Come ci si sente dall’altra parte della barricata? È più confortevole trovarsi a operare dai banchi dell’opposizione? Iva Rinčić si è insediata all’inizio del giugno scorso, eletta sindaca dopo il turno di ballottaggio in cui ha superato nettamente Marko Filipović, che aveva ricoperto il ruolo di primo cittadino nei quattro anni precedenti. È il primo sindaco donna dopo cinquant’anni. Per certi versi, possiamo parlare di un evento storico, in quanto, dall’indipendenza della Croazia, cioè per oltre trent’anni, si sono avvicendati sindaci appartenenti alla stessa formazione politica.
Iva Rinčić si è imbarcata in politica nel 2021, assieme all’allora candidato sindaco Davor Štimac, che nel frattempo è uscito di scena, da quella politica, per intenderci. Dall’opposizione, Rinčić ha criticato per quattro anni l’operato di Filipović. “È un’esperienza nuova e allo stesso tempo un modo diverso di vedere le cose, di affrontare i problemi e le sfide. Ci sono arrivata con una visione, con delle aspettative, confrontandomi con il funzionamento dell’amministrazione cittadina. Ciò che abbiamo notato è uno scarso livello di comunicazione tra i dipartimenti, ma abbiamo scoperto presto che i problemi maggiori li troviamo in seno alle municipalizzate. Sono questioni chiave, quelle che i cittadini sono costretti a subire. Il nostro compito è di sistemare le cose a lungo termine”.
Ordine negli affari comunali
Nel frattempo sono stati rimossi due direttori, mentre uno si è dimesso spontaneamente. Ci riferiamo ad “Autotrolej”, “Rijeka plus” e “ViK”. In campagna elettorale, la questione della nettezza urbana è stata uno dei cavalli di battaglia di Iva Rinčić e della coalizione che l’ha sostenuta. Il direttore di “Čistoća” è sempre al suo posto. Sappiamo che l’azienda ha accumulato debiti e che i servizi lasciano a desiderare. L’ultimo “caso”, in ordine di tempo, è stato causato dal maltempo, dalla pioggia torrenziale che da Podmurvice ha portato a valle grandi quantità di pietre e terra da uno dei cantieri non adeguatamente protetti. Si tratta di uno dei tanti cantieri del progetto di miglioramento del sistema di forniture idriche e smaltimento delle acque reflue, finanziato per l’80% dai fondi dell’Unione europea nell’ambito dell’Agglomerazione di Fiume.
Come siamo messi? “Siamo ancora entro i tempi stabiliti dai contratti. Al momento non abbiamo potere d’intervento, però possiamo aspettarci che, alla fine, ci saranno dei ritardi rispetto alle tempistiche definite. Soltanto allora potremo prendere delle decisioni. I cittadini, in alcune zone della città, stanno perdendo la pazienza: da Pehlin, Tersatto, Hosti… Il malcontento si manifesta tutti i giorni. La ViK è l’investitore, mentre ci sono diversi esecutori. Per noi non c’è spazio di manovra. Abbiamo rimosso e sostituito provvisoriamente i direttori di Autotrolej e Rijeka plus. Sono convinta che sia stata una buona decisione, prendendo in considerazione i problemi nei trasporti pubblici nel primo caso e quelli di comunicazione nel secondo, con la dirigenza in netta contrapposizione nei confronti dei sindacati. Soltanto all’Energo, tra le municipalizzate, abbiamo trovato una situazione chiara. Entro la fine dell’anno verranno banditi i concorsi per i futuri direttori. Abbiamo deciso, attraverso una gara pubblica, di ottenere un’analisi dei rapporti tra le municipalizzate. Tra i problemi riscontrati c’è una serie di rapporti tra le aziende che non sono regolati da contratti, a partire dalla manutenzione dei parchi macchine”.

