la Trilaterale di Trieste dei Ministri degli Esteri, di pochi giorni fa, ha dato nuovo impulso a politiche condivise per l’Alto Adriatico nel segno della sostenibilità. Tutto questo significa che anche i governi adesso hanno cambiato marcia”, ha concluso l’ambasciatore.

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