Per dirigere “Čistoća” sembra che non si faccia la coda. “In un certo senso, possiamo prenderla così. Non abbiamo alcun motivo per proteggere nessuno. All’inizio del mandato – spiega la sindaca – abbiamo cercato di far capire cosa ci si aspetti in futuro, cioè un livello decisamente migliore nella qualità dei servizi. Con il lavoro svolto da Čistoća non possiamo essere soddisfatti. Non c’è ancora una soluzione per la dirigenza, ma la troveremo”.
Dipartimenti da rifare
“Dobbiamo rendere i servizi più accessibili, a prescindere dall’assetto organizzativo interno. Due anni fa il numero di dipartimenti è stato ridotto da 15 a 10, una decisione che, a prima vista, era intesa per risparmiare e razionalizzare, ma che in effetti ha causato diversi problemi. Uno di questi è l’accumulo in un dipartimento di settori come giovani, sport, cultura, istruzione ed educazione. Anche in virtù dell’eredità di Fiume – Capitale europea della Cultura 2020, si sarebbe dovuto prestare maggiore attenzione a questo segmento”, commenta la sindaca Rinčić, che aveva espresso dei dubbi quando la proposta degli accorpamenti venne sottoposta al Consiglio cittadino per l’approvazione.
Teatro Fenice da salvare

La Città ha affidato la gestione del Teatro Fenice a sé stessa, dopo anni in cui la struttura, patrimonio storico e culturale protetto è stata trascurata. Per arrestarne il deperimento, la Città vi investirà risorse che poi entreranno nel calcolo del valore dell’immobile, al momento parte della massa fallimentare affidata a un curatore. Il Teatro Fenice è uno dei simboli delle privatizzazioni in Croazia, spesso considerate esempi negativi. In questo caso l’imprenditore Mirko Pavičić divenne proprietario di un bene culturale di prim’ordine senza prendersene cura. Non sarebbe il caso di chiedergli di rinunciarvi senza alcuna richiesta economica? “Devo essere sincera – ammette la sindaca – che non sono a conoscenza di tutto ciò che è stato fatto. I nostri pensieri sono rivolti al futuro. I cittadini ci tengono al Teatro Fenice ed è necessario trovare un modello per gestirlo e rimetterlo in funzione. In passato la stessa Città ne ipotizzava l’acquisto”.
Il valore stimato oggi è inferiore al milione di euro, ma per la ristrutturazione ne serviranno molti altri. Per ottenere finanziamenti dai fondi dell’Ue, una delle condizioni è che l’ente locale, regionale o statale ne sia proprietario. “Per prima cosa dobbiamo avere idee chiare sull’utilizzo della struttura. In passato anche la Regione, con l’ex presidente Zlatko Komadina, aveva ipotizzato la partecipazione alle spese per l’acquisto dell’immobile. Prima di tutto, però, pensiamo a salvare lo stabile e l’incolumità dei cittadini. Vi sono anche inquilini e tante altre questioni da risolvere”.
La questione di Palazzo Modello

Nel dicembre del 2023 è stata inaugurata la nuova sede della Biblioteca civica nel Quartiere artistico “Benčić”, mentre diversi mesi prima era stata chiusa quella al pianoterra di Palazzo Modello. Anche se il trasferimento era stato pianificato anni prima, nemmeno oggi vi è un’idea chiara sull’utilizzo di questi preziosi spazi, nel cuore della città e in un edificio prestigioso. Chiediamo alla sindaca se sia previsto un coinvolgimento delle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana in questo senso. “Non ci sono pervenute proposte concrete. In ogni caso, va considerata la CNI e la sua presenza storica. Quando gli spazi vennero svuotati, avviammo una sorta di sondaggio raccogliendo idee e proposte dei cittadini. Ce ne sono state tante. Inoltre, Palazzo Modello potrebbe entrare a far parte di un’ampia zona pedonale, ottenibile con la chiusura al traffico di via Matija Gubec”.
Cantrida tra interessi e nostalgia

Il progetto “Nuova Cantrida” è stato presentato circa due anni fa alla presenza delle autorità cittadine, regionali e statali, in un clima di entusiasmo incondizionato. Uno stadio avveniristico, grattacieli di 35 piani, albergo… una specie di “mini Dubai”. Si era trattato di un progetto preliminare commissionato dal presidente del Rijeka calcio, Damir Mišković, e realizzato dall’architetto Siniša Zdjelar. Per un tifoso del Rijeka è un sogno poter tornare a sostenere la squadra del cuore a Cantrida e, con questo elemento, forse, si è un po’ manipolato. A differenza dell’intervistatore, la sindaca non è “contaminata” da una fede calcistica. Che ne sarà?
“Non so se sia un vantaggio o uno svantaggio il non essere così coinvolta, però mi rendo conto che molti vivono questo tema in modo emotivo. Anche in campagna elettorale avevamo annunciato il nostro impegno per uno stadio nuovo a Cantrida. Ci sono stati incontri sia con la dirigenza del Rijeka sia con l’Iniziativa civica Cantrida, con punti di vista diametralmente opposti. Ciò che intendiamo fare è intraprendere l’unica via giusta, con l’inclusione dei cittadini nel dibattito, senza farsi travolgere dai sentimenti calcistici: uno stadio alle cui spese di costruzione parteciperebbero anche Regione e Stato. Allo stesso tempo, attraverso studi urbanistici, occorre capire quali contenuti possano essere inseriti in quest’area. Lo capiremo meglio quando avremo punti di riferimento sul modello di finanziamento. Si deve tenere conto dei sentimenti dei tifosi, delle esigenze dei residenti nella zona, delle sfide legate al traffico e di altri aspetti. La proposta di uno stadio nuovo ha un impatto mediatico notevole e scatena la fantasia, ma ci si deve approcciare con estrema cautela. C’è il rischio – precisa Rinčić – di produrre danni irreversibili. Il progetto preliminare viene percepito come unico modo per finanziare la costruzione dello stadio, edificando grattacieli residenziali”.
Sviluppo o progresso
Quello di Cantrida e del suo stadio è un esempio del contrasto tra due concetti: sviluppo e progresso. Lo sviluppo indica un aumento quantitativo o qualitativo di capacità, strutture o risorse, mentre il progresso implica un miglioramento morale, sociale o culturale complessivo, considerato positivo per la collettività. Fiume, imprigionata nei suoi 44 chilometri quadrati di territorio, ha pochissime risorse disponibili.
“Sono sociologa e uno dei miei temi preferiti è la sociologia del territorio, come esso viene modellato e come incide sulla gente. Per la nostra città è l’argomento chiave. Occorre tenere conto della posizione della città, di come viene gestita e di come limitare lo sfruttamento delle risorse”.
I nodi al pettine
“La situazione finanziaria ereditata, devo ammetterlo, è decisamente migliore rispetto a quattro anni fa, ma dobbiamo ancora analizzare a fondo certe uscite nei dipartimenti e alcune valutazioni”, conclude la sindaca, che fino alla fine dell’anno avrà delle “brutte gatte da pelare”. Sarà necessario mettere in atto l’inevitabile manovra di assestamento di Bilancio e quindi redigere la proposta del Bilancio di previsione per il 2026, un esame che metterà alla prova la solidità del sostegno che le è stato dato in occasione dell’insediamento del Consiglio cittadino, che al terzo tentativo ha eletto il presidente Robert Kurelić.

Foto: Roni Brmalj
Non ci siamo dimenticati della nave museo Galeb, dell’Exportdrvo, del Teatrino e di altri argomenti “rognosi” che tornano ciclicamente d’attualità. Abbiamo avuto modo di conoscere la sindaca un po’ meglio in questi quattro mesi, anche per alcune sue prese di posizione. Ha aderito, per esempio, al “Cammino per la libertà”, suscitando qualche malumore nelle file delle forze politiche più conservatrici, sostenendo in modo inequivocabile anche l’introduzione dell’educazione alla salute in tutte le scuole elementari fiumane, dopo un anno in via sperimentale in sei istituti scolastici. Di questo e altro… nelle prossime puntate. Per oltre trent’anni tutto sembrava predefinito, scontato, con una maggioranza mai venuta meno nei momenti cruciali.
